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“INTELLIGENZA ed EMOZIONI” di Carmine Tedesco

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“INTELLIGENZA ed EMOZIONI” di Carmine Tedesco

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INTELLIGENZA ed EMOZIONI

di Carmine Tedesco

 Fino agli anni Ottanta del sec. XX, il successo e l’insuccesso, in tutti i campi della vita (scolastica, lavorativa, professionale, sociale, artistica, imprenditoriale, familiare, pubblica e, anche, privata), erano indissolubilmente legati al QI (Quoziente Intellettivo) dei singoli soggetti: più alto era il QI (la normalità ruotava intorno ai 90/120 punti) più certa era l’affermazione nella vita, sotto ogni aspetto.

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Nel 1995 arriva la scossa: lo psicologo-scrittore Daniel Goleman (Stokton, 1946) pubblica, a New York, con ‘Bantam books’, il libro ‘Emotional Intelligence’ (‘Intelligenza Emotiva’). Da quell’anno l’uomo cessò di essere solo QI e divenne QI+EI. Cioè: la misurazione dell’intelligenza continuava ad essere legata alla ‘quantità’ dell’intelligenza ma, contestualmente, interveniva la componente emotiva a riqualificarla. In altri termini: alla radice razionale delle azioni umane veniva correlata la forza della emotività; non più solo ragione ma ragione e cuore. Le conseguenze di questa integrazione non si fecero attendere: nel processo valutativo generale molte cose cambiarono e, nella pratica personale e sociale, mutarono gli atteggiamenti ed i comportamenti dei singoli soggetti: il mondo, i fatti, i valori assunsero un profilo diverso; divennero più compositi, maturi, umani. I campi che maggiormente beneficiano del nuovo corso sono numerosi; noi, sulla base delle novità introdotte dal Goleman, ne prendiamo in considerazione i cinque più importanti.

 1.     LA MOTIVAZIONE

Dinanzi alle difficoltà della vita (lavoro, fallimento, incomprensioni, dispute, prepotenze, etc.)  serve poco o nulla ricorrere agli arbitrati esterni, amichevoli o giudiziari. L’uscita dal vicolo buio in cui siamo caduti è in ciascuno di noi; fiducia in se stesso, autocontrollo, entusiasmo ottimismo sono gli ingredienti che veramente contano e rappacificano. Prendiamo l’esempio dei molti campioni dello sport: il successo non viene mai da solo, ma è il risultato di impegno, sacrifici, rinunce; anche se  ciò comporta, spesso, stanchezza e noia, ciascuno è consapevole che, per emergere, bisogna essere convinti che certe scelte vanno fatte non perché ce le impongono gli altri, ma perché le vogliamo noi, ne siamo convinti, ne riconosciamo le motivazioni personali, intime e costruttive.

downloadNella fattispecie, l’esempio che meglio illustra la forza del ‘possesso di sé’ è quello proposto dallo psicologo Martin Seligman dell’Università di Pennsylvania alla compagnia di Assicurazioni ‘MetLife’, impegnata nella selezione di personale idoneo nella vendita ‘porta a porta’. Egli consigliò alla Società non tanto di assumere i più bravi nelle prove attitudinali, ma con un alto quoziente di pessimismo, quanto coloro che avevano conseguito un alto punteggio nei test sull’ottimismo. Successivamente monitorati, il gruppo dei secondi, nelle vendite, aveva superato il gruppo dei primi di ben il 21%. Motivo? I pessimisti si scoraggiano presto dinanzi ad un insuccesso e quasi si convincono che quel lavoro non è adatto a loro; gli ottimisti, invece, trovano sempre una ragione per non arrendersi (“Forse ho sbagliato nell’approccio”, “Quel cliente era troppo scorbutico”, “La signora non doveva attraversare un periodo felice della vita”); cioè: evitano di autoincolparsi e individuano il negativo nella situazione contingente (“La prossima volta andrà meglio”). I pessimisti sono, allora, perdenti nati? Non è detto. Anche loro, con la pratica e la buona volontà, riusciranno a superare le esperienze negative, impegnandosi a riflettere con maggiore fiducia sulle proprie azioni e a guardare la situazione in termini meno autodistruttivi.

 2.     LA COSCIENZA

download-1 La coscienza è alla base dell’Intelligenza Emotiva. Qualsiasi emozione, in prima istanza, va conosciuta e decodificata con intelligenza e viceversa; nella misura in cui questa reciprocità è intima e rispettosa migliora l’esistenza di ciascuno. Il neurologo Antonio Damasio, nel libro ‘L’errore di Cartesio’, dimostra che la persona che ha consapevolezza delle proprie emozioni è padrone dei cosiddetti ‘marcatori somatici’, ovvero di quei sentimenti che arrivano alle viscere sconvolgendole, anche se in maniera inconscia. E’ il caso, ad esempio, di colui che è allergico ai rospi. Anche se i compagni, a più voci, lo rassicurano dicendo che non fanno niente o addirittura ne prendono uno con la paletta per farglielo vedere da vicino, egli scappa affannato o tenta di nascondersi dietro il vicino per sottrarsi alla vista dell’anfibio. Nonostante le iniziative di rassicurazione, il suo respiro diventa affannoso, il suo cuore accelera i battiti e sulla pelle compaiono chiari segni di sudorazione. Spiega il neurologo: se ciascuno di noi, con vari tentativi, teorici o discorsivi, visivi o di immagine, arriva a percepire una qualche consapevolezza emozionale di quello che sta osservando o di cui si sta discutendo, siamo sulla strada che porta alla padronanza di sé superando il cattivo umore di partenza.

 3.     L’UMORE.

Chi non ha vissuto momenti di buono o cattivo umore? Ebbene, considerato che l’umore è uno dei sentimenti che più influenza la formazione del carattere, diventa importante che ciascuno si sforzi di mantenere equilibrati i due poli. Sull’argomento, specifici ed efficaci consigli ritroviamo nei risultati dei sondaggi della psicologa Dianne Tice della ‘Case Western Riserve University’ (Cleveland, Ohio) che ha raccolto le risposte di oltre 400 soggetti alla domanda: “Quale tattica metti in atto per scacciare il cattivo umore?”. Dalle risposte risulta chiaramente che la causa prima del malumore è la rabbia, il sentimento che, più di ogni altro, non fa ragionare. La Tice lo esemplifica con una esperienza ricorrente: all’automobilista che, al semaforo, viene sorpassato a velocità folle da chi stava dietro di lui, viene spontaneo l’impulso di alterarsi lanciando frasi offensive (“Incosciente! Potevi procurare un incidente. Ora ti faccio vedere io!”) e, preso dall’ira, si mette a rincorrere il trasgressore diventando a sua volta un conducente pericoloso. Questa reazione va assolutamente evitata. La cosa più importante è sforzarsi di fare sbollire la rabbia pensando a motivazioni alternative soffici. Nel caso del nostro esempio: “Forse aveva una faccenda urgente da sbrigare”. Secondo la Tice, è questa la misura più appropriata per evitare, a propria volta, di farsi comandare dall’ira velenosa.

Daniel Goleman
Daniel Goleman

Nelle altre occasioni di arrabbiatura, che non mancano mai, varie sono le iniziative per disintossicarsi. Così, dopo un battibecco in famiglia, una lite col vicino di casa, uno scontro sul posto di lavoro, etc., farsi una passeggiata o una corsetta solitaria hanno il potere di raffreddare l’ira in quanto la concentrazione intima sull’accaduto induce a riconsiderare la causa della rabbia; anche la lettura di un libro interessante o di un fumetto di Topolino o la visione di un filmato spassoso o una pedalata in bicicletta o una serie di esercizi di respirazione profonda possono allontanare l’ansia e la depressione. Due cose, fortemente, bisogna comunque evitare: rinchiudersi in una stanza a rimuginare sull’accaduto, entrare in un bar e bere due whisky. In ultimo, ma non ultimo, esiti rasserenanti possono venire anche dalla preghiera, indipendentemente dalla religione praticata.

 4.     L’IMPULSO

Di rado l’impulso, ovvero quel moto viscerale che ci spinge a fare delle cose senza rendercene conto, può portare dei vantaggi (vedi il caso in cui la risposta è impellente e non c’è tempo per riflettere o a seguito del classico ‘colpo di fulmine’ amoroso); ben più ricorrenti, però, sono i casi in cui esso ci trascina nell’impensabile, nell’irrazionale, nella vergogna. Ecco, allora, la necessità di emotivamente autoregolarsi concedendosi quegli attimi necessari per inquadrare il problema e focalizzare l’obiettivo da raggiungere.

Walter Mischel
Walter Mischel

 Negli anni Sessanta, lo psicologo Walter Mischel della Stanford University (California), per convalidare questa scelta attendista, porse ai bambini di una Scuola dell’infanzia il seguente dilemma: “A tutti viene offerta una caramella, ma a chi avrà la pazienza di attendere il ritorno del docente, allontanatosi per una incombenza urgente da sbrigare, verrà data una seconda caramella”. La tentazione era forte, tuttavia la maggioranza dei bambini afferrò la caramella e subito la divorò. Gli altri, pur tentati, ebbero la forza di resistere ingannando il tempo dell’attesa distogliendo lo sguardo dall’oggetto del desiderio, coprendosi gli occhi con le mani, appoggiando la testa sul banchetto facendo finta di dormire, parlando e scherzando tra di loro, ripetendo lentamente la numerazione, etc.. Ovviamente, i 10/15 minuti di attesa furono pesanti per tutti, interminabili; alla fine, però, oltre alle due caramelle, ciascuno poté vantarsi di avere raggiunto l’obiettivo. Riflessi: i bambini che avevano mangiato la caramella subito, nell’adolescenza, si rivelarono vuoti, indecisi e deboli nelle aspirazioni; gli altri, invece, dimostrarono sicurezza, consapevoli e capaci nell’affrontare le frustrazioni della vita. Morale: è senz’altro difficile sfuggire alle tentazioni, ma con mirate esercitazioni, tese a volgere lo sguardo ai vantaggi futuri e al raggiungimento di obiettivi maggiormente gratificanti, l’impulso può essere educato.

 5.     LA CONVIVENZA

Convivere è sempre stato un paradigma sociale necessario. La semplice convivenza, però, non è sufficiente; è imperativo sapere vivere in pace, in armonia, nel rispetto reciproco. Cosa sicuramente, oggi in ispecie, non facile ma che pure bisogna adottare in quanto di estrema importanza in famiglia, sul lavoro, nell’amicizia, nel complesso della vita. Il fulcro del rapporto interpersonale è nello stato d’animo che noi viviamo e trasmettiamo o riceviamo dagli altri. Questo stato è molto sensibile sia in entrata che in uscita: ciascuno percepisce l’umore altrui anche da una sola parola (es.: la ricorrente parola ‘Grazie!’ ha la forza di farci sentire accettati o rifiutati, dominati o apprezzati); quanto meglio riusciamo a ‘catalogare’ i messaggi emotivi che gli altri ci lanciano, tanto più riusciremo a controllare i segnali che noi inviamo agli altri.download

L’importanza dei buoni rapporti tra persone venne dimostrata, tra gli altri, dagli psicologi Robert Kelly della ‘Carnegie-Mellon University’ (Pittsburgh) e Janet Caplan con la ricerca condotta nei laboratori della società ‘Bell’ a Naperville (Illinois) tra i tecnici e i ricercatori assunti in base all’elevato punteggio del QI. Il risultato evidenziò che, nonostante la parità di partenza, solo pochi riuscivano ad eccellere nelle mansioni loro affidate; i rimanenti più che altro oziavano. Il motivo, eclatante, fu individuato, dai due studiosi, nel fatto che i primi avevano avuto l’accortezza di crearsi una vasta rete di rapporti interpersonali alla quale ciascuno liberamente e fiduciosamente poteva ricorrere in presenza di difficoltà impreviste; i secondi, invece, credevano di potere risolvere tutto da soli per cui, quando si trovavano in difficoltà, erano costretti ad arrabattarsi nella ricerca degli interlocutori disponibili e aspettare inerti il loro comodo nel dare riscontro alle richieste. Dedussero gli studiosi: la riuscita nel lavoro non dipende tanto dal Quoziente Intellettivo quanto dall’Intelligenza Emotiva. 

6.     CONCLUSIONE

La morale a cui conduce l’intero suesposto discorso, già riportata nel testo ricordato di D. Goleman, è una sola: gli elementi basilari che influenzano maggiormente la vita dell’uomo nella sua totalità sono: la padronanza di sé, la perseveranza e l’empatia; ma questi sono proprio le doti che qualificano l’Intelligenza Emotiva la quale, a sua volta, esercita un’influenza determinante nella misurazione del Quoziente Intellettivo.

                                                                      Carmine Tedesco

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