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Sui Restauri nel Centro Storico di Noto: Lettera Aperta del 2006 a Roberto De Benedictis.

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Sui Restauri nel Centro Storico di Noto: Lettera Aperta del 2006 a Roberto De Benedictis.

SUI RESTAURI NEL CENTRO STORICO

NOTO: dal “ Giardino di pietra ”alla…“ Citta’ d’Arlecchino ” !

 LETTERA APERTA A ROBERTO DE BENEDICTIS

  NB. data: 04 ottobre 2006  –  di Biagio Iacono

Caro Roberto,

                         questa lettera è a Te solo indirizzata : NON rivolta sul piano dell’interlocuzione perché sarebbe doveroso rivolgermi direttamente alla Soprintendenza ai BB.CC. di Siracusa, quale unico e vero “Responsabile dei restauri o delle ricostruzioni” avvenute nel Centro Storico di Noto, per almeno l’ultimo quarto di secolo, dagli anni Ottanta ad oggi.

Ma, avendoti io chiesto, su questo giornale, perché nella Cattedrale di Noto le cupolette delle due torri campanarie siano state colorate a spicchi  o sezioni d’un “imprevedibile” o “dimenticato” rosso mattone e se si prevedesse di estendere tale iniziativa ai vari settori dell’intera facciata, approfitto della nostra reciproca  presenza in Noto, perché tu – senza sottrarti come tanti – mi hai squisitamente risposto per le tue competenze ed io ne  prendo atto  rimandando il Lettore in nota. (1)

Fatta questa doverosa premessa, non c’è dubbio che il colore delle due cupolette in Cattedrale anche a me, come a tanti altri Netini, non dispiace, fosse anche per il leggero tocco rinascimentale cui, col Settecento barocco,  ci si fosse richiamati: ma il problema di fondo, dopo tanti anni di restauri nel Centro Storico, quello su cui voglio con Te riflettere, riguarda l’analisi comparativa fra ciò che in teoria si era detto o si pensava di fare – cioè, quella che chiamo impropriamente “filosofia” – e ciò che poi si è effettivamente fatto o realizzato!

In parole ancora più semplici: vorrei dirti che le contraddizioni in cui siamo cascati a precipizio, nel laboratorio barocco della nostra Città, riguardano i risultati  di ciò che si è effettuato su ogni singolo monumento, sui quali, a tempo, mi riservo di scrivere in maniera più dettagliata.(2) Certo, poi, bisognerà considerare e valutare caso per caso – senza fare d’ogni erba un fascio –  ma con l’aiuto di coloro che, di restauri, ricostruzioni, illuminazioni artistiche, arredi, decorazioni od altro, per la nostra Città, se ne intendano davvero !

Il discorso teoretico, pertanto, ci porterebbe molto lontano nel tempo e nella storia di Noto, la quale oggi – alla luce dei fatti – “legge” i suoi monumenti “restaurati” e, dando al sottoscritto voce non autorizzata da nessun Potente politico di turno ma dal solo “Amor patrio”, si permette pregarti, caro Roberto, di visionare con me, fotograficamente, anche solo quel poco che si vede, all’esterno, di alcune chiese o conventi del nostro Centro Storico.

Non a caso,il nostro giro virtuale sul Cassero inizia dalla “madre” di tutti  i cosiddetti restauri, dalla ricostruenda Cattedrale, di cui con l’amico arch. Salvatore Tringali  tu sei Progettista: vero è che tu sei ingegnere e lui architetto, quindi avete competenze separate: ma io, rivolgendomi a Te parlo pure con Lui, che stimo ed ammiro per ingegno al par tuo.

Se pertanto – ed entro nel merito del colore “ridato” (?)alle due cupolette –  se esso è, come tu mi scrivi “ …. frutto di ricerche cromatiche sul monumento…”  che “… ripristinano i colori originali, cioè quelli che la chiesa aveva nel Settecento. Questo vale per tutti i nostri monumenti….” NON capisco davvero come mai NON si siano individuati tutti gli altri settori o spicchi nella e della facciata da ripristinare con gli stessi tocchi di colore delle due cupolette!

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Se la  vostra tesi per le sole cupolette reggesse, voglio dire: –

COME MAI NON SI E’ AVUTO IL “CORAGGIO” estetico e culturale DI ESTENDERE, ANCHE SOLO A TUTTI I VARI SETTORI POLIGONALI DELLA FACCIATA, QUEL COLORE ROSSO MATTONE,

proprio alla luce delle stesse considerazioni che avete recepito per quello delle cupolette, così come da te opportunamente richiamato?

Per quanto graziose, esse mi sembrano una decorazione “provocante” pari a quella d’un ornamento incompiuto: come se sulla maschera d’un Arlecchino ci fosse a colori  solo il  cappello e non tutto il vestito!  Penso questo proprio alla luce di intere facciate rinascimentali o barocche, che ho visto restaurate in rosso-scuro e di recente da me fotografate in Venezia!

Ma perché il nostro discorso proceda, non mi pare necessario ricordare come, col beneplacito della suddetta Soprintendenza di Siracusa, si siano spesi centinaia e centinaia di milioni in convegni, tavole rotonde, simposi vari, ecc, tutti rivolti, astrattamente, al recupero del nostro Centro Storico: ne sono stato testimone e ed ingenuo mecenate dagli anni Settanta/Ottanta pubblicando di tasca mia il Progetto Pagnano, la divulgazione illustrata del 1° Simposio sull’Architettura di Noto, il crollo nel Collegio dei Gesuiti , il grido  o le inutili grida del Sindaco Passarello, ecc. ecc. fino al crollo della Cattedrale sulla quale dal 1989 al 1995 inutilmente ho scritto dell’incombente ed evidente pericolo! (3)

Cosa voglio dire?  Voglio dire che ricordo – e li ho pubblicati tutti – quei  bei discorsi sui vari tipi di restauri, sulle ricostruzioni, sulle teorie di Cesare Brandi, sulle novità archittoniche contestate o condivise a Giuseppe Pagnano, sui contrasti fra il dire ed il non fare o saper fare, ecc. ecc.: per questo mi sembra ormai superfluo ogni richiamo teoreticamente fatto passare per più o meno valido: a seconda delle convenienze del momento, come purtroppo a me sembra la vostra scelta, teoretica e pratica, di decorare le due sole cupolette delle torri campanarie nella Cattedrale di Noto!

Infatti: 1) – O si sarebbe dovuti tornare a colorare la facciata nei suoi diversi settori poligonali se non addirittura tutta ;   2) –  Od essa la si sarebbe dovuta lasciare così com’era al nostro ricordo; 3) “Tertium non datur”, cioè, non si può essere parzialmente d’accordo e non esserlo al tempo stesso – cioè dire a priori e disdire a posteriori una vostra scelta – proprio per l’aristotelica contraddizione che non ve lo consente!

Conclusione provvisoria: il giudizio dell’Opinione Pubblica, non il mio che è necessariamente soggettivo e quindi molto discutibile, andrà dato o studiato sull’intera ricostruzione, alla luce anche delle vostre più recenti convinzioni e, pertanto – nel senso kantiano insegnatomi dal mio compianto Collaboratore della Rivista Netum, il siciliano prof. Rosario Assunto, ordinario di Estetica all’Università di Roma – qualunque giudizio è doveroso oggi sospenderlo in attesa della conclusione del vostro difficilissimo lavoro, pur non accogliendo né disprezzando la parziale incerta novità delle due cupolette così decorate!

Non mi pare, infatti, che nel vostro libro “La ricostruzione della Cattedrale di Noto”(L.T.C. edizioni, Noto,2000) fosse prevista la decorazione suddetta né altra simile iniziativa, se è vero che – ecco perché vedo una forte contraddizione fra il dire ed il fare anche nel vostro intervento – a pag. 76 – a proposito della “Facciata e torri campanarie” –  testualmente è scritto, rileggo e qui trascrivo che ”…La facciata e le torri campanarie costituiscono un unico sistema architettonico e strutturale.”  Segue poi la descrizione degli interventi strutturali  ma non leggo di alcun intervento decorativo, forse perché prematuro allora e, quindi, non previsto in progetto.

Ma se così fosse stato, se tale decorazione fosse stata accolta a posteriori dal 2000, come mai nessuno ce ne ha teoreticamente illustrato od avvertito, se lo abbiamo “scoperto” solo mentre stavate per smontare i ponteggi?

Tu, caro Roberto, mi dirai che la Soprintendenza di Siracusa, certamente vi ha autorizzato: è qui che…casca l’asino! Se così fosse, o fosse stato – né avrebbe potuto essere stato altrimenti! – il sottoscritto si sente molto ben auto-autorizzato a riflettere pubblicamente sulle responsabilità tutte estetiche e di assoluta mancanza d’una “filosofia “ coerentemente unitaria nei restauri effettuati nella sua Città.

E’ sotto gli occhi di tutti noi la totale mancanza d’un regia sapiente, unitaria e consapevole che – me lo devi consentire – con i “muratori in casa per più d’un ventennio” a Noto ha fatto fare e disfare a loro piacimento – a seconda dell’Architetto od Ingegnere di turno o dell’Impresa più o meno dominante – senza dar conto a nessuna Pubblica Opinione – come ancora oggi sta avvenendo per tanti monumenti cantierati  e tenendo ben alla larga  né mai coinvolgendoli tipi come il sottoscritto  che, da Netino e giornalista, non ha mai piegato la schiena  a tali evanescenti Autorità…competenti!

Queste, da me, sono state infinite volte indicate come i veri e gli unici responsabili sul fatto – incontestabile e qui documentato dalle foto che allego alla presente Lettera – che, alle soglie del Duemila, Noto è stata trasformata dall’abusato poetico “Giardino di Pietra” di Cesare Brandi all’attuale “Città…d’Arlecchino”, i cui colori – però – come tante incerte toppe, cominciamo solo ora a “leggere” e  comprendere, proprio per l’assordante silenzio in cui si è sinistramente operato, ed alla faccia d’ogni legge  sull’informazione alla Comunità ospitante questi “nostri” lavori.

Questo “silenzio” con la Città – tu mi dirai – che, se  per me  riguarda in gran parte altri monumenti del nostro Centro Storico, esso solo parzialmente – per le due cupolette, stando alla mia modesta esperienza – può riferirsi alla nostra Cattedrale: per la quale, dal primo giorno ad oggi, ve ne do atto onestamente, Voi Progettisti, Impresa, Vescovo, Protezione Civile, Prefetto, ex-Sindaco Leone e perfino l’attuale avv. Corrado Valvo, tutti si sono adoperati e sollecitano la conclusione dei lavori con la massima informazione e trasparenza,  come mai monumento netino fu più monitorato dalle fondamenta e seguito nella ricostruzione dai suoi Cittadini e nel mondo intero.

Scusami se – in questa sede –  non mi fermo all’analisi di altri monumenti, per i quali ti rimando, coi Lettori, alle varie didascalie delle foto che accompagnano questa lettera, sperando di aver saputo indicare quelle che – almeno a me – sembrano le anomalìe più vistose  da rimettere in discussione per poi, un giorno, se avrò dato l’occasione di rifletterci insieme, evidenziarle e correggerle.

Dopo questo primo approccio esterno –alla luce dei documenti che in molti abbiamo approntato negli anni fino a poco prima della consegna dei lavori -bisognerà evidenziare pure le molte altre anomalìe riscontrabili nei restauri fatti all’interno di ogni chiesa o monumento.

Ne riparleremo…fra una decina d’anni?  Speriamo un pò prima: se questa battaglia squisitamente estetico-culturale  a favore del “Giardino di pietra” vincerà contro una visibile e ben temibile tendenza da far di Noto una “ Città …d’Arlecchino”!

 NB.  la data è   Noto, Zisola, 04 ottobre 2006    –         Biagio Iacono

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(1) – Ciccare qui per collegarsi ai testi cui mi riferisco.

(2) – Basterebbe rileggere molte Relazioni storico-architettoniche, redatte da Progettisti interessati solo alla torta barocca, molto spesso infarcite da date od attribuzioni di paternità progettuale errate come  – per fare un solo esempio – quella che precede lo stralcio alla realizzanda  Illuminazione Artistica, così piena di strafalcioni storici e di attribuzioni datate anni Cinquanta, da far sobbalzare lo sprovveduto  Netino qualunque  del sottoscritto, che, per anni, ha taciuto sull’argomento  per non “intralciare” la concreta realizzazione di quella illuminazione.

(3) – Vedasi l’antologia ventennale (1976/1996) raccolta nel mio libro “NOTO… MIA!”

 

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