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Enzo Papa: La deriva letteraria…

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Enzo Papa: La deriva letteraria…

 LA DERIVA LETTERARIA

La deriva letteraria fatta di “scriventi”, “critici” e imbonitori.

di  Enzo Papa

Non c’è chi non abbia sotto gli occhi quanto, ormai da tempo, siano ovunque aumentate le presentazioni di libri “letterari”, di libri, cioè, che abbiano un’intenzione letteraria. Quasi sempre romanzi (ogni narrazione ormai è romanzo, al di là del suo storico concetto), più raramente libri di varia umanità, quasi mai libri di saggistica.

Asti: il "Platano di Palazzo Alfieri" piantato nel 1849 per i cento anni della nascita di Vittorio Alfieri, la cui dimora s'affaccia anche su Piazza Cairoli ove s'ammira una così bella iniziativa a due passi dalla Biblioteca Astense.

Asti: il “Platano di Palazzo Alfieri” piantato nel 1849 per i cento anni della nascita di Vittorio Alfieri, la cui dimora s’affaccia anche su Piazza Cairoli ove s’ammira una così bella iniziativa a due passi dalla Biblioteca Astense.

Non c’è autore che non si prodighi ad organizzare ovunque sia possibile, anche in luoghi impropri,  una presentazione, spesso affidata ad amici, presentatori improvvisati privi di strumenti critici che non mancano di annunciare un  capolavoro, o comunque un’opera “pietra miliare della letteratura contemporanea”, ma quasi sempre con l’intelligente (ma colpevole) latitanza degli editori che spesso mandano allo sbaraglio gli autori che hanno pubblicato “con il loro contributo alle spese o con l’acquisto di copie”.

Quando invece il presentatore fa parte ufficialmente della repubblica letteraria, assai spesso, come diceva Leo Longanesi, egli “ne parla così bene che dà l’impressione di aver letto il libro”, o, aggiungo io, che ha letto solamente il risvolto, come so per certe confidenze. E ciò vale anche per le recensioni, perché non si possono leggere e recensire con giusta cognizione di causa più libri nella stessa settimana e scriverne, a meno che non si faccia una lettura superveloce e cioè superficiale o non si imbrogli. Il che a me pare cosa assai riprovevole, nociva e offensiva  della dignità della letteratura.

Fatto sta che la frenetica caccia al successo di un libro (e di un autore) in un mondo sovraffollato di scriventi, crea un bailamme che fa perdere alla letteratura, come diceva Vittorini, “ la sua funzione profetica nei confronti di tutti gli scacchi e gli errori della storia”.

Di funzione profetica ha parlato anche Gesualdo Bufalino che di letteratura ben s’intendeva: “ Tanto più vale un libro quanto più è capace di farsi libro profetico, da interrogare ad apertura di pagine come un mazzo di tarocchi, e capire subito se mostra un radiatore che fuma”. E’ in fondo, questo, lo stesso concetto che verrà ripreso da Leonardo Sciascia il quale affermava che “la letteratura è la forma più alta che la verità possa assumere”, assegnando ad essa anche una funzione rivelatrice, di svelamento.

Il preside prof. Enzo Papa.

Il preside prof. Enzo Papa.

Insomma, siamo in un tempo di deriva letteraria in cui pochi sono i libri che meritano di non essere buttati giù dalla torre,  ma non sono di sicuro quei libri riusciti “nei loro limiti”, o “importanti nel momento in cui sono stati composti”, perché in realtà sono libri assolutamente mediocri che non durano più di una o due stagioni e inevitabilmente finiscono ben presto sulle bancarelle, se non al macero, e poi solo nella memoria dei familiari.

A me capita di ricevere “romanzi” inutili e idioti, privi di necessità, dove si rappresentano situazioni e problemi già abbondantemente sfruttati, con ritorni all’indietro a recuperare forme e modelli del passato e riempirli di “attualità”, del tutto privi di nuove prospettive di ricerca letteraria. Così la letteratura finisce con l’inventare poco e niente e il suo spazio si restringe sempre più, perché lo spazio della letteratura è quello della crescita di maturazione e di esperienza del possibile e della forza dell’invenzione linguistica ed espressiva. Insomma, è più difficile andare verso la letteratura, anziché  provenirne. Sembra che oggi prevalga un democratico “ritorno all’ordine” tra romanzetti storici, psicopatologici, di costume, di formazione, di invenzione,  rosa, giallo, nero e travestimenti del vecchio naturalismo, passivamente accettati dalla massa dei leggenti e dei televedenti e incapaci di incidere a fondo con l’utopia sullo stato delle cose.

Biagio Iacono e Enzo Papa

Biagio Iacono e Enzo Papa

Ad un vero scrittore non è consentito essere mediocre; ciò può essere consentito solo alla gran massa di scriventi che imperversa e anela a far parte della casta degli intellettuali, incapace di prendere coscienza della grandezza a cui la letteratura deve sempre tendere. E se si arriva ad avere coscienza di non potervi più giungere, allora sarebbe meglio non scrivere più, a tutela della propria dignità e coraggiosamente evitando quella che è la virale consuetudine dei mediocri di comporre un “romanzo” ogni anno, a seconda delle esigenze degli editori e della moda, invece di rispondere attraverso l’invenzione letteraria alle ragioni della conoscenza,  dell’esperienza e dell’estrema necessità della scrittura. Ormai quello che importa, per dirla con Vincenzo Consolo, è apparire: “ Non sembrano più esserci margini per una narrativa che esplori in lungo, in largo e in profondità, un´area circoscritta, per capire e non per mettere insieme una trama da fiction finalizzata a fare cassetta. Oggi è il numero a determinare la qualità».

Non parliamo poi della poesia che ormai ha perduto la sua storica centralità letteraria, che ormai nessuno legge, che viene pubblicata quasi sempre a spese dell’autore e in un numero limitatissimo di copie, spesso tirate in digitale. Parlo, evidentemente, di poesia di alto livello, non certamente di quella sconfinata e insignificante produzione sub culturale che affolla  il piccolo giardino dei sentimenti e dell’ovvietà con la banalità del linguaggio di chi non legge neppure un libro l’anno.  “Che importa un libro, scriveva Nietzsche, se non possa una volta rapirci al di là di tutti i libri?”. Provocatoriamente Bufalino, dopo aver invitato gli scrittori al silenzio, proponeva di pubblicare per legge solo opere postume.

ENZO  PAPA

       NOTA BENE: IL TESTO DELLA SUDDETTA NOTA SU “LA  DERIVA LETTERARIA”

  E’ TRATTO DA “LA SICILIA” DI CATANIA CHE LO HA PUBBLICATO A PAGINA 16 di OGGI, DOMENICA 12 AGOSTO 2018.

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