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Monti Iblei: sfogliando “ἀ ν ϑ ο λ ο γ ί α”, l’Antologia di Nuzzo Monello.

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Monti Iblei: sfogliando “ἀ ν ϑ ο λ ο γ ί α”, l’Antologia di Nuzzo Monello.

SFOGLIANDO RILEGGIAMO…

copertina

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ἀ ν ϑ ο λ ο γ ί α: l’Antologia

di Nuzzo Monello

Monte Sant’Elia – Avola – Tavolato degli Iblei

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Traduzioni: Corrado Leanti (It-In) – Dimensioni: 21 x 29,7 cm – Pagine: 560  a colori – Copertina: cartonata e sopracopertina – Editore: Sebastiano Monieri Editore – ISBN: 978-88-942419-0-7 – Prezzo di copertina: 70,00 Euro -Data di pubblicazione: 6 Giugno 2017.

N.Monello:SantElia-Avola-Vista-Nord.

N. Monello: SantElia-Avola-Vista-Nord.

    BREVE PREMESSA: -Il Monte Sant’Elia di Avola è riconosciuto quale bene paesistico e archeologico della Sicilia. Tra “cozzi e lampazzi” dipana gli aspetti connotativi del paesaggio Ibleo della Montagna di Avola e di Cavagrande del Cassibile, la tipicità della macchia mediterranea, i valloni umidi e gli anfratti che costituiscono le nicchie e l’habitat dell’estesa flora vascolare. Le molteplici specie autoctone, rare come Iris juncea Poir. – Giaggiolo giunchiforme e rarissime come l’Astragalus sempervirens Lam. – Astragalo spinoso. Sono presenti inoltre alcuni aspetti antropologici e archeologici che ancora la contrada conserva. Tra le tombe a cielo aperto e manufatti, riscopriamo la Chiesa rupestre Sant’Elia con i suoi residui lacerti di affreschi d’epoca bizantina e gli arcosoli.  Riscopriamo la vecchia trazzera che da Cozzo Pagliarelli conduce in circa 2 Km alla provinciale P15, possibile arteria di collegamento tra il Monte Sant’Elia e la Città di Avola.

 N. Monello: SantElia-Avola-Vista-Sud.


N. Monello: SantElia-Avola-Vista-Sud.

   Dalle indagini/inchieste da me svolte in merito all’attuale condizione in cui versa la Chiesa rupestre Sant’Elia, è emerso che intorno agli anni 1950/1960 una epidemia colpì devastandole delle mandrie di mucche al pascolo sul Monte. Per ridurre la preoccupazione dei pastori e contenere l’espandersi dell’epidemia, i veterinari del tempo consigliarono la crematura delle bestie morte sul luogo, cosa che i pastori misero in atto. Cercando sul monte in ogni luogo gli animali mancanti trovarono due mucche all’interno della Chiese e considerate le difficoltà per estrarle pensarono bene di bruciarle sul posto ritenendo di poter essere facilitati nell’opera di eliminazione. Successe però che il fuoco alimentato da paglia e legna invase presto tutta la grotta tanto da risultare ingovernabile. Fu talmente alta la temperatura raggiunta che l’intera fuliggine, dovuta alla secolare preparazione in loco della ricotta e del formaggio, si distaccò dalle pareti lasciando intravvedere solo per qualche istante i sottostanti affreschi particolarmente colorati di rosso che subito dopo crollarono distruggendosi completamente. Per la paura di avere causato un tale disastro, i pastori decisero di tacere sull’accaduto. L’episodio è arrivato a noi soltanto attraverso la memoria orale, oggi completamente spenta.

N.Monello: -SantElia-Avola-Valloni-Fuimarella-Spineta-Talibelli.

N.Monello: SantElia-Avola-Valloni-Fuimarella-Spineta-Talibelli.

Nel 2017 è stato pubblicato, da chi scrive, il volume ἀ ν ϑ ο λ ο γ ί α che ha particolarmente interessato l’Ente Fauna Siciliana. Per gli aspetti scientifici che la ricerca presenta ha coinvolto i docenti di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali Pietro Minissale e Giorgio Sabella dell’Università di Catania e Consiglieri Regionali dell’E.F.S.; il Prof. Alfonso La Rosa del Dipartimento Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo. La Geologa Rosanna Malfa, i professori Biagio Iacono e Corrado Leanti.

   Sant’Elia, nella sua parte della estensione centrale è posizionata ad una altitudine di 400m s.l.m, raggiunge la quota più alta a Nord/Est con 444,8 m s.l.m. e degrada intorno al suo periplo per la sua estensione di circa Kmq 1.200. Confina a: Nord m 379 s.l.m. con la c/da Costa Lunga e Torrente Tulibelli; Nord-Ovest m 387,7 s.l.m  con le c/de Castagna, Baronazzo; Nord-Est ed Est m 340/444,8  con i Valloni Spineta e Fiumarella; Sud-Est m 431,7  s.l.m  con il Cozzo Pagliarelli e Vallone Mammanelli; Sud m 396 s.l.m con Vallone Bochini; Ovest e Sud-Ovest m 393 s.l.m con c/da San Corrado.

N. Monello: SantElia-Avola-Vallone-Bochini.

N. Monello: SantElia-Avola-Vallone-Bochini.

 

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE:La bellezza, sia essa un’opera d’arte, architettoniche forme monumentali o più semplicemente il candido sorriso di un bambino, è sovente d’immediata percezione è svelata agli occhi di chi la osserva. Ma c’è una bellezza che non a tutti è sempre visibile. È quella della natura, che talvolta impone, a chi voglia ammirarla, una ricerca. “Cozzi e lampazzi” non si trovano, come tramonti o assolate spiagge, sulle cartoline da inviare insieme ad un affettuoso pensiero di saluto. “Cozzi e lampazzi” vivono la loro esistenza quasi in solitudine. Disprezzati, snobbati da visitatori occasionali, frequentati da contadini e animali da pascolo, quasi ignorati a causa della loro aridità, per l’arsura delle bianche pietre cotte dal sole. Ed è qui, tra cozzi e lampazzi che, invece, si nasconde una bellezza quasi iniziatica. Un intero microcosmo che merita di essere scoperto e donato generosamente per rendere visibile a tutti quella bellezza occulta, piccola, micro, che rifiutata e sconosciuta vive maestosa proprio tra cozzi e lampazzi. Scenari panoramici nuovi e inusitati se non dagli specialisti botanici. Anni lunghi e operosi, con nel cuore la Sicilia e la sua gente. Sentire le proprie radici penetrare sempre più a fondo nella terra, verso la quale condividere ogni gioia e tormento.

Chiesa rupestre di Sant'Elia.

Chiesa rupestre di Sant’Elia.

E ancor quando quella mala ombra, descritta dal Caddemi, persistente si posa su ogni cosa, non può, non riesce ad emarginare, a coprire nell’indifferenza le bellezze che al tiepido sole primaverile o con le prime piogge autunnali fioriscono e popolano queste apparenti aride collide o feconde terre, rendendole variopinte, a tratti monocromatiche o rilucenti dalle affioranti rocce calcaree. Sia il rifiuto sia l’indifferenza verso tutto ciò che non è palesemente identificante e riconoscibile, non riescono a vincere chi, curioso e sorpreso dai molteplici, variegati e minuscoli puntini colorati appiattiti sul campo e sulle rocce o svettanti al vento, si china all’osservazione. Vi scopre un

Sala a arcosolio data.
Sala A  Arcosolio con data.

infinito vegetale.

Sala A Parete Nord Particolare con Affreschi.

Sala A Parete Nord Particolare con Affreschi.

Costruzioni naturali, architetture universali che altri studiosi, prima  hanno colto e, per varietà, hanno classificato e per diversità e mutazioni ne hanno ripercorso i tratti, le manifestazioni di ciascun essere vegetale presente e mai trascurato dagli studiosi come Carlo Linneo (Carolus Linnaeus – Svezia – Råshult, 1707- Uppsala, 1778) che assegnò nome e cognome ad ogni specie vegetale, prediligendo i nomi degli Dei greci e romani nella denominazione dei generi. A quell’uomo curioso è riapparsa l’evidenza, il reale, il perché quel mondo fiorito tanto manifesto gli è stato precluso e nascosto così per lungo tempo, e soltanto ora può avere consapevolezza della compiutezza e della bellezza che può essere contenuta in meno di un millimetro vegetale e floreale. Ritorna il mito nel suo cuore, rievoca nella mente gli ancestrali interrogativi dell’armonia tra cielo e terra, tra uomo, spirito e natura, tra i grandi alberi e quei piccoli fiori apparsi prima indifferenti sulle nostre colline. Quella nicchia, dal nome evocante il sorgere del nuovo giorno, territorio della luce e osservatorio panoramico che contempla culture antiche provenienti dal mare, organicamente innovative, integrate negli usi e nei costumi, non è stata esclusa dai processi e scambi culturali millenari come dimostrato, al suo interno, dalla presenza di siti archeologici.

Sala B Particolare della Parete Nord con Affreschi.

Sala B Particolare della Parete Nord con Affreschi.

Nel frattempo si rivela ponte di moderni collegamenti comunicativi radiotelevisivi e aree attrezzate con celle fotovoltaiche. Queste moderne interpretazioni ecologiche di utilizzo del territorio contribuiscono a migliorare la qualità della vita degli abitanti e soddisfare le richieste di soggiorno, non soltanto turistico, in ogni stagione, di italiani e stranieri, nonché a favorire lo scambio culturale e l’apprezzamento delle biodiversità esistenti unite all’aria salubre, alla tranquillità dei luoghi. Bucoliche e rasserenanti visioni elargite intorno a noi. Luogo della Bellezza naturale, aspra e dai delicati orizzonti sui mari Jonio e Mediterraneo, vi si domina Avola, Noto, il Golfo di Noto, Fondo mosche, Vendicari e i Pantani, Marzamemi, i Pantani della Marza, Portopalo di Capopassero, la piana di San Paolo, Rosolini, Ispica, i bagliori di Modica e Ragusa, Noto Antica, Santuario della Madonna della Scala del Paradiso, i bagliori di Palazzolo Acreide, Avola Antica, le luci di Siracusa e su tutto la volta celeste che di notte folgora con le infinite stelle a coronamento dell’Ignoto. Solo e soltanto il lungo respiro della politica non ha saputo immaginarvi che una povera e generica considerazione paesaggistica, abbandonandola per sentieri, a dir loro, più vocati al turismo e al progresso. Trascurata al punto che la sola via di collegamento tra Avola e Sant’Elia è divenuta una trazzera impraticabile persino per i fuori strada e motocross, un tempo transitata da carri trainati da muli, cavalli e asini. Oggi quella via costituirebbe un’arteria importante per il recupero delle contrade, per le attività, per la produzione[1] produzione4 e il commercio e non ultimo per il turismo, un turismo naturalistico alla scoperta di endemismi vecchi e nuovi più propriamente radicati indissolubilmente a questa terra alle sue temperature e al microclima che di stagione in stagione anticipa o posticipa il rifiorire delle sue spontanee essenze.

Giardini pieni di fiori e aiuole ben curate sembrano aver realizzato l’ordine e la bellezza allontanando sempre più l’antico sentire dell’anima dalla Natura e a concepire il bello quale valore artificiale dell’estetica del mondo. Piace scoprire piuttosto, quelle architetture, geometrie, simmetrie disposte su modelli matematici e forme adattive: il carattere tenace del grano, la simbiosi e l’ibrido tra specie, l’invasione delle une sulle altre, il predominio e la convivenza. L’adattamento naturale sebbene in eterna competizione, in ogni e dove tra raggruppamenti di specie, rende vitale e pacifica ogni espressione e varietà spontanee della Terra, siano annuali, biennali o perenni. Inorridisce la vista ciò che lascia il passaggio del fuoco sul paesaggio, troppo spesso incosciente, irresponsabile entro la prospettiva del facile pascolo, delle spese necessarie per ripulirlo e non ultimo l’incomprensibile abbandono istituzionale sia locale sia regionale, che lasciano senza tutele le specie a rischio o già in via di estinzione e nel loro insieme il paesaggio che non soltanto alla vista, all’economia e alla produzione, ma alla salute è fondamentale.

Sala B- Particolare della parete Nord con affreschi.

Sala B- Particolare della parete Nord con affreschi.

E dunque perché prostrarsi[2] a fotografare? Perché soltanto attraverso le immagini si può riuscire a incuriosire a far sì che sempre più ci si possa innamorare di noi stessi e di ciò che ci circonda. Come in un romanzo, la cui lettura genera un immaginifico di cui l’uomo ha coscienza in modalità lineare, ove il pensiero insegue l’evolversi di storie tra loro concatenate e consequenziali, così la lettura di testi fotografici, capitoli l’un l’altro apparentemente disgiunti e complessi, appaiono come media interconnessi e di rimando alla diversità e specificità, complementari, univoci nel ricordare che quel pugno di sementi non sono lì, in quel posto per caso, ma per un processo infinito di accomodamenti, di sopravvivenza, prolungamento, adattamento, disobbedienza e trasgressione alla propria specie. Costituiscono cioè l’impianto del perfetto, del perfettibile mai placo quanto armonioso regno vegetale in solido con ogni forma di esistenza del creato. Attrattori di vita e distrattori di predatori per le molteplicità tonali dei petali dall’emissione di fragranze inebrianti, convivono nel silenzio del nostro udire in un rumoroso creato in accordo con la vita animale e minerale. Si avvantaggiano del sole, del vento, della pioggia disgregatrice, per alimentarsi con le radici della propria àncora. E intanto generano identità ai luoghi e agli uomini, dei quali spesso, questi ultimi sembriamo estranei.

Asteraceae Crupina vulgaris Cass. Crupinacomune.

Asteraceae Crupina vulgaris Cass. Crupinacomune.

Percorre il cercatore quei luoghi incolti e aspri, dai pendii solcati da valloni, dal fondo appena umidi, terre abbandonate, dai sentieri tracciati dall’attività di pascolo negli anni, dai molteplici cespugli di ginestra spinosa - Calicotome spinosa L., Ginestra spinosa, Fabaceae -, di lentisco - Pistacia lentiscus, Lentisco, Anacardiaceae -, di spina porco - Sarcopoterium spinosum (L.) Spach (1846), Spinaporci, Rosaceae -, di inula viscosa - Dittrichia viscosa (L.) Greuter subsp. viscosa, Ceppica Enula bacicci, Asteraceae -, di palma nana - Chamaerops Humils, Palma nana, Arecaceae -, di ferule - Ferula communis, Finocchiaccio, - e ancora persistenti ciuffi di finocchietto - Foeniculum Vulgare, Finocchio selvatico, Apiaceae -, di timo mediterraneoLamiaceae  Thymus vulgaris L.,  Timo mediterraneo (sataredda) -, di tè siciliano – Prasium majus L., The siciliano, Lamiaceae -, di cisti – Cistus creticus L.  subsp. creticus, Cisto di Creta, Cistaceae -, di valeriana – Centranthus ruber (L.) DC. – Valeriana rossa Valerianaceae -, di centocchio dei campi – Stellaria media (L.) Vill., Centocchio comune, Caryophyllaceae -, di carota selvatica – Daucus carota L., Carota selvatica, Apiaceae -, di rovi – Rubus ulmifolius Schott ,Rovo comune, Rosaceae -, di elicriso – Helichrysum italicum (Roth) G. Don, Elicriso italiano, Asteraceae -, di ginestrino piè d’uccello, di bacaja, di borragine, di dittinella, dalle vistose e varie euforbie e di tanto in tanto ed alquanto intensi alberetti di praino immersi nel rigoglioso ambiente Ibleo, quasi distoglie e rapisce il cercatore inebriato dall’intenso profumo della nepetella - Clinopodium nepeta (L.) Kuntze, Nepetella, Lamiaceae -.

Asteraceae Cichorium pumilum Jacq. Endivia selvatica.

Asteraceae Cichorium pumilum Jacq. Endivia selvatica.

Egli ben sa che nulla deve sfuggirgli all’occhio attento e all’olfatto, senza calpestare tra le rocce colme di licheni variopinti, i soffici cuscini di borracina – Sedum caeruleum L., Borracina azzurra, Crassulaceae. Vuole riconoscere quei ripari e anfratti dove le specie trovano misura e forzano la loro esistenza, adattandovi la crescita. Giù, chino a scrutare, appaiono le orchidee, gruppetti isolati e sparsi tutt’intorno a ricercare sguardi e ammirazione. Nonostante la loro breve stagione connotano la nicchia ecologica nell’indifferenza dell’uomo e degli animali che vi pascolano, gratificate dagli insetti che alimentandosi del polline ne conservano e trasmettono nel territorio, la specie. Qui si svolge la vitale correlazione di ruoli e funzioni con le altre piante costituendone l’habitat e il nucleo ecologico.

Tra esse, i pettine di venere – Scandix pecten-veneris, Pettine di Venere, Apiaceae -, i trifogli – Trifolium campestre Schreb., Trifoglio campestre, Fabaceae -, le linarie - Linaria triphylla (L.) Mill, Linaria trifogliata, Plantaginaceae -e i lini – Linum bienne, Lino selvatico, Linaceae -, erbe viperine- Echium plantagineum L., Viperina piantaginea, Boraginaceae -, cardi – Silybum marianum L, Cardo mariano,  Asteraceae -,carline – Carlina sicula Ten., Carlina siciliana,  Asteraceae -, rosmarini – Rosmarinus officinalis, Rosmarino, Laminaceae -,invase dagli occasionali raccoglitori di asparagi – Asparagus acutifolius L., Asparago pungente, Liliaceae -, momento di sola attenzione e indiscriminata invasione. Queste, tra le infinite composite  – Anthemis arvensis L., Falsa camomilla, Asteraceae - e resede bianche – Reseda lutea L. subsp. lutea, Reseda comune, Resedaceae -, le più vistose specie evitate dal passo dell’uomo per non pungersi, ma che emergono dal suolo tra i microscopici vilucchi – Convolvulus cantabrica L., Vilucchio bicchierino, Convolvulaceae -,parviflore – Serapias parvi flora, Parlatore, Orchidaceae -, vicie – Vicia villosa Roth subsp. varia (Host) Corb., Veccia pelosa, Fabaceae -, veroniche – Veronica persica Poir., Veronica comune – Occhi della Madonna, Plantaginaceae, verbane – Verbena officinalis, Verbana comune, Verbenaceae -, speronelle – Delphinium halteratum S. & S, Speronella comune, Ranunculaceae -, cenci – Kickxia spuria (L.)Dumort., Cencio molle, Plantaginaceae -,  gerani – Geranium dissectum L., Geranio sbrandellato, Geraniaceae -, malve – Malva sylvestris L., Malva selvatica, Malvaceae -, tornasoli – Chrozophora tinctoria (L.) A.Juss. – Tornasole comune, Euphorbiaceae -, ove l’osservatore trova il bramato riscontro, nuove conoscenze ed appassionata documentazione che oltre agli occhi mira al cuore e la mente interpreta nella loro sacrale bellezza naturale.

Asparagaceae Muscari neglectum Guss. ex-Ten. F.

Asparagaceae Muscari neglectum Guss. ex-Ten. F.

Armonia tra radici, disposizione delle foglie intorno al fusto e collocazione dei fiori alla ricerca della luce e del sole affinché queste popolazioni millenarie di angiosperme offrano ai loro impollinatori il massimo della visibilità, selezione cromatica e gentilezza d’offerta al reciproco rapporto di esistenza, sussistenza e solidarietà naturale. L’approccio della ripresa non è mai banale, disinvolto o artefatto. Al contrario, nel pieno rispetto della vegetazione, è complesso e molto articolato nella tecnica. Esige un ritratto della specie che rispetti la sua taxon perché deve dar conto alle scienze biologiche che catalogano sistematicamente, e nello stesso tempo, ne mostri i profili migliori che l’operatore interpreta in termini cromatici, estetici e talvolta traendoli dalle zone d’ombra sia per luce sia per grandezza. Dunque, sia l’appassionato, sia l’artista, sia il fotografo, si pongono quali mediatori tra l’evidenza della raffinatezza naturale e le sensibilità delle persone, per mostrare un universo piccolo, coloratissimo e nascosto, celato e visibile che si manifesta in tutta la sua potenza in ogni e luogo del globo e in esso situa il proprio dominio a garanzia di tutte le forme longeve di vita. Meraviglia evolutiva. In primo luogo per la sopravvivenza dell’uomo che imperterrito continua a disconoscerne l’essenza. Con la volontà di non soffermarsi troppo sulle problematiche relative ai sottili equilibri ecologici, una considerazione va fatta.

Il tempo, in ogni istante, impone azioni di rispetto dell’uomo nei confronti della natura, della quale oggi avvertiamo la sofferenza e gli esiti dello sfruttamento intensivo. In natura coesistono più tempi e modalità biologiche, sicché nessun tempo vitale può essere posto a confronto con l’uno o con gli altri, ma devono coesistere e rispettare i complessi, fragili e vitali processi degli uni e degli altri, affinché l’equilibrio naturale possa favorire l’evolversi delle specie. Come nel corpo umano non possono uniformarsi tra gli organi le variazioni temporali dei cicli rigenerativi al loro interno, così se un organo non rispetta i sincronismi delle funzionalità degli altri organi, la persona soffre e non gode di buona salute. Pertanto molte e conosciute specie sono a rischio di estinzione e la crosta terrestre nella sua interezza è in sofferenza mentre per ciascuno di noi di fatto sembra non succeda nulla. Al contrario le incessanti emissioni inquinanti[4] di CO2 (anidride carbonica) e di NOx (ossidi di azoto) in atmosfera responsabili del surriscaldamento della crosta terreste, della desertificazione delle terre, dello scioglimento dei ghiacciai, dell’evaporazione dei mari, ne stanno compromettendo i tempi in termine di ere, trasformando la durata della vita sulla terra in tempi secolari o in pochi anni molto prossimi alla fine. Questa percezione della realtà così felice, che felice non è, discende dal fatto che la natura ha tempi secolari di vita e pertanto di sopportazione. Ci sopravvive e per questo la escludiamo dai nostri interessi quotidiani, disprezzandone la più intima conoscenza e trascurando gli aspetti culturali della saggezza e coscienza popolare perdendo ogni giorno la statura di uomo quale tutore e responsabile delle proprie azioni temporali ed evolutive.

Nuzzo Monello

COPYRIGT dell’Autore prof. Nuzzo Monello – VIETATA LA RIPRODUZIONE DEL TESTO E FOTO -

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 [1] Il Miele, la cui produzione è stata quasi abbandonata, ovvero essendo le Api indicatori dell’equilibrio naturale, ridarebbero a quei luoghi l’identità perduta, patria della Sataredda (Thymbra – Thymus – Satureja capitata L. Cavanilles) e del Timo (Thymus vulgaris), piante spontanee perenni che hanno connotato per secoli il profumo, il sapore e la qualità del miele di Avola.

[2] Verbo non casuale, scelto proprio per indicare l’essenziale atto, quasi rituale, di prostrazione necessario al corpo, all’anima, allo spirito dell’uomo e al suolo per entrare in quel mondo così microscopico quanto universale e cosmico e con esso dialogare, tentando di decodificare le vie della vita organica. Equivalente all’atto di introspezione, contemplazione e riflessione del profondo infinito che alberga in noi.

[3] VERTICE DI PARIGI SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO – La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si è tenuta a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre del 2015. La conferenza è stata organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato ambientale creato dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED). L’obiettivo della conferenza è stato quello di “trovare una risposta a questo problema, che minaccia di spazzare via la presenza umana in alcune parti del mondo”, votato all’unanimità delle 195 nazioni concluso, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni.

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