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Le proposte di Agenda 21 al PRG del Comune di Noto

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Le proposte di Agenda 21 al PRG del Comune di Noto
Panorama di Noto visto in direzione Sud. (foto Nuzzo Monello)

Panorama di Noto direzione Sud.   (foto Nuzzo Monello)

PROPOSTE DEL FORUM DI AGENDA 21 DI NOTO

SULLA REDAZIONE DEL PIANO REGOLATORE GENERALE DEL COMUNE DI NOTO

In seguito al convegno tenutosi in data 27 ottobre 2017, presso i locali dell’ex Cantina sperimentale del Comune di Noto, sul tema “Piano Regolatore Generale di Noto: incontro con la città”, in presenza dei progettisti della società MATE, ing. Cartarrasa e arch. Santacroce, le Associazioni aderenti al Forum locale di Agenda 21 di Noto sottopongono all’attenzione della pubblica opinione le seguenti proposte ed indicazioni tecnico/giuridiche, da considerare ai fini della redazione del Piano Regolatore Generale e delle relative norme tecniche di attuazione.

  1. 1.  Classificare come “zone archeologiche”, all’interno del PRG del comune di Noto, tutte le aree presenti sul territorio individuate come tali nel Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa e descritte nelle circa 110 schede archeologiche della Soprintendenza. Tra queste, in particolare, riqualificare e classificare come “zona archeologica” il sito di Santa Lucia della Mendola, di particolare interesse storico/archeologico, ubicato nel territorio di Noto lungo la strada provinciale 24, a 4 km da Palazzolo Acreide.

Nella località di Santa Lucia della Mendola, nei pressi di una chiesetta moderna, dedicata al culto della santa, sorge il santuario campestre di Santa Lucia di Mendola. Si tratta della sovrapposizione di tre edifici cultuali riconducibili al medesimo complesso: un’abbazia normanna, una basilica rupestre ed una cappella ipogeica. La basilica ipogeica è una cavità naturale, cui si accede scendendo da una scala ricavata nella roccia, di 25 metri, sotto il piano d’ingresso. Sulle pareti rocciose che fiancheggiano la scala sono ricavati degli arcosoli monosomi destinati a sepolture paleocristiane. L’ambiente in fondo alla scala è un vano rettangolare orientato a Sud-Est, diviso in due sezioni da un tempio ricavato nella roccia, con triforio monumentale, transetto tripartito ed unica abside centrale. Sul lato destro dell’ambiente principale è una sorgente d’acqua naturale alla quale è collegata una leggenda agiografica che vi ambienta il martirio di Lucia e Geminiano ed una vecchia tradizione di acque curative.

La basilica rupestre è di impianto bizantino e si trova scavata nella roccia ad un livello intermedio di profondità rispetto alle altre due chiesette: aveva copertura lignea; il presbiterio era leggermente rialzato rispetto al resto dell’ambiente; tre arcate separavano una navata laterale da quella centrale; nella navata centrale una fossa quadrangolare svolgeva funzione di fonte battesimale; sulle pareti degli ambienti annessi si leggono ancora affreschi con santi e figure di monaci.

In superficie sorgeva l’abbazia normanna crollata col terremoto del 1693. Il priorato agostiniano è menzionato per la prima volta nel 1103, in un atto con cui Tancredi, conte di Siracusa, concedeva al monastero di S. Maria di Bagnara, la chiesa di Santa Lucia “de Montaneis”; si ritrova successivamente richiamato nel diploma di Ruggero, che ne conferma la donazione e, ancora, in una bolla papale di Celestino III del 1192, fino alle decime ecclesiastiche per gli anni 1308-1310. Riferimenti cartografici: IGM 273 II S.E. La condizione giuridica del sito è “area d’interesse archeologico” secondo il D.A. 2416 DEL 30/05/89. Attraverso l’attuazione di una politica finalizzata alla valorizzazione del territorio, il luogo rappresenterebbe un enorme potenziale di attrazione per il turismo archeologico, speleologico, religioso, storico, ambientalistico e naturalistico. Merita, pertanto, un adeguato intervento di salvaguardia e valorizzazione, volto al recupero della sua antica testimonianza.

Basilica rupestre

Basilica rupestre

Scalinata d'ingresso all'ipogeo

Scalinata d’ingresso all’ipogeo

Interno della Basilica ipogeica

Interno della Basilica ipogeica

  1. 2.           Valorizzazione e recupero degli spazi verdi e degli orti storici siti sul territorio della città di Noto (si pensi, ad esempio, allo spazio verde adiacente al quartiere storico “Macchina del Ghiaccio”, allo spazio verde adiacente alla Villa Romana del Tellaro, all’Orto Occhipinti adiacente al CUMO).

Il cosiddetto Orto Occhipinti comprende una zona di circa 4500 mq., in gran parte incolta, posta tra la via Antonio Sofia e la via Enrico Amante, all’interno del centro storico di Noto. È così chiamato perché fu di proprietà di tale Corrado Occhipinti, farmacista di professione e botanico per passione, che ne ebbe cura nei primi anni dell’Ottocento e ora ritornato dopo varie traversie nella proprietà del Comune. Il lotto di terreno in esame lambisce il Convento di S. Maria del Gesù (Gèsu), attuale sede del C.U.M.O. (Consorzio Universitario del Mediterraneo Orientale), sede operativa di facoltà dell’Università di Messina e centro di eccellenza della formazione a Noto, ed altre abitazioni di privati cittadini. Si estende su diversi piani ed attualmente versa in uno stato di quasi totale abbandono. Si intravedono piante della macchia mediterranea, palme, arbusti di ogni tipo, alberi di agrumi spesso nascosti da sterpaglie e alberi rinsecchiti ma, come hanno riscontrato esperti agronomi, custodisce alcune specie di agrumi probabilmente risalenti all’epoca della sua fondazione e di rilevante interesse scientifico. Presenta qualche reperto di archeologia industriale, un sistema di irrigazione e qualche canaletta. Inoltre è stato rinvenuto un interessante ipogeo, finora sconosciuto, con nicchie votive, probabilmente utilizzato come luogo di culto in epoca altomedievale e già comunicato alla Soprintendenza. C’è chi sostiene che da esso parta un cunicolo che conduce fino al Palazzo Nicolaci e che fu utilizzato come rifugio dai congiurati risorgimentali. Nell’orto Occhipinti si riunivano, infatti, i congiurati e i rivoluzionari liberali del 1848, spesso sotto la guida di Matteo Raeli, poi ministro di Grazia Giustizia e Culti nel Regno d’Italia nel governo Lanza, per l’organizzazione della rivolta antiborbonica. Dal libro di Enzo Papa: “La città dei fratelli”: ” … le erbe cresciute lungo il muro di cinta che separa l’orto Occhipinti da quello dei frati, sucamiele, spinapulici, manumanuzze e spatolille alte a petto, attorno alla mortella selvaggia che nasconde il paesaggio…”; “..è facile così dall’orto Occhipinti passare quatto quatto in quello dei frati, e occultarsi senza muovere foglia, e da lì, dalla porta laterale del convento di Gesù, trovarsi sulla strada…” ; “L’orto Occhipinti: un posto ideale per riunirsi i cospiratori, per trovarsi a complotto senza dare nell’occhio,…; “…i cospiranti Bonfanti, Sofia, Catera, Cultrera, Fassari, Perricone, Caruso, Carnemolla, scendono dalle celle nell’orto del convento passando per il buco nell’orto Occhipinti”.

L’orto Occhipinti necessita quindi di tutela, valorizzazione, di utilizzo pubblico sul modello degli orti urbani e affidamento parziale ai privati, attraverso la possibile attivazione di un regolamento della cura dei beni comuni. Potrebbe anche diventare oggetto di ricerche scientifiche nel campo della botanica, con affidamento all’Università. Infine, con interventi di modesta portata si potrebbe collegare il CUMO al parcheggio di via T. Fazello, continuando un percorso viario ed un tracciato già in parte esistente, decongestionando così la viabilità nelle vie adiacenti alla sede del Consorzio.

Noto: Orto Occhipinti.

Noto: Orto Occhipinti.

 Il quartiere “macchina del ghiaccio” è un quartiere storico della città di Noto, risalente agli anni del ‘700, in cui avveniva, appunto, la lavorazione del ghiaccio. Adiacente al quartiere, è situato uno spazio verde, la cui cura riqualificherebbe l’intera area storica di appartenenza.

Macchina del ghiaccio.( 'A machina 'o ghiacciu)

Macchina del ghiaccio. ( ‘A machina ‘o ghiacciu)

La Villa romana del Tellaro.

La Villa romana del Tellaro fu scoperta nel 1971, nel corso di scavi illegali. Il complesso è situato a destra del fiume di Tellaro. La struttura si localizza leggermente in superficie, ma sotto una fattoria (masseria) del XVIII secolo, dove si trovano le decorazioni musive. I mosaici, che possono essere datati verso il IV sec. d.C., richiamano i mosaici di Piazza Armerina e di alcuni centri dell’Africa. La Villa del Tellaro, la villa di Patti Marina nella provincia di Messina – risalente alla stessa epoca – e la villa di Piazza Armerina, rappresentano i punti di riferimento per l’analisi degli aspetti socioeconomici della Sicilia nell’Antichità. Andrebbe attenzionata, quindi, tutta l’area nei dintorni del fondovalle del Tellaro, che comprende una grande quantità di aree archeologiche dall’antico bronzo (Castellucciano) al periodo bizantino e oltre. Un intervento di riqualificazione dell’area verde limitrofa di pertinenza della Villa romana del Tellaro, perseguirebbe non solo finalità estetico – ambientali, ma anche di salvaguardia, decoro e sicurezza di uno dei siti con maggiore rilevanza storico archeologica presenti sul territorio.

  Mosaici Villa del Tellaro

Mosaici Villa del Tellaro

 3. Completamento dell’iter procedurale sulla redazione del piano di utilizzo della pre-riserva della R.N.O. “Oasi Faunistica di Vendicari” e della pre-riserva di Cava Grande del Cassibile o per la parte che insiste sul territorio del Comune di Noto o di concerto con i Comuni di Avola e Siracusa per l’intera pre -riserva.

Prevista da una legge della Regione Siciliana del maggio 1981, la riserva di Vendicari è stata ufficialmente istituita nel 1984, dopo che l’allora Ministro dell’agricoltura e delle foreste, Filippo Maria Pandolfi, dichiarò 1450 ettari di territorio “zona umida di importanza internazionale”, secondo la Convenzione di Ramsar del 1971. È stata resa effettivamente fruibile solo nel 1989 ed è gestita dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali. La Riserva Naturale Orientata “Oasi Faunistica di Vendicari” è particolarmente importante per la presenza di pantani, che fungono da luogo di sosta nella migrazione degli uccelli. Vi sono diversi insediamenti archeologici e architettonici che testimoniano la vita dell’uomo in questi luoghi sin dall’epoca greca. È possibile trovare, infatti, le tracce di vasche-deposito di un antico stabilimento per la lavorazione del pesce di età ellenistica, accanto alle quali si è scoperta anche una piccola necropoli.

Rappresenta, quindi, una priorità, nell’ambito della programmazione generale del territorio, la redazione di un piano di utilizzazione della pre–riserva, che preveda iniziative di valorizzazione e garantisca un’armonica integrazione del territorio dell’area di protezione della riserva nel sistema di tutela ambientale.

 R.N.O "Oasi di Vendicari"

R.N.O “Oasi di Vendicari”

Fenicotteri

Fenicotteri

4. Prevedere l’ampliamento della Riserva di Vendicari fino all’area Eloro/ Pizzuta.

L’area, di particolare interesse naturalistico e archeologico, si estende a nord della riserva di Vendicari dopo la spiaggia del Tellaro. Al suo interno si susseguono la cittadella greca di Eloro, la dorata spiaggia di Eloro – Pizzuta (per gli antichi elorini sacra a Demetra e Kore), la via Elorina che collegava la cittadella a Siracusa, un canneto, le latomie, bellissime dune e una notevole estensione di macchia mediterranea.  Nonostante sia protetta dal vincolo archeologico e dal vincolo forestale e sia inclusa nelle zone di massima protezione del piano paesaggistico, l’area è stata tuttavia soggetta a tentativi di costruzioni abusive, a furti di reperti archeologici e incendi dolosi della macchia mediterranea. Sono pervenute, inoltre, richieste per l’impianto di stabilimenti balneari e l’edificazione di villaggi turistici. È stata più volte violata da enormi cumuli di spazzatura, e dal passaggio di fuoristrada, quad ed enduro che attraversano, solcandole, le varie dune.

La proposta di estensione della riserva di Vendicari all’area di Eloro/Pizzuta – sostenuta e condivisa anche da parte del consiglio comunale di Noto, come da delibera del c.c. n. 23 del 05.05.2015, ed avallata da parere favorevole rilasciato dalla Soprintendenza di Siracusa – mira alla salvaguardia dell’area archeologica, alla protezione dell’ecosistema dunale della vegetazione e della macchia mediterranea e all’eliminazione del pericolo incombente di cementificazione. 

5. Bonifica e riqualificazione di aree destinate

a discariche abusive insistenti lungo il corso del Fiume Asinaro

La riqualificazione e messa in sicurezza del fiume Asinaro costituiscono interventi necessari per evitare le esondazioni delle acque sui terreni circostanti, l’apertura di discariche a cielo aperto e lo scarico nei fiumi delle acque fognarie. Dalla loro riqualificazione deriverebbe, pertanto, una migliore fruizione delle aree circostanti, di interesse storico/culturale. L’Asinaro è, infatti, un fiume storico che ha dato vita a Noto Antica, Sito d’Interesse Comunitario (S.I.C.) nella parte alta, Geosito (vedi pubblicazione del D.A. sulla G.U.R.S.), valle glaciale in cui vive un rettile raro e dove si trova una felce di dimensioni arboree (la Picteris Vittata). Andrebbe previsto, inoltre, il “Parco dell’Asinaro”, dalla sua sorgente sopra l’Alveria, sino alla sua foce, a Calabernardo, con fascia di rispetto già prevista e anche oltre, dove si è riscontrata la presenza di insediamenti archeologici ed umani. La strada della Fiumara costituisce il fondovalle dell’Asinaro, correndo parallelamente al fiume, da Noto Antica (Porta della Marina) fino alla foce di Calabernardo.

 Fiume Asinaro

Fiume Asinaro

6.  Riqualificazione delle aree collinari, salvaguardando lo sky-line da insediamenti impattanti. Verifica del dimensionamento del P.R.G. sulla base di dati statistici e di una programmazione insediativa, che tenga conto del recupero del patrimonio abitativo esistente e senza consumo di suolo non giustificato.

7. Collimazione del Piano Paesaggistico recentemente approvato dalla Regione con le previsioni del nuovo P.R.G., in modo da evitare successive modifiche e lungaggini nell’iter di approvazione.

8. Tutela e salvaguardia delle destinazioni urbanistiche delle zone agricole individuate come tali nel PRG del comune di Noto, impedendo e limitando l’utilizzo dell’agro a scopi residenziali, del tutto inconciliabili con le finalità agricole e con i valori naturalistici di quelle specifiche zone.

In conformità a quanto previsto dall’art. 22 della l.r. n. 71 del 27.12.1978 e confermato da pacifica e consolidata giurisprudenza (vedi  ex multis Tar Catania n. 1167 del 26.05.2017; Tar Campania Napoli, sez. VIII, n. 3482 del 2.07.2015; TAR Campania Napoli sez. III, n. 4869 del 24.10.2016; Cons. di Stato sez. IV 13.06.2013 n. 3274;  Cons. di Stato sez. IV,del 02.10.2012 n. 5188; Cons. di Stato n. 4828 del 20.09.2005), si ritiene necessario che nelle zone destinate a verde agricolo dal piano regolatore generale, sia ammessa soltanto la costruzione  di “impianti o manufatti edilizi destinati alla lavorazione o trasformazione di prodotti agricoli o zootecnici locali ovvero allo sfruttamento a carattere artigianale di risorse naturali locali nella zona tassativamente individuata nello strumento urbanistico”, che rispettino le condizioni indicate dal secondo comma del citato articolo.

Al riguardo si rileva come il limite imposto dalla legge sugli interventi assentiti o assentibili in zona agricola sia volto non solo a garantire l’effettivo utilizzo solo a scopi agricoli dei fabbricati ivi esistenti, ma anche a preservare le caratteristiche attuali di quelle zone da un’intensiva ed incombente edificazione, oltre i limiti fissati nel PRG, in funzione della valenza conservativa dei valori naturalistici propri di quelle aree. Alla stregua di tale principio, si ritiene opportuno, subordinare – attraverso una specifica previsione in seno alle norme di attuazione del PRG – il rilascio di concessioni edilizie per la realizzazione di fabbricati ad uso residenziale in zona agricola, solamente a coltivatori diretti, conduttori agricoli o imprenditori agricoli, al fine della conduzione del fondo agricolo e a supporto di tale attività, in modo da garantire la salvaguardia delle caratteristiche urbanistiche ed il rispetto del carattere insediativo rurale dell’area interessata. Sul punto anche il Consiglio di Stato ha statuito che: “La qualifica di imprenditore agricolo è, invece, necessaria per l’edificazione di case di abitazione in zona agricola, in quanto per evitare insediamenti abitativi contrastanti con la destinazione agricola del territorio, la loro realizzazione è consentita se sia funzionale alle esigenze abitative dell’imprenditore agricolo e della sua famiglia e può, quindi, assentirsi solo a favore di chi effettivamente lavori in quella azienda agricola cui la casa accede” (Sent. del Cons. di Stato n. 1019 del 19.02.2013). La limitazione dell’edificazione in zona agricola ne contrasta, infatti, l’urbanizzazione diffusa, che comporterebbe un impatto ambientale negativo sul paesaggio agrario e sugli equilibri dell’ecosistema agricolo, pregiudizi all’ambiente e alla fauna selvatica e un danno al territorio per il predisporsi al dissesto idrogeologico.

Noto, lì 09/12/2017

per il  Forum locale di Agenda 21 di Noto: il presidente Dr. Paolo Pantano

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