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Noto, presentati i racconti de “La Dama in verde” di Pina Magro,

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Noto, presentati i racconti de “La Dama in verde” di Pina Magro,

   PRESENTATI I RACCONTI DE “LA DAMA IN VERDE” DI PINA MAGRO.

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- A  NOTO, il 1° Dicembre scorso è stato presentato il libro di racconti “La Dama in verde” della scrittrice Pina Magro, presso la sede dell’UNITRE nella prestigiosa Sala dell’ex-Convento dei Padri Cappuccini.  Dopo il sentito ringraziamento dell’Autrice al Presidente UNITRE, prof. Franco Castello, ai Soci e ai numerosissimi presenti, per la loro accoglienza e viva partecipazione,la Stessa ha detto che…<< Riconoscere nel pubblico tanti volti noti, che non mi hanno fatto mancare il loro calore: parenti, amici, compagni d’infanzia, vicini di casa,(abitavo da ragazza proprio in quella zona), ha suscitato in me grande emozione, a cui si è aggiunto il piacere di condividere con loro i miei ricordi e i miei racconti.

   La riuscita della serata ovviamente la devo a chi al mio fianco ha presentato i miei racconti. Il mio grazie va alla professoressa Eleonora Cannizzaro, che con le sue letture recitative dei brani e i suoi canti, ci ha fatto vibrare d’emozione. Grazie allo scrittore prof. Corrado Calvo, coordinatore dell’incontro, che mi ha sostenuta e incoraggiata sin dall’inizio in questa mia avventura letteraria. E un grazie particolare infine al Poeta e Scrittore prof. Domenico Pisana che ha polarizzato l’attenzione dei partecipanti con la sua attenta analisi e magistrale relazione, degna di un esperto critico letterario, quale lui è, facendo loro conoscere il mio libro e rendendolo prezioso ai miei occhi.>>

AFFETTI E MAGIA DELLA RIEVOCAZIONE IN PINA MAGRO

prof. CORRADO CALVO

In genere dalla critica ufficiale e dalla percezione comune il racconto è considerato un genere minore rispetto al romanzo e alla sua complessità. Ma recentemente abbiamo avuto dei segnali diversi, che ci fanno capire che non tutto è così scontato: ad Alice Munro è stato assegnato il penultimo Nobel per la letteratura e questa autrice canadese produce ed ha prodotto quasi solamente racconti ( ben 13 raccolte di racconti e un solo romanzo) e poi sfido chiunque ad affermare di aver letto testi più densi, intricati, coinvolgenti e profondi di quelli scritti da Pirandello e raccolti in “Novelle per un anno”.

Questa prolusione non è senza motivo, perché questa sera è dedicata al racconto e precisamente alla singolare silloge di racconti de “La dama in verde” di Pina Magro.  Ed io sono doppiamente felice di presenziare a questa serata che oltre a Pina vedrà, come relatore, l’intervento del poeta e scrittore Domenico Pisana, sulla cui illustre figura mi soffermerò più tardi. Durante l’incontro gusteremo frammenti dei racconti attraverso la voce dell’autrice e della prof. Eleonora Cannizzaro, la quale ci regalerà anche delle canzoni che si concilieranno con l’argomento trattato.

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Pina Magro è nativa di Noto ed ha al suo attivo una lunga attività di insegnante; è componente di “Cultura e Dintorni” ed è alla sua seconda opera. E’ donna riservata e, come tanti che amano la scrittura, all’inizio era fortemente restia a far trapelare questa sua vena creativa, rivelatasi in età matura. Devo confessare che, leggendo i suoi racconti, da subito sono rimasto piacevolmente colpito dall’asciuttezza della sua scrittura, dal registro piano e chiaro, che l’affetto e la magia della rievocazione rendevano vellutato e ricco di emozioni palpabili, che uscivano con semplicità e senza sforzo dalla sua penna per trovare cittadinanza nei suoi fogli.

Con la levità della memoria la Magro rende vive e trasforma in filigrana un’infanzia e un’adolescenza normali nel loro svolgimento e così quotidiane da farcele sentire nostre. Allora lasciamoci condurre nei meandri carezzevoli della memoria e del cuore.

Pina Magro, Domenico Pisana e Corrado Calvo.

Pina Magro, Domenico Pisana e Corrado Calvo.

 ”La Dama in verde”

Prefazione di Domenico Pisana

L’itinerario narrativo di Pina Magro si arricchisce di un ulteriore tassello. Dopo la pubblicazione di esordio, dal titolo La Casa Ricamata, volume adottato nelle scuole medie per la sua efficacia di recupero della memoria storica e delle radici più vere della nostra cultura siciliana, l’autrice rimette in campo il suo estro narratologico con una nuova serie di racconti approdati nel libro La Dama in verde.

I racconti hanno il pregio di ricostruire fatti e accadimenti autobiografici che esaltano la semplicità e la dimensione valoriale della sua storia di donna che non ha mai smesso di ricongiungersi, attraverso i fili del ricordo e della nostalgia intesa come “voce di ritorno”, alla sua identità storica, culturale e religiosa.   Sin dai primi due racconti del volume, si avvertono già le coordinate di un percorso narrativo che rivisita contesti sociali, culturali ed etici nei quali ciò che emerge è il “senso del ricordo”, di cui tutta la letteratura classica è, del resto, intrisa.

È sufficiente leggere, a riguardo, testi epici, poetici e lirici per capire quanto il ricordo sia importante: basti citare Saffo, VI secolo a. C., che aveva fatto motivo ricorrente della propria poesia “la coincidenza tra le emozioni vissute nel passato e quelle suscitate dalla loro stessa memoria, in una pungente dolcezza del rimpianto”. Per Pina Magro la memoria è come uno “scrigno vitale” dal quale trae immagini, emozioni, sentimenti, pensieri, giudizi per significare la bellezza e le contraddizioni della vita nel suo divenire esistenziale.  

E sono, senza dubbio,  le  emozioni che prorompono dal suo cuore che lei racconta e che la proiettano  negli anni ’50,  quando si trova a contatto con il suo mare  sotto gli occhi di chi gridava allo scandalo e all’oltraggio al pudore se “una candida mammella libera dal costume si specchiava nell’acqua trasparente”, o quando  ammira il paesaggio di Vendicari, o mentre sobbalza al sentire il tatà-tatan… tatà-tatan… della littorina che transitava su quel binario, dormiente, della tratta Noto -  Pachino”, e divenuto ormai ramo secco. Il ricordo ingentilisce la narrazione al punto che nel racconto La Dama in verde, l’autrice, con la sua immaginazione, rivede il passaggio dei treni su quel binario che si snoda lungo il tratto lussureggiante dei vicini pantani, affermando che “Quel ramo non è secco, è ancora vivo e dorme come ‘la Bella addormentata’. Attende solo che qualche innamorato lo risvegli per un miracoloso ripristino: un turismo ferroviario che incanti i viaggiatori con il fascino del percorso”. Come un album, l’autrice sfoglia pagine di memoria e descrive, nel racconto Sotto il lampione, la figura della nobile donna gna Lisa, nipote di un marchese, rimasta ai margini della società per essersi innamorata di uomini sbagliati, e che viene fatta oggetto di maldicenze perfino dopo la sua morte: “Ha vissuto come una cagna, ed è morta in mezzo ai cani”, diceva con malevolenza una donna a mezza voce, dopo aver lanciato uno sguardo sprezzante all’interno”. A questo quadro di giudizio e di pregiudizio l’autrice oppone, invece, il senso della misericordia, tant’è che scrive: “Credo che gna Lisa non sia morta da sola, Qualcuno si è preso cura di lei!” osservai, mentre il cuore mi si apriva per la gioia. “Lo credo anch’io: il buon Dio non ci abbandona mai!”, mi rispose mia madre, felice anche lei”.  

Eleonora Cannizzaro

Eleonora Cannizzaro

I racconti di Pina Magro si snodano con una “semplicità non calcolata”, direbbe il Bo; dentro di essi si trova una trama lineare e scorrevole con la presenza di personaggi semplici come massa Paulu, Aldo, Francesco, Gianni, Piero, Linda, Vastianu, mpà Turi, Janu, Turuzzu, tanto per citarne alcuni, i quali diventano protagonisti di una narrazione in cui la memoria, ora ferita ora stanca ora arrabbiata, recupera vissuti impedendo che la storia vada nell’oblio. È insomma una memoria “significativa e riproduttrice” quella della Magro, la quale ricorre a parole, gesti, metafore e simboli per raccontare e raccontarsi con l’intento di testimoniare al lettore storie di vita e di relazione.Quel che colpisce di questo di libro è la capacità dell’autrice di narrare “fatti” senza alcuna rielaborazione artificiosa sul piano del linguaggio; il lettore si trova di fronte a delle istantanee che riproducono il senso degli avvenimenti che hanno lasciato un segno e che si ricongiungono con il presente quasi come meditazione esistenziale.

Pina Magro imprime infatti alla sua narrazione una forma dialogica, perché il suo racconto nasce come attività soggettiva.  Chi  racconta e si racconta, del resto, cerca interlocutori a cui  donare sentimenti e pensieri che possano coinvolgere e lasciare emozioni, come avviene, ad esempio, nel racconto Tappeti erbosi, ove l’io narrante  mette in movimento una soave memoria creatrice: “Seduti sull’erba, al bordo delle aiuole, o in piedi col cartoncino poggiato su un muretto i ragazzi ritraevano dal vivo la natura a mano libera, abbandonando finalmente il righello perché si erano resi conto che i rami non sono imprigionati in schemi, ma ondeggiano al vento e vanno verso il sole”. 

Nel tessuto narrativo del volume, Pina Magro dà ampio spazio al mondo della scuola e al valore della educazione, proprio come emerge dal racconto Quaderni dalla copertina nera, ove il rapporto tra descrizione e vicenda autobiografica porta alla luce aspetti di forte attualità riguardanti la relazione educativa (emblematico il riferimento a Piaget) intesa come “scendere dalla cattedra sovrapponendo il ruolo di madre a quello di maestra” ed applicando, come viene esplicitato nel racconto  La lettera, la “metodologia dell’amore”. Nella figura di uno studente, Piero, “alunno difficile e problematico”, c’è, ad esempio, tutto il cruccio dell’io narrante della maestra che incrocia gli “occhi velati di malinconia” del ragazzo sempre inquieto, e che opera uno “scavo psicologico” dentro se stessa fino a giungere ad una dura reazione nei riguardi di un saccente esperto dell’équipe di specialisti di Neuropsichiatria infantile, che si permette di riprenderla e di considerarla incompetente.copertina-avanti-e-retro

La stessa ansia educativa si trova essenzializzata nella storia di Bruno che attende la sua maestra in aula con espressione di sfida, e si dispiega altresì nella oggettivazione di quel “sentimento della coscienza” che rievoca in modo nostalgico l’avventura scolastica della protagonista che si racconta: “Vorrei dire grazie a quegli alunni (…) Dove siete? Mi chiedo volgendo a loro il pensiero. Ragazzi tormentati, infanzie rapite: uomini prima del tempo (…) Annego senza indugio l’immagine cupa che turba i miei pensieri, mentre mi culla la dolce risacca, per vederla fluttuare nel mare smeraldo sotto nuova veste…” La Dama in verde è un libro che si fa apprezzare perché tende, a suo modo, ad offrirsi come “rivisitazione della memoria” radicata nello scenario del territorio netino e della Sicilia orientale e dove la dialettica tra ricordanza e realtà acquista un ruolo di primaria importanza.

Se il pittore austriaco Klimt, influenzato dall’impressionismo e in particolare dallo stile del grande pittore francese Claude Monet, sceglie per la sua pittura motivi semplici: giardini, campi con alberi da frutto, case coloniche circondate da una vegetazione lussureggiante e vedute del lago, dandoci la bellezza dei paesaggi naturali, Pina Magro sceglie per i suoi racconti un vero e proprio “paesaggio dell’anima e della memoria” fatto di cose semplici, di luoghi e personaggi familiari.  Un paesaggio dispiegato su linee di movimento ove scorrono episodi, esperienze, ricordi e perfino sentimenti di tenerezza verso i volatili, i pulcini, le tortore (si legga la storia di Ceppina e Cippò) e soprattutto verso coloro che vivono situazioni di difficoltà, come nel racconto Lungo i binari del treno a vapore. Qui, dietro al parallelismo tra la pecora Badiota e Turuzzu, giovane con lieve ritardo mentale, c’è l’invito dell’autrice a superare il pregiudizio verso la disabilità nonché la consapevolezza che non bisogna sottovalutare le capacità di chi è meno fortunato, come nel caso di Turuzzu, il quale, sognando di vedere la città del Papa, riesce da solo a raggiungere Roma sorprendendo i familiari e lasciando sbigottiti coloro che da sempre lo avevano etichettato come ‘scemo’. 

I racconti di Pina Magro sono una “forma della memoria” modellata non su particolari e avventurose narrazioni, ma su accadimenti di chiara  semplicità e quotidianità, cose che non pregiudicano, sicuramente,  il valore letterario di questo libro, se è vero che i grandi della letteratura non hanno mai disdegnato di occuparsi anche di piccole e semplici cose di vita quotidiana, come la fedeltà del cane Argo in Omero, la “gialla polenta” di Saba, “la cameretta” che nel Canzoniere del Petrarca diventa un “porto” di pace e testimone delle sue sofferenze, e gli esempi si potrebbero moltiplicare. L’intento dell’autrice appare, in questo libro, quello di mettere a contatto l’uomo contemporaneo con un “lontano che si fa presente”, grazie a questo “topos” che è la nostalgia della memoria intesa come possibilità creativa e forza del sentimento che non spezza mai il suo legame con le scaturigini dell’uomo. 

Pina Magro offre ai suoi lettori una narrazione che non intende incantare ma comunicare, e lo fa con un linguaggio parlato, con una rappresentazione della quotidianità nel suo dispiegarsi mutevole e variegato, atteso che il suo obiettivo appare quello di voler dare ascolto al bisogno di esprimersi che è dentro di lei e che fa, del resto, di ogni scrittore, un ermeneuta che si dibatte tra il tempo della memoria e il tempo escatologico.

 Domenico Pisana [1]

[1] DOMENICO PISANA, poeta, scrittore e critico letterario, è fondatore e Presidente del “Caffè Letterario Quasimodo” di Modica.  Ha pubblicato otto volumi di poesie e sei libri di critica letteraria, tra i quali spicca il saggio su Quasimodo Quel Nobel venuto dal Sud – Salvatore Quasimodo tra gloria ed oblio del 2006, tradotto anche in rumeno. Ha altresì pubblicato undici testi di carattere teologico ed etico, tra i quali si segnala il volume, edito dalla San Paolo, Sulla tua parola getterò le reti (1999), tradotto in polacco e spagnolo, nonché tre volumi di carattere storico-politico, tra i quali Modica in un trentennio. Percorsi di storia di una città in cammino 1980-2010.

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