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Al Teatro di Noto: “Filumena Marturano”.

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Al Teatro di Noto: “Filumena Marturano”.

Al Teatro di Noto: “Filumena Marturano”,Venerdì 21 aprile.

Al “Tina Di Lorenzo” per la stagione di Prosa 2016/2017, sezione “I grandi classici”, siamo arrivati all’ultimo appuntamento. Venerdì prossimo, 21 aprile, con inizio alle 20.45, sarà in scena lo spettacolo “Filumena Marturano”, opera originale di Eduardo De Filippo, nell’occasione rivisitata in dialetto siciliano, con Dora Peluso e Lorenzo Falletti per la regia di Rosa Peluso. Una commedia teatrale in tre atti che, seppure nota al grande pubblico ancora oggi, a distanza di settanta anni – fu scritta da Eduardo nel 1946 e inserita nella raccolta “Cantata dei giorni dispari” – , è capace di svelare sempre rinnovati aspetti. filumena-marturano-foto

Ecco la nota di regia: “A molti la trama della “Filumena Marturano” può sembrare anacronistica, ma a mio avviso rimane un’opera “senza tempo e per ogni tempo”, perché fra le righe sprigiona valori umani eterni. Può essere considerata un inno alla famiglia ed alla sua sacralità in quanto esalta il grande coraggio con cui una donna, emarginata dalla società, difende il diritto – dovere della maternità, contro il cinismo apparente dell’uomo, che in realtà capitola quando assapora il dolce sentimento della paternità. Infatti, in un momento così pericolosamente critico per la nostra società, in cui la famiglia ha perduto il suo ruolo di “luogo” di aggregazione affettiva, in un momento in cui il valore della vita viene calpestato, le parole di Filumena “la famiglia, la famiglia che si riunisce per un consiglio, per un conforto…”, suonano per noi come un monito. Nell’opera domina la figura di questa donna che, nonostante l’abiezione in cui è caduta, conserva una purezza interiore; la vita l’ha indurita esteriormente ma una luce palpita nel suo cuore: “la famiglia”; e per riunirla lotta come una leonessa pronta a tutto per difendere i suoi piccoli. Segni di grande umanità esprimono anche gli altri personaggi: i servi, l’avvocato e soprattutto i figli, che inizialmente sconvolti dalla dolorosa verità a poco a poco cedono, capiscono, giustificano e amano la madre. Al mondo dei sentimenti sembra opporsi Mimì, la cui figura, prima sprezzante poi incredula, infine sconfitta, viene riscattata dalla incondizionata accettazione dei figli, anche quelli non suoi. Tradotta in dialetto siciliano, rivisitata in maniera moderna, l’opera non solo ha mantenuto lo spirito ed il colore napoletano ma ha anche acquistato la umanità propria della Sicilia“.

Facciamo presente che prima dello spettacolo agli spettatori sarà consegnato un Questionario di gradimento che, una volta compilato, sarà reso a fine serata. Lo scopo è migliorare sempre di più la nostra offerta.

       Vincenzo Rosana - Ufficio Stampa

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