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Mosaici del Tellaro: veleni fra Comune di Noto e Soprintendenza SR!

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Mosaici del Tellaro: veleni fra Comune di Noto e Soprintendenza SR!

Noto: Mosaici del Tellaro, veleni tra Soprintendenza e Comune.

“I mosaici della villa romana del Tellaro, di contrada Caddeddi, vanno immediatamente sottratti all’incessante degrado: è arrivato il momento di decidere cosa fare di quel tesoro”. Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, non ha alcuna intenzione di lasciar cadere la polemica sullo stato di abbandono dei mosaici pavimentali policromi del IV secolo dopo Cristo, “calpestati” nei giorni scorsi da una nidiata di cuccioli partoriti da una cagnetta randagia proprio all’interno della villa, in quei nobili e signorili ambienti che espongono scene di caccia e il passaggio di un carro trainato da buoi accompagnato da un cavaliere e dai servi. Nell’altalenante, e per certi versi fastidiosa, controversia tra Soprintendenza ai Beni culturali e Comune di Noto sulla competenza a intervenire per scongiurare seri danni all’inestimabile patrimonio, specie dopo l’amplificato ultimo episodio della passeggiata dei cani, il sindaco Corrado Bonfanti è andato giù pesante affermando di “non essere più disposto a fare da paravento”, e dichiarando che “d’ora in avanti mi limiterò alle specifiche competenze e responsabilità.IMG_4234

Non riesco a pensare che disponendo una lettera per gli interventi legati al randagismo, già posti in essere dal Comune, si rimandi ad altro problema o peggio ancora a data da destinare, la questione principale, che è poi quella della gestione e fruizione del sito museale dei mosaici della villa romana del Tellaro”. Parole che hanno riaperto la questione, anche se Bonfanti, alla luce di quanto si è verificato in questi ultimi anni, ha le “sue” soluzioni per mettere fine alla querelle. “Una recente norma regionale – afferma – ha modificato la convenzione tra Regione e Comune per cui oggi non disponiamo più del trenta per cento delle entrate provenienti dai biglietti d’ingresso, somma peraltro destinata alla manutenzione. Ma, cosa ancor più grave, continuiamo a non avere alcuna voce in capitolo in merito alla gestione del sito”. Per il sindaco di Noto “la situazione non può che andare a peggiorare, e ancora non si riesce a comprendere perché non venga ripristinata la biglietteria”. Mosaici da valorizzare. Ma anche da salvaguardare, tenendo d’occhio i malintenzionati. Nella villa romana, lungo il tratto di strada interno che collega Noto a Pachino, tra mille cavilli burocratici e lentezze, i riflettori sono tornati a far brillare l’esclusivo elemento di interesse: quei mosaici che da qualche anno, a causa dei diversi colpi messi a segno per portare via l’incasso, continuano a essere ammirati a costo zero, senza gravare sulle tasche dei visitatori. La stessa Soprintendenza, proprio a seguito dei frequenti furti, una volta sentiti gli uffici regionali centrali, stabilì di sospendere il ticket e di accordare l’ingresso gratuito a tutti i visitatori. Una misura necessaria, forzatamente adottata per tenere a debita distanza ladri e malviventi interessati solo agli incassi, custoditi per più giorni nelle casse della biglietteria, piuttosto che all’elemento artistico. “A questo punto – dice Bonfanti – non c’è che una sola strada da seguire: si passi la gestione al Comune affinché quest’ultimo se ne prenda veramente cura e consenta ad una start-up di giovani preparati e volenterosi di gestire il sito. La stagione primaverile è alle porte e non possiamo presentare il sito archeologico a quanti arriveranno in città in queste condizioni. I tempi sono maturi per un salto di qualità e per risolvere definitivamente la vecchia questione legata alla fruizione dei siti non più gestibili dalle Soprintendenze. Queste ultime – taglia corto il sindaco di Noto – si occupino esclusivamente della tutela del sito e contribuiscano alla valorizzazione, lasciando a terzi una gestione più dinamica, al passo coi tempi e le esigenze dei visitatori”. Polemica chiusa? Manco per idea. Ne sanno qualcosa i cani della nobile villa.

Vincenzo Rosana

NOTA BENE: tratto dal Giornale di Sicilia del 16 febbraio 2017

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