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Noto: Rileggendo “Centina” di Orazio Di Rosa.

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Noto: Rileggendo “Centina” di  Orazio Di Rosa.

RILEGGENDO “CENTINA”  a cura di Biagio Iacono

di  Orazio Di Rosa

Si è poeti per impulso irrefrenabile di certe immagini di vita che, se negli uomini comuni passano fuggevoli senza traccia o appena osservate, nei poeti persistono, si richiamano, si aggruppano e formano “organismi fantastici”. Questo enunciato, annotato in un sua pagina da Benedetto Croce, ben si adatta allo scenario degli ambienti, delle tracce di vita e delle persistenze di immagini che risaltano nella poesia di Corrado Papa che, composita e di impareggiabile valenza psicologica, diviene “organismo pulsante” di idee e di articolate fantasticherie.CENTINA cop.image

E spuntano come fiori le icone del quotidiano che egli capta nei silenzi della sua allusività, reinterpretandole poi, secondo le cadenze del suo oracolo misterioso che parla alla sua fantasia e che esplodono in armonie di versi che fanno flessuosa ed emotiva ogni rappresentazione della realtà. Un’operazione di amore, oso definirla, l’arte poetica di Corrado Papa, intento da sempre  ad una “lettura” dei dettagli della vita e della fluttuante realtà che lo circonda, e che poi, aperto il segno della parola, confida a se stesso e agli altri con lo stupore, gli umori, le perplessità che essa gli propone, con la potente forza delle idee che lo portano a focalizzare le immagini conclusive in una sapiente disposizione di sillabe indovinate, di caustici enunciati, di argute  personalissime riflessioni.

Ogni artista è uomo della sua terra, della sua gente, della sua lingua (C. Marchesi); ed è la lingua della sua gente , quella che Papa usa, adopera, imposta, incantando il lettore con un documento frutto di un animo sensibile che sa trasformare in canto le immediatezze, le figure, le vicende, i ricordi. In lui la realtà riceve un’impronta personalissima, poiché il suo linguaggio ricco di risonanze e di echi, affascina perché chiaramente intonato alla  sua personalità: l’intelligente ironia, le indovinate similitudini, le calcolate metafore, i curiosi ossimori, e una rappresentazione delle cose pennellata in modo semplice ma graffiante, tale da suscitare il sorriso e, in qualche caso anche il riso, per la innata tendenza a colorire le frasi, a trattare i versi con una lingua intrisa di un cromatismo quasi sensuale.

Un impressionante capolavoro letterario, questa lodevolissima ed elegante silloge Centina, che l’’intelligenza editoriale di Biagio Iacono ha confezionato, rendendolo prezioso e insospettabile gioiello: una filigrana fantasmagorica di quadri di insuperabile fattura, sentiti “dentro” e dettati da un poeta che fa uso di quella parlata sicula, esaltata da Gesualdo Bufalino, quando così si esprimeva:…Il nostro dialetto, più sembra rustico e greve e più riesce a sprigionare musiche e fantasie espressive che non trovano l’eguale nella parlata cortese…!

Il prof. Orazio Di Rosa.

Il prof. Orazio Di Rosa.

L’Arte – diceva Leone Tolstoi – non è un mestiere, ma l’espressione di sentimenti veri”. E veri  e intensi sono i sentimenti di Corrado Papa, tali che improvvisa scoppia in ogni lirica la sua fantasia nel tratteggiare  con consumata abilità e profonda speculazione le tante contraddittorie cifre dell’animo umano. Il tutto guardato da una prospettiva che, di una parte di umanità, svela gli ingenui difetti, cantati con fine dileggio, e pur senza paternalismi; moraleggianti sì, ma in modo soffice e offerti in una piacevolissima cornice di satira sapientemente scherzosa. E vi colloca con aria sorniona, e una forza icastica personalissima, le esagerazioni, i finti pentimenti, gli intrighi fanciullescamente scoperti dei politicanti parolai, la nobiltà decaduta, i vizi di una irriducibile umanità trasferiti su inconsapevoli animali. E infine i personali punti di vista, scherzosamente, ma decisamente declamati.

Cito solo due versi, di incommensurabile houmor: Parlando con Dio che si accinge a creare la donna, lui esprime dei “Desiderata”, azzarda dei suggerimenti, eccone uno: “ca parra piccaredda, anzi fammilla muta!”. (Che parli poco, anzi, fammela proprio muta!). E, in un’altra poesia dove se la prende con il Padreterno che ha dato la parola a tutti: traditori, dittatori, pazzi, imbroglioni, gente che parla a vanvera, o che parla troppo, se ne esce con la stupenda battuta: “Dqllq (la parola) a mia moglie, era il caso?” Ma, soprattutto, è poeta positivo, il Papa; assenti infatti perché non pervenuti alla sua viscerale solarità i particolari angustiati stati d’animo di ogni individuo che si definisce poeta e che, temerario e sfrontato, è pronto impunemente ad offrirne il contenuto ai perplessi lettori: il tedio infinito dell’effimero, le smarrite solitudini, la rassegnazione alle quotidiane catene, le realtà straziate da barriere, i nostalgici abbandoni.

100_3250 - CopiaNiente di tutto questo; il Papa corre scanzonato per la sua strada, saltellandovi con la spensieratezza e la giocondità di un fanciullo.  Ne solleva la polvere, dà un calcio ai sassi più disturbanti; si atteggia ad attore che declama, come nessun altro (ne è nella vita reale insuperabile esempio) nella scena teatrale di ogni sua lirica. E gli spettatori, entusiasti, ma come inebetiti, sono condotti ingenuamente per mano, in seno a quella sbilenca realtà, e ne ridono senza avvedersi che è la propria; è il luogo dove loro stessi vivono, e spetterebbe a loro stessi quindi correggerla, senza che il puparo ne tiri i fili: Protagonisti e soggetti finalmente, perché così li vuole, così li vorrebbe il poeta, poiché lui lo è. E, pertanto, per una volta tanto, non solo oggetti, ma persone pensanti, capaci di camminare le giuste vie nel frastornato labirintico parapiglia della storia, dell’esistenza, della vita.

           Orazio Di Rosa

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CORRADO PAPA : “CENTINA, Poesie Notigiane del Novecento

a cura di Biagio Iacono, Sicula Editrice-Netum – Noto, 2016, pagg. 144, € 20,00  –

NOTA BENE: Le foto sono del Cap. Prof. Francesco Capodicasa, Vicepresidente UNUCI-NOTO.

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