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Un’opera che onora il Piemonte e l’Italia: ” IL RISORGIMENTO NELL’ASTIGIANO,NEL MONFERRATO E NELLE LANGHE “

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Un’opera che onora il Piemonte e l’Italia: ” IL RISORGIMENTO NELL’ASTIGIANO,NEL MONFERRATO E NELLE LANGHE “

   Un’opera che onora il Piemonte e l’Italia:

“ IL RISORGIMENTO NELL’ASTIGIANO  NEL MONFERRATO E NELLE LANGHE “

Uno splendido volume della Fondazione  C.R.Asti e della relativa Banca  che onora laStoria, l’Arte  e laCultura d’un  Territorio che meritatamente chiede d’essere inserito a pieno titolo nella Lista  del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

di  Biagio Iacono

  ASTI, 10.02.2012 – Non so  se “Innamorarsi a Milano” sia ancora  oggi di moda, come la canzone dei miei giovanili anniSessanta delNovecento quando – studentello allaBocconi – mi perdevo nelle nebbie dei  suoi viali, nelle misteriose oscure navate del suo Duomo non allora restaurate,  oppure fra le mille guglie di quell’alta terrazza – sotto la Madonnina– sognando fantasticamente in versi altrettante“…braccia infinite in preghiera”: da  quel tempo, il Nord per me è sempre  stato Milano!

Eppure, non avrei mai sospettato che – a più di mezzo secolo – mi sarei  potuto di nuovo, artisticamente, “innamorare”d’una delle tante “solo per me” anonime  città del Nord come Asti dove, per felici coincidenze, mi trovo a far spola  fra la mia Noto di Sicilia e l’Astigiano  del Piemonte, proprio come un turista che, tuttavia, al “caso” concede solo una  sua consolidata “Lettura delle Pietre”,delle quali anche Asti gode  superbamente da almeno due millenni, mentre la mia città,quella Antica – dopo il  devastante terremoto del 1693  in Val di Noto– giace quasi ancora come nel 1894 la definì il milanese Carlo Airaghi:“Una Pompei medioevale”!

 

 

Ma le “Pietre” da sole non  bastano alla Storia, all’Arte ed alla Cultura d’un qualsiasi Territorio se esso – al di là dei suoi Beni Artistici,  Culturali e Naturali in genere – non producesse anche unaflorida Economia sul piano sociale:  ed è per questo che gli studi e le ricerche sulle tradizioni di Asti e dell’Astigiano– in senso lato – hanno ben superato i confini regionali, evidenziando  l’indiscusso “valore” di quei Beni a  fondamento dell’aspirazione ad una “dignità” internazionale – come quella  dell’inserimento a pieno titolo” delle Langhe-Roero e Monferrato nellaWorld Heritage oLista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco– e, pertanto, anche grazie ai diversi  volumi sulle straordinarie fonti storico-documentali dell’Astigiano,finalmente è stato possibile avanzare la suddetta legittima e meritoria “candidatura”.

 

Edito congiuntamente dalla Fondazione e relativa Banca Cassa di  Risparmio di Asti, lo splendido libro-strenna dal titolo“Il Risorgimento nell’Astigiano, nel Monferrato e nelle Langhe” è uno di quei testi, tanto preziosi quanto necessari a cui mi riferisco, perché  svelano i capisaldi strutturali della “Civiltà”non solo di Asti-città ma  dell’intero suo Comprensorio, il  quale così “ri-trova  tutto sé stesso” nelle pagine di quest’opera, ricchissima di quegli studi  che, tra fine Settecento con l’arrivo  di Napoleone ed il primo Ottocento  piemontese, sono fondamentali per capire  come e quanto “Amor patrio” si debba “ri-conoscere” all’Astigiano nell’arduo cammino verso il compimento  dell’Unità nazionale.

 

 

In questo libro, al di là dell’ottimo formato e della pregevole qualità  editoriale fatta anche d’un apparato iconografico magistralmente elaborato in  moltissime illustrazioni e precise didascalie, una rapida occhiata alSommario ed alle breviNote biografiche degli illustri 39  Autori fa emergere l’impressione che non d’una superficiale lettura ma d’un  puntuale studio sull’Astigiano esso  meriti, accompagnato dal “timore e  tremore” reverenziali che si provano quando, d’unTerritorio sconosciuto, si sfoglia  un’armonico-poliedrica piccola “enciclopedia  storico-letteraria” profondamente incuneata sul solco delle miglioritradizioni  antropologico-folcloristico-scientifiche.

 

Suddiviso in sei  capitoli che tratteggiano tutto l’arco risorgimentale, e scritti da riconosciuti “Maestri” in materia, “Il Risorgimento  nell’Astigiano, nel Monferrato e nelle Langhe” s’apre con altrettanti sobrie  eppur ampie chiarissime sintesi sui seguenti periodi: 1) – “IlTriennio rivoluzionario (1796-1799)”;2) – “Dal Consolato all’Impero (1800-1814)”; 3) – “ La  Restaurazione (1814-1830)”; 4 – “L’età carloalbertina (1831-1849); 5) – “Il periodo cavouriano e l’Unità  d’Italia (1850-1861); 6) – “L’età del  ricordo e della celebrazione “.

Tutti i capitoli chiudono  con pagine antologiche che raccolgono, storicamente, altrettante schede o notizie bio-bliografiche sui “Personaggi“del relativo periodo; i quali, tuttavia, per la maggior parte meriterebbero  d’esser meglio definiti vere e proprie “Personalità”:così, almeno, a chi scrive sono sembrati queiProtagonisti del  Risorgimento Astigiano qui  celebrati, grazie all’ideazione ed all’iniziativa del prof. Ottavio Coffano,  mentre la cura, la ricerca e la coordinazione fra gli Autori è stata molto ben diretta dal prof.  Silvano Montaldo.

 

Nessuna “captatio benevolentiae”– sia chiaro – da parte di chi scrive, né servile adulazione, ma il “rispettoso  omaggio” all’ingegno d’una squadra d’eccellenti Studiosi, se – come ultimo fra i  Lettori – ritengo doveroso un “ottimo” complessivo giudizio di merito su  quest’opera: che certamente onora non solo il Piemonte ma tutta l’Italia, specie  quella del 150° Anniversario dell’Unità  Nazionale, alla di cui celebrazione è stata principalmente dedicata con  riconoscente patriottica preveggenza – perchégià stampata nel novembre 2010 – quasi ad onta di coloro che, non furon pochi, di lì a poco avrebbero voluto  boicottare una ricorrenza così significativa del nostro “essere” Italiani!

Infatti, non a caso, i benevoli promo-editori di questo libro-strenna – il dott. Aldo Pia ed il dott.  Michele Maggiora, rispettivamente Presidentedella Banca Cassa di Risparmio di Asti  e della relativa Fondazione – sottolineano in premessa l’importanza  dell’iniziativa, avendo essi fatto chiamare, quasia raccolta, le migliori firme che da  decenni campeggiano nella Cultura astigiana, e se in piena consapevolezza  scrivono, il dott. Aldo Pia, che “…Il  2011 è il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Questo libro vuole essere il  nostro contributo non effimero alle celebrazioni, un contenitore di saperi e di  memorie, un racconto da trasmettere alle future generazioni….Le vicende  risorgimentali sono viste, per così dire, dal basso, da una realtà decentrata,  quella di Asti e dei territori compresi tra Alba e Casale. E’ un’operazione che  rimette in luce la storia della nostra città e delle nostre genti, il retaggio  morale e culturale che accomuna. La storia condivisa, riconosciuta come valore  collettivo, è il potente collante che tiene insieme popoli e nazioni, quello che  ci rende partecipi d’un destino comune.”

 

   Mentre il Presidente della Fondazione,  dott. Michele Maggiora della foto a fianco, proseguendo sul medisimo solco sottolinea l’importanza  del volume che “…non sarà certo l’ultimo,  di una collana di testi che hanno via via approfondito la conoscenza della città,  dell’area su cui è insediata, delle tradizioni, dei depositi artistici, in  definitiva della cultura del nostro territorio.” E, dopo aver ricordato il  2011 del suddetto 150°, prosegue dicendo: “ Ancor più significativa, oggi, è la riscoperta negli eventi e nei personaggi  astigiani, illustrati dalle pagine e che ci vengono restituiti vivi e presenti,  del sogno, dello spirito che fece l’Italia. … Riemergono dall’oblìo i nostri  antenati, buoni piemontesi, sobri ma determinati, capaci di darsi un compito e  portarlo a termine. Sono un esempio per tutti noi: poche parole, quelle  necessarie, tanto lavoro e non perdere mai di vista l’obiettivo. Fino a  raggiungerlo. Speriamo tutti insieme di saper dare un simile esempio a chi verrà  dopo di noi.”

    L’augurio  speranzoso di “ saper dare“ un esempio simile a quello dei Padri che dalRisorgimento all’Unità  vi hanno preceduti, caro Presidente Maggiora, è da molti decenni sotto gli occhi  compiaciuti dei vs. Concittadini in gran parte vs. Utenti – come constato quando  mi muovo in città da “turista-giornalista” – tanto è vero che la C.R.  di Asti e la sua Fondazione  godono di una indiscussa …….. e senza dubbio costituiscono la vera trama  fondante la struttura dell’Astigiano  d’oggi, essendo quasi sempre presenti ed attiva nelle più diverse  stratificazioni socio-economico-culturali di esso.

 

 

Dato anche a Cesare il dovuto  riconoscimento, torniamo al libro in questione, di cui possiamo solo dar qualche  rapido cenno, iniziando dal primo capitolo che s’apre sulTriennio rivoluzionario del 1796-99 e  sulle prime insorgenze degli episodi di Alba ed Asti, di cui vengono analizzati i moti repubblicani e  giacobini nelle Langhe e nel Monferrato attraverso le fasi dellaRepubblica Astese, con le coccarde e l’Albero della Libertà”elevato anche  a Casale Monferrato  e, di volta in volta, col ricordo dei tanti altrialberi-simbolo abbattuti o rialzati a  seconda del vincitore di turno. Il Triennio si chiude con la vicenda e foto della lapide rievocativa dei  Repubblicani astigiani, sita nel 1909 inPiazza della Libertà ad Asti, e con  le pagine antologiche di Renato Bordone e Silvano Montaldo sullaFamiglia Gambini, tratte da una loro precedente pubblicazione. Coi suddetti Bordone e Montaldo,  altri autori di questo primo capitolo sono:  Dino Carpanetto, Pierangelo Gentile, Ezio Claudio Pia, Nicoletta Calapà, Rosanna  Caramiello, Germana Mazza e Andrea Rocco.

Il secondo capitolo “Dal Consolato  all’Impero (1800-1814)” tratta delle dirette conseguenze – positive e negative – che ebbe sul Piemonte e sull’Astigiano la politica  francese in Italia. Interessanti sono le analisi o le tante e varie pagine sulla  nuova amministrazione nel territorio conquistato, sulla nascente propensione al  culto della personalità di Napoleone anche a Casale Monferrato, sull’affermarsi  delle Comunità Ebraiche, sull’ascesa della famiglia Asinari di San Marzano fra  politica e viticultura, nonché quelle sulla nascita delle primeLogge massoniche ad Asti, Alba, Acqui  e Casale Monferrato. Oltre a diversi degli Autori sopra citati, che non  ripetiamo perché più volte ricorrono, in queste pagine troviamo i nomi di  Luciano Allegra, Franco Correggia, Paola  Gullino e Marco Novarino.  Anche questo capitolo, come detto, illustra l’opera e la personalità di  personaggi del periodo, comeCarlo Luigi di Castell’Alfero, Ferdinando  Dal Pozzo di Castellino e San Vincenzo, Giovanni Secondo De Canis, Francesco  Morelli d’Aramengo e Giuseppe Vernazza: pagine scritte come sopra detto, a  cui s’aggiunge il nome di Donatella Gnetti.

“ La Restaurazione “del 1814-1830 occupa il terzo capitolo  col ritorno dei Savoia, i moti del 1821 ed i relativi compromessi fra patrioti,  editori, cospiratori, poeti ed esuli. L’azione di Carlo Felice al castello di  Govone e di Cesare Balbo al castello di Camerano sono evidenziate quasi ad  introdurci anche sulle trasformazioni agronomiche del paesaggio rurale già da  quegli anni, mentre la pomologia astigiana di Giorgio Gallesio e la nascita del progetto del parco di  San Martino Alfieri completano le innovative caratteristiche di quel primo  Ottocento. Altri Autori di queste pagine sono Walter Boggione, Federica Larcher,  Carlo Tosco,  Alessandro Roversi,  Elena Accati, Agnese Fornaris, Carla Forno, Mauro Forno, mentre i personaggi  illustrati con magistrale perizia sono quelli diCesare Alfieri di Sostegno, Carlo  Giuseppe Luigi Bertero, Giuseppe Maria Bonzanigo, Carlo Giuseppe Cerutti di  Castiglione Falletto, Antonino Faà di Bruno, Carlo Lessona,Giovanni Batista  Scapaccino e Carlo Vidua.

 

   Anche il quarto capitolo – come tutti gli altri – è magistralmente aperto da  Silvano Montaldo su “L’età carloalbertina”del 1831-1849 col risveglio delle città e la relativa primavera dei popoli. ”Il  15 giugno 1831 – scrive Montaldo – quando il trentaduenne Carlo Alberto, da  pochi mesi re di Sardegna, in viaggio verso Genova passò per Asti, ad  accoglierlo fu l’avvocato cinquantunenne Giuseppe Valpreda, da poco più d’un  anno sindaco della città.” I due – sottolinea Montaldo – avevano in comune  un discusso “precedente” nei moti del 1821: l’allora principe per il tentativo  velleitario d’una mediazione fra cospiratori e re, il Valpreda perché era stato  da pochi giorni nominato sindaco della città dalla Giunta rivoluzionaria. Segue  una sintesi degli avvenimenti astigiani e dei suoi “gattopardeschi” protagonisti  con la storia delle classi dirigenti “…raccontata  anche dai luoghi deputati a rappresentarne il prestigio…” come il Teatro del  Trincotto “… costruito nel 1737che nel 1740 fu ceduto in gestione ad una  società di nobili, di cui faceva parte il conte Antonio Amedeo Alfieri, padre di  Vittorio.” Ma le tensioni fra nobili  e borghesi si ripercossero “…anche  all’organizzazione delle rappresentazioni teatrali…” per cui,“…il primo, vero teatro d’Asti fu aperto  senza più distinzioni cetuali, secondo una moderna mentalità imprenditoriale…”nel primo Ottocento. “La storia del  teatro quale luogo-simbolo della cultura e della circolazione delle élites non  finì a quell’epoca …” – prosegue Montaldoanche se per alcuni quelli furono gli anni”…della miseria culturale di Asti,  oppressa dalla cappa di piombo calata  sull’intero regno con la repressione dei moti del 1821.”

 

E ci fermiamo solo a brevi citazioni sull’importanza del teatro come  fattore di elevazione sociale per cogliere il “taglio” di tutta questa opera che  abbraccia le  poliedriche e  multiformi “facce” di Asti, ove nella prima metà di quel secolo erano già stati  pubblicati un centinaio di libri, dei quali il 40% era apparso entro il 1814.

 

Fra le tante novità di quel tempo, piace ricordare la nascita della Cassa  di Risparmio e di Previdenza della Provincia di Asti nel 1842“…che vide il diffondersi – scrive  Montaldo – di iniziative sorte da quello spirito di  unione tra gli individui a cui i teorici della società borghese ascrivevano le  sorti del progresso civile. Per l’Astigiano fu un evento importante, sia in  prospettiva futura, dal momento che la banca divenne presto il secondo istituto  fra le Casse di Risparmio piemontesi, sia perché rafforzava il processo di  amalgama della classe dirigente locale, che superando le antiche divisioni  trovava nuovi modi di collaborare e guidare la società …  L’obiettivo era quello di  aiutare i ceti subalterni educandoli a quei valori borghesi utilitaristici, che  erano ormai individuati come il miglior strumento per combattere il pauperismo e  stimolare il progresso civile. ”

Non c’è dubbio che al risveglio della società astigiana d’allora  contribuirono le iniziative dell’amministrazione comunale le cui attività – spiega Montaldo – furono rilanciate dal sindaco Giuseppe Valpreda in poi con, a seguire – aggiungiamo noi sino ai nostri giorni – tutta una  serie di sindaci od amministratori in prima fila negli investimenti in opere d’interesse generale. E, tuttavia, l’epoca  carloalbertina non avrebbe mai potuto realizzare quel progresso cui tendevano le  classi dirigenti più aperte, perché tutta stretta all’interno d’una monarchia  pur sempre assoluta, per quanto si proclamasse riformista ed illuminata! Infatti  l’elezione di Pio IX nel 1846, i tentativi di riforme nello Stato pontificio e nel Granducato di Toscana influirono al  risveglio della società astigiana, che nel 1847 diede vita all’apertura  dell’Asilo infantile e del Gabinetto di lettura e partecipò anche alle delusioni seguite alla rivoluzione dell’inizio1848 inSicilia ed a quelle del 1848/49 in Italia ed Europa.

Altre pagine – sempre interessanti – sono dedicate al mecenatismo a  Casale nel primo Ottocento, a Carlo Alberto,a Camillo Cavour sindaco e  vitivinicoltore a Grinzane, ad Ottavio Falletti e Giulia Colbert con le sperimentazioni in campo enologico a Barolo, ai conti Cotti di  Ceres per il Parco della Tenuta di Valdeperno, alle Terme carloalbertine di  Acqui.  I relativi personaggi di  quel tempo qui ricordati sono Angelo  Brofferio, Luigi Canina, Giuseppe Maria De Rolandis, Carlo Marenco, i Montiglio,  Faustina Rero di Cortanza, Ascanio Sobrero e  Carlo Evasio Soliva. Altri Autori di  questo capitolo e qui non ancora citati sono Maria Paola Soffiantino, Adriano  Viarengo, Vincenzo Gerbi, Marco Devecchi, Alessandro Martini e Marco Ciardi.

 

Il quinto capitolo su “Il periodo  cavouriano e l’Unità d’Italia (1850-1861) è altrettanto avvincente come gli altri, specie nell’introduzione storica  al periodo fatta – come su detto – dall’esemplare nota storico-letteraria del  prof. Silvano Montaldo sulle trasformazioni di quel decennio straordinario che  vide – per es. – il 5 novembre 1849 il  primo treno giungere in Asti, cambiando così l’economia e la vita stessa degli  abitanti se pensiamo che per Torino una vettura di posta prima impiegava  sette-otto ore mentre con la ferrovia bastava poco più di un’ora e mezza.

La sconfitta della primavera dei  popoli a favore dell’Austria in Italia ed Europa, tuttavia, consolidava la  pace mentre la Francia s’avviava  all’impero di Luigi Napoleone: il Piemonte sabaudo però, al di là di tutte le  delusioni, “…rimase l’unico stato – dice Montaldo – a conservare in Italia  una costituzione e leggi che garantivano quelle libertà di pensiero, culto,  rappresentanza politica per le quali, dal 1789 in poi, tanto sangue era stato versato.” Finite  nel 1849 le cosiddette rivoluzioni borghesi, al movimento dei lavoratori e dei  partiti marxisti si contrappose l’accordo fra tra le monarchie e il notabilato  col compromesso tra vecchie e nuove classi dirigenti.

 

Vittorio Emanuele II – prosegue Montaldo – fu l’unico principe  italiano a comprendere che la spinta del movimento nazionale era inarrestabile,  e che pertanto era necessario trovare un accordo con esso per non venire  spodestato. Fu questa una scelta fondamentale, dopo quella di preservare la  costituzione concessa malvolentieri dal padre, che pose un’ipoteca sabauda sulla  soluzione della crisi italiana…” che si compì nel 1861 con l’unificazione  nazionale “…senza    che l’ambiente dell’Astigiano, del Monferrato e delle Langhe subisse  grandi trasformazioni.” Trasformazioni che, invece,di quel decennio sul  piano urbanistico, Montaldo  ben  descrive nelle città di Asti ed Alba.

Ugualmente, la nascita dell’industria vinicola e di una nova  imprenditoria sono adeguatamente narrate perché complementari alla comprensione  del periodo, coi nomi delle storiche Famiglie dai marchi ancor oggi famosi in  tutto il mondo. Seguono le vicende sul teatro sociale di Alba e su quelli di  Asti del secondo Ottocento con tante  curiosità: “ Il Teatro Sociale Alfieri,  dotato di ottima acustica e di un impianto di luce a gas, fu inaugurato il 6  ottobre 1860 con un allestimento del Mosèdi Rossini ;la stagione proseguì con Saffodi Pacini e Isabella d’Aragona  del veronese Carlo Pedrotti. Il grande successo della stagione 1864, con Un  ballo in maschera di Verdi e Lucrezia  Borgia di Donizetti si ripeté nel 1865  con il debutto del Barbiere di Sivigliadi Rossini e nuovamente l’anno successivo  con Trovatore e Norma.” E ci fermiamo citando in questo capitolo  almeno le schede sulle origini del mutualismo operaio e sulle fortificazioni di  Casale Monferrato nell’Ottocento.

 

 

I personaggi celebrati in questa parte centrale dl libro sonoGiorgio Brusca,Giovan Battista Arri, Filippo Artico,  Isacco Artom, Bartolomeo Bona, Giovanni Bosco, Ferdinando Bosio, Giusepe Cafasso,  Giuseppe Camisola, Gabriele Capello dettoil Moncalvo, Francesco Cirio, Alerino  Como, Giuserppe Govone,Guglielmo Massaja, Filippo Mellana, Luigi Nazari, di  Calabiana, Giuseppe Antonio Ottavi, Michelangelo Pittatore, Giuseppe Rossi,  Riccardo Sineo, Marianna Torta Moro Lin e Giovanni Visone. Altri Autori non ancora qui sopra citati sono Patrizia Cirio, Annalisa Dameri,Giuseppe  Banfo, Francesco Trainiello,  Maria  Paola Soffiantino e Franco Contaretti.

 

L’età del ricordo e della celebrazione“ chiude il sesto dei capitoli, in cuiabbiamo articolatoquesta magnifica opera, partendo dai luoghi e dai monumenti del Risorgimento innalzatidopo l’Unità, grazie all’ottima rivisitazionestorica e criticadi Silvano Montaldo che, dei protagonisti di quell’epopea, evidenzia le luci quanto  le ombre, le esaltazionifuorvianti e/o contraddittorie, ma pur sempre mosse da  un autentico spiritod’amor patrio, ora da una parte ora dall’altra.

Concluso il Risorgimento con la  presa di Porta Pia del 20 settembre 1870, anche il ricordo di quegli avvenimenti  fu contrastato: per cui – scrive Montaldo –  i sabaudi ”… arrivarono a  raccontare il Risorgimento senza nominare Mazzini e riducendo Garibaldi al ruolo  di esecutore fedele, sia che fossero studiosi più vicini alla sinistra liberale,  e quindi determinati a riconoscere i meriti di cospiratori e democratici, coloro  che scrissero sulla storia risorgimentalefurono mossi da forti  convinzioni ideali, che fecero spesso velo all’obiettività e al rispetto delle  fonti.”

Non mancarono, quindi, nell’Astigianoautori di grande spessore come Carlo Leone Grandi, che nel 1850 scrisse “La  storia della Repubblica d’Asti nel 1797” con un “Sommario delle vicende  della città dalle origini ai suoi tempi”, Angelo Brofferio per la  memorialistica, il Gabiani, l’Incisa e, via via, sino a Giuseppe Ottolenghi che “…diede alle stampe le Reminiscenze della propria vita del conte  Ludovico Sauli d’Igliano, uno dei compromessi nei moti del 1821”.Altrettanto – prosegue Montaldo – si può dire per “l’architettura della memoria “ sulle  vicende di Asti e Casale che “…costituiscono due casi significativi nel  panorama della celebrazione risorgimentale, per la quantità dei soggetti  celebrati, la qualità artistica delle opere, la coerenza – poi non sempre  rispettata – con il contesto urbano in cui furono collocate”. Non si  capirebbero, infatti, in queste città le numerose collezioni private divenute  poi musei civici od i reperti di tanti documenti relativi al processo di  unificazione nazionale.

 

Impossibile, in questa sede per noi,  analizzare le molte pagine dell’ultima parte dedicate ai tantissimi personaggi  dall’indiscussa personalità, e della cui celebrazione si circonfuse l’epopea  dell’Unità, che vide elevare monumenti e “ritorni” in grande stile: come quello  della riscoperta dell’astigiano Vittorio Alfieri, il cui mito  dell’interpretazione romantico-risorgimentale si alimentò dalle tragedie fino  alle tante altre opere in prosa e poesia – basti pensare agli ultimi versi di “Giorno verrà,…” del Misogallo scolpiti sulla lapide diPalazzo  Alfieri che s’affaccia su Piazza Cairoliad Asti – anche se, come ben  nota Carla Forno, dopo la fuga da Parigi, nel soggiorno fiorentino “…il  disinganno subentrato agli entusiasmi rivoluzionari celasse in Alfieri il  rifiuto della storia, per il suo portato di delusione e violenza, di tradimento  e sconfitta, mentre si approfondiva il solco fra le istanze libertarie delle sue  opere e i processi storici in atto, cioè fra il piano dell’ideale e quello,  inconciliabile, del reale, come testimonianola Vita e molte pagine dell’Epistolario.”

 

Seguono – nel libro di cui stiamo  parlando – le dettagliate notizie sui monumenti a Vittorio Alfieri ad Asti e  Torino, a Vittorio Emanuele II ad Asti ed Acqui Terme, nonché di quelli più  modesti dedicati a Garibaldi con una lapide ad Asti ed un obelisco a Casale  Monferrato: per non dire della lapide commemorativa ai Caduti delle Guerre  d’Indipendenza posta nel 1891 sulla facciata delPalazzo Civico ad  Asti.

Ricchissimo, quindi, il “Pantheon” astigiano per“fare gli Italiani” grazie alle virtù civili di uomini e  donne come Camillo Goltieri, Giovanni Bayno, Carlo Leone Grandi, Giovanna  Manfredi, Secondo Boschiero e tanti altri, i cui busti o monumenti in grande  stile ornano piazze e giardini pubblici del vasto comprensorio in parola,  specialmente di Casale Monferrato con le statue in onore di Urbano Rattazzi,   Filippo Mellana e Giovanni Lanza, e via via sino a quella di San Giovanni Bosco  a Castelnuovo Don Bosco.  Di tutti costoro e d’altri – qui per brevitas  non citati – troviamo ampie sintesi e belle pagine storico-letterarie.

Infine, come non ricordare le diverse  centinaia di fonti archivistico-storico-letterarie ben cronologicamente  inserite, dal 1776 al 2010 nelle sette fittissime pagine della Bibliografia e le  pur telegrafiche Note biografichedei 39 Autori citati, che ci danno il  senso ed il polso dell’autoritasculturale di cui quest’opera è frutto  davvero magistrale?

 

Volendo concludere questa “carrellata  astigiana”, non possiamo soffermarci alle poche opere qui citate da noi per la Scultura, perché altrettanto deve dirsi per la Pitturae l’Architetturarisorgimentale  dell’ultimo Ottocento, dei cui protagonisti segnaliamo le molteplici  illustrazioni ed i grandi ritratti a pagina intera, le immagini dei quali  avvincono per l’efficacia della testimonianza ed, al tempo stesso, per la loro  straordinaria bellezza: per tutte qui basterà segnalare il grande “Ritratto  di Giuseppe Garibaldi” di Eleuterio Pagliano del 1866, un olio su tela da  vero capolavoro, esposto al Museo Civicodi Casale Monferrato, come a  significativa metafora di tutta quella lunga epopea risorgimentaleche dal 1796 inpoi, per sommi capi,  qui abbiamo potuto solo molto fuggevolmente delineare, ma al precipuo scopo di  far nascere, in quanti più nostri Lettori possibile, il desiderio per lo studio  di questo felicissimo libro-strennache certamente ha raggiunto – per  l’evidente importanza qui evidenziata – l’obiettivo primario di onorare il 150°  dell’Unità d’Italia e, soprattutto, documentare scientificamente il contributo  dell’Astigiano e dell’intero Piemonte, nel suo non secondario ruolo al  Risorgimento Nazionale dell’intero comprensorio sino al Monferrato ed alle  Langhe: come quasi a ribadire,  rivendicandolo, l’antico motto del “cuique  suum”, pur nell’atavica sobrietà storico-economico-culturale dei  fatti narrati ed illustrati ma nella piena consapevolezza di poter  dignitosamente aspirare all’iscrizione nella Lista UNESCO,proprio per  l’immenso tesoro di Storia, Arte, Economia e Culturache, in tal campo ed  a tal meta, non insuperbiscono l’Astigiano ma non lo rendono inferiore a  nessuno degli altri Siti Mondialigià riconosciuti !

E, dantescamente, “…ciò non fia  d’onor poco argomento”.

                                                           Biagio Iacono  

 

direttore@lastigiano.itwww.lastigiano.it  tel. 0931838678 – 3207787642

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