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“Origami”: ricordi e riflessioni di Orazio Di Rosa.

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“Origami”: ricordi e riflessioni di Orazio Di Rosa.

  ORIGAMI, di Orazio Di Rosa:

un piccolo Zibaldone di ricordi e riflessioni.

Cop ORIGAMI

di  Biagio Iacono

    Questo grazioso volumetto, dall’emblematico titolo “ORIGAMI, fiori di carta”, costituisce un’ulteriore e “personalissima pagina d’Arte” che il Dir. Prof. Orazio Di Rosa ripropone alla nostra riflessione, dopo il volume “I LUOGHI DELLA MEMORIA” del Giugno 2014, quando lì volle “…ripercorrere i fascinosi itinerari suggeriti dai teoremi dell’Arte…” rivissuti col fascino e la commozione che li aveva fatti “emergere” dall’interiorità della sua lunga esperienza di Scrittore, Docente e Dirigente scolastico.

Sappiamo che gli Origami – scrive l’Autore riportando una comune definizione – “…sono l’arte antichissima, tutta giapponese, di piegare la carta in una infinità di modi, per raffigurare oggetti, animali, fiori nelle forme più estrose, eleganti e infinitamente creative.” Così egli vorrà “piegare”, in un’infinità di modi, i sentimenti del proprio animo, traendoli dalla stessa suddetta interiorità d’altri suoi più nascosti e profondi  “luoghi” di esistenziali Ricordanze.

Memore del detto “Nulla dies sine linea” di Plinio il Vecchio (Storia Nat.,35) a proposito del celebre pittore Apelle che ogni giorno tratteggiava col pennello qualche linea, Orazio Di Rosa si esercita da sempre nell’impegno quotidiano di “materializzare”, in meglio, la scrittura delle sue letture o riflessioni, componendo pensieri che –  come antiche “linee” in versi o prosa – a noi presenta così come sono sbocciati e/o trascritti: proprio come gli origami, in un piccolo Zibaldone di ricordi, leopardianamente da lui “ri-vissuti” e “ri-elaborati” per queste poche pagine.Orazio 1

Poche in verità, rispetto alle tante che aspettano la luce, ma significative del “caos” più profondo del suo cuore, dal quale, purtuttavia, sono emerse fra le reti della sua memoria: che egli tira in barca col malinconico profumo francescano d’un rimpianto mai velato da cupo pessimismo, e vergate da una personalissima prosa che, spesso, è tale solo perché non predisposta in versi, colma com’è dei sentimenti più belli e variegati che vanno dalla primissima infanzia alla di lui odierna avanzata maturità.

Per questo, anche in “ORIGAMI”, non inganni la nuda semplicità del volumetto, che è anch’esso – come scrissi per il libro precedente –  “…valido sotto ogni aspetto: non ultimo per quello in cui – nei momenti o nei giorni d’ombra che caratterizzano spesso la nostra esistenza – leggerne una pagina ci potrà aiutare a sostenere l’indicibile frammentarietà del nostro…“Essere Parziale”, vincendone la debolezza o i dubbi che l’incerta nostra vita quotidiana ci pone sempre più drammaticamente.”

Strutturato in tre parti, “ORIGAMI” si presenta  con: “ Sprazzi di Vita – Ho letto e…riletto – Riflessioni”, quasi che l’Autore abbia voluto sezionarlo in tre momenti diversi, come realmente sembrano e/o sono, per dare “spazi” e “tempi” al Lettore di comprendere meglio il suo “messaggio”: sul quale, però, egli stesso non ha “saputo” scrivere o dir “nulla” nell’iniziale mancata Premessa, lasciando la pagina quasi bianca ma scrivendoci, pirandellaniamente, che essa non è “pervenuta” all’Editore per il piacere, una volta tanto, di…non dir niente, essendo le pagine da sole sufficienti a…spiegar tutto!

Orazio 2.jpegE, tuttavia, nel finale di questo suo nuovo catulliano ma estroso “libellum”, Orazio Di Rosa si…accorge che, in realtà, di cose ne ha dette parecchie anche se in forme, spesso, contradditorie sul piano razionale perché fondamentalmente sentimentali, per cui, quasi-quasi si scusa con il Lettore avvertendolo e confessando, in una sconvolgente ma stupenda “Lettera a me stesso”, che all’inizio non sapeva quel che avrebbe detto: “… Sì, scriverò delle frasi, delle parole, però non so se avranno un nesso, se il discorso sarà logico, con un filo conduttore. Non lo so, potrò verificarlo solo alla fine. So però che sarò breve, molto breve.”

   Il suo cuore, invece, sa molto bene ciò che avrebbe dovuto scrivere ed anticipare nella sua estrosa non-Premessa che, per sola innata riservatezza o personale “pudore” letterario, non ha voluto “mettere le mani avanti” al Lettore: tanto è vero che, in quell’ultima pagina della “Lettera…”, si chiede se svelare “l’imperscrutabile gioco del tempo” abbia ancora un senso facendolo, egli, nel profondo del suo animo “giorno dopo giorno, anno dopo anno” e per cui il mistero della vita “rimane non svelato” neanche a sé stesso, proprio per quella di lui “fredda e lucida capacità speculativa che dà la solitudine…incapace d’intrattenere un colloquio, a dar voce al silenzio, a fornire al mio interiore dissidio un’alternativa.

Per fortuna, però, il Nostro non cade nel cupo leopardiano pessimismo cosmico-universale – dal quale allo stesso Recanatese riconosciamo l’uscita coi valori de La Ginestra – perché riconosce all’“anarchia dello spirito” la capacità d’elevare “lo sguardo oltre l’orizzonte angusto” pur nell’impossibilità di “interpretare la realtà” che lo circonda per intravvedere almeno le proprie radici dell’animo! Infatti, prendendone atto in moltissime pagine, l’Autore conclude che “…il mistero che definisce l’uomo…rimane non svelato neanche a me stesso.”!

Orazio 4.jpegMa, potremmo chiedergli: – Quando mai, sino ad oggi, esso è stato…”svelato”?      Paradossalmente, anche noi con lui, potremmo concordare col Carducci dell’Idillio maremmano che, forse, è “Meglio oprando oblïar, senza indagarlo,/questo enorme mister de l’universo!” Per questo invito il Lettore a leggerla subito, prima d’entrare nel vivo dell’opera, quella “Lettera” dell’Autore a sé stesso: ma senza farsi minimamente coinvolgere dall’evidente sua “contradictio in terminis ”   sul piano razionale, che bisogna decisamente abbandonare al solo fine di cogliervi “l’anima” dei suoi e dei nostri più strani o convulsi sentimenti, così come emergono dall’attuale sensibilità artistico-esistenziale del tempo di questo primo Duemila, foriero del più volte preannunciato e temuto “Medioevo prossimo venturo”!Orazio 3.jpeg.jpeg

Non a caso, pertanto, nella finale Conclusione con cui si chiude il volumetto, Orazio Di Rosa ammette candidamente: – “Nelle pagine che ho presentato, ho svariato tra ricordi, letture e riflessioni. Mi sono convinto, sempre di più, che più si legge e si riflette più si affina la nostra capacità di intendere la vita. Ho imparato che nella vita bisogna saper offrire sentimenti e non risentimenti perché colui che pensa e medita non è mai un uomo felice: difficile non è cominciare, ma finire.”

   Non so, infine, se noi tutti concorderemo con lui su questa che a me sembra un’ulteriore sua…”Provvisoria Conclusione”, convinto come sono che le sue “reti in barca della Memoria” lui le abbia tirate in su molto parzialmente, proprio perché – conoscendolo da mio Amico d’una vita – la sua vera “Giovinezza letteraria” sia ancora tutta da…venire nell’immediato futuro prossimo o venturo.

Al Lettore la gioia di scoprire, nelle seguenti pagine di Orazio Di Rosa, una risposta, qualunque sia, al suddetto augurio ed alle mie fuggevoli impressioni scaturite dalla “lettura-riflessione” di questi occasionali ma non superflui “ORIGAMI, fiori di carta”.

Noto-Zisola, 20 Marzo 2016                               Biagio Iacono

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