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Gli Ebrei in Sicilia

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Gli Ebrei in Sicilia

Gli Ebrei in Sicilia – Per una doverosa riscoperta

di Angelo Fortuna

Sappiamo come le tragiche, ma anche ridicole, leggi razziali fasciste del 1938 per la difesa della razza (nientemeno!), dirette contro gli Ebrei italiani, abbiano avuto, malgrado la vigilanza della dittatura fascista, scarsa risonanza in Sicilia, ove, a differenza di altre parti d’Italia, rimasero in buona misura inapplicate. La piaga dell’antisemitismo non ha mai avuto radici profonde nella nostra isola; il che, per tutti noi, è motivo di sano orgoglio. Pur tuttavia, quando si apre il capitolo della corposa presenza ebraica nel nostro territorio, si resta perplessi a causa della scarsità di studi di cui disponiamo, in contrasto con l’abbondanza di documentazione, per es., sulla non certo felice dominazione araba e sulle altre presenze più o meno oppressive ora francesi ora spagnole ecc.Nuovo documento 278_2

Se si considera che la nostra isola è stata abitata da consistenti comunità di Ebrei per 1.500 anni, dall’inizio dell’epoca cristiana fino al 1492, allorché un improvvido editto di Ferdinando il Cattolico ne ordinò la cacciata da tutti i territori del suo regno, Sicilia compresa, si resta  imbarazzati dinanzi al silenzio che è calato sui “nostri fratelli maggiori”, la cui presenza e cultura, nei secoli, hanno apportato ampi benefici alla vita economica e alla cultura siciliana. Escludendo l’ipotesi che l’oblio sia stato determinato da forme di antisemitismo, estranee al nostro modo di sentire, ci chiediamo se, nel caso in ispecie, si tratta di incuria da parte degli storici o non, come lascia presumere Baruch Triolo, di vera e propria “damnatio memoriae”. Per quanto ci riguarda, propenderemmo per semplice, ma pur sempre colpevole, pigrizia intellettuale.

Checché nei sia, è giunto il momento di colmare questa lacuna culturale e umana. In tale direzione ci viene in aiuto proprio il suddetto studioso Baruch Triolo, autore di un pregevole volumetto dal titolo “Guida ai tesori dell’Ebraismo di Sicilia – Le Giudecche” (2015), in cui viene chiarito come “la lunga permanenza dei Siciliani di religione ebraica nella nostra isola (abbia) lasciato tracce indelebili…”. Se qua e là sono individuabili simbolici ornamenti, molto più evidente è ancor oggi la presenza di interi quartieri – le Giudecche – in molte città siciliane. Non mancano poi le testimonianze archeologiche, come, ad esempio, la tomba scoperta in un costone roccioso nei pressi di Noto antica nel 2010, nelle cui pareti esterne spiccano candelabri a sette braccia. Il che testimonia che si tratta di una sepoltura di soggetti di religione ebraica, vissuti intorno all’anno Mille. La presenza ebraica a Noto è attestata altresì dai laboratori dei tintori in fondo alla Cava del Carosello a poca distanza dalle sorgenti dell’Asinaro. Secondo B. Triolo siamo dinanzi alla realtà di una laboriosa comunità di Ebrei, unici conoscitori del mestiere. È altrettanto certa la presenza ebraica in molti centri siciliani. Essa raggiunse però proporzioni notevoli a Siracusa e a Palermo, città nelle quali, al tempo dell’editto del 1492, vivevano non meno di 5000 persone di religione ebraica. Presumibilmente gli Ebrei presenti in Sicilia si attestavano intorno a 40.000 persone.

Ma qual è attualmente la situazione? Anche se non esistono vere e proprie comunità né sinagoghe per il culto, sono presenti in Sicilia varie decine di singoli fedeli e famiglie ebraiche che vanno integrandosi nel nostro tessuto sociale che, per fortuna, è molto più accogliente di altri contesti sociali europei. Basti pensare alla Francia dove l’antisemitismo è duro a morire. Colpisce l’affermazione dell’Autore della “Guida ai tesori dell’Ebraismo”, secondo il quale, dopo Israele, è proprio la Sicilia il luogo in cui “sono presenti in forma più ricca i giacimenti culturali della tradizione ebraica”. Urge pertanto un processo virtuoso di reintegrazione storica e di ri-legittimazione della memoria e della cultura giudaica, che non potrà che ampliare le dimensioni plurali della sicilianità.

Non si tratta di mero revisionismo storico, ma di occasione utile di arricchimento della nostra identità di Siciliani. Troppe volte, cedendo alla seduzione del paganesimo idolatrico e dell’edonismo, abbiamo rinnegato i valori della “sicilitudine”, mutuati dal messaggio universale d’amore del Cristianesimo. Il recupero di fecondi rapporti con “i nostri fratelli maggiori” non potrà che rafforzare le comuni radici bibliche e contribuire alla crescita in umanità di tutti.

Angelo Fortuna

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