subscribe: Posts | Comments | Email

Come nacque la “Marsigliese”.

Commenti disabilitati su Come nacque la “Marsigliese”.
Come nacque la “Marsigliese”.

COME NACQUE LA “MARSIGLIESE”

di Orazio Di Rosa

Marseillaisenoframe Per una sorta di sentita e spontanea solidarietà nei confronti dei nostri cugini d’oltralpe, colpiti nelle scorse settimane da infami e dolorosissimi atti di terrorismo, si continua a cantare, in più parti e nelle occasioni più varie, la Marsigliese, l’inno nazionale francese. Ma qual è la storia di tale Inno? E chi lo ha composto?

    “A Parigi, nell’agosto del 1792, la rivoluzione francese é in pieno furore. Chiamato per far fronte a una sommossa antirivoluzionaria, un battaglione di federati marsigliesi sfila per le strade della città, cantando un inno di guerra mai sentito prima.

Il motivo è molto orecchiabile e coinvolgente, con note che sembrano create per  arrivare diritte all’animo popolare. Il ritornello, possente e vibrante di spirito guerriero: ‘Aux armes, citoyens, formez vos bataillonz’ (Alle armi, cittadini, formate i vostri battaglioni!) mette il fuoco nelle vene e trascina le folle che, con moto spontaneo, in onore di quei federati che per primi lo hanno cantato per le strade di Parigi, danno all’inno  il nome di ‘Marsigliese’.

220px-Paris_July_2011-16a L’autore di quel canto è, come è risaputo, Claude Joseph Rouget de Lisle (1760/1836), capitano del Genio, poeta e compositore. Si dice che egli lo abbia composto la notte del 25 aprile 1792, durante un ricevimento in casa del sindaco di Strasburgo (Dietrich), mentre si trovava con la sua compagnia di guarnigione in tale città. L’aveva dedicato, col titolo di ‘Canto di guerra dell’Armata del Reno’, ad un gruppo di volontari che il giorno dopo doveva sottoporsi alla prova del fuoco contro le formazioni austriache.

Indagando sulla storia di quel canto, in un articolo intitolato ‘The strange origin of the Marsillaise’, un certo Blind Kare, inglese, sosteneva in base a delle prove secondo lui inconfutabili, che Rouget de Lisle non poteva in una sola notte comporre materialmente parole e musica di un inno così bello e anche alquanto lungo. Si sarebbe limitato a scrivere le parole, adattandole poi con un ritmo deciso e marziale, a un canto religioso tedesco, il ‘Credo di una Messa’, composta da Holtzmann, maestro di cappella del Palatinato.

Fine della storia? No, poiché secondo Nicola Piovani, la melodia sembra ricalcare il brano ‘Tema e variazioni in Do maggiore’, composto ben 11 anni prima dal compositore piemontese Giovan Battista Viotti. Plagio quindi indiscutibile, considerato però irrilevante dalla consuetudine storica, poiché vengono assunti come autori di un inno coloro che sul campo, cantandolo  ed associandolo a imprese eroiche, imprimono alla musica una potenza emotiva tale da assurgere alla simbolizzazione dell’unità della nazione.

La Marsigliese fu destinata nel tempo a seguire le vicende politiche della Francia,  e a subire anche alcuni rimaneggiamenti, solo però per quanto riguarda la musica e l’aggiunta di una settima strofa, la ‘strophe des enfants’. Dopo l’entusiastica accoglienza  durante la Rivoluzione ed essere stato inno nazionale sotto la Prima Repubblica (1795/1804), il canto fu proibito durante la Restaurazione; rimesso al posto d’onore sotto Luigi Filippo, fu ancora abbandonato a seguito del colpo di stato del 1851, per essere poi ripreso nel febbraio del 1879 dalla Terza Repubblica. Abolito ancora una volta durante l’occupazione nazista,  fu riconfermato come inno nazionale nel 1946 con l’avvento della V Repubblica.

                                                                                            Orazio Di Rosa

Comments are closed.