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Province: l’ennesima “patacca” di Crocetta e dell’Ars.

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Province: l’ennesima “patacca” di Crocetta e dell’Ars.

LA RIFORMA DELLE PROVINCE? L’ENNESIMA “PATACCA” DI CROCETTA E DELL’ARS

di Nicola Bono 

Non solo la sedicente “rivoluzione crocettiana” non è mai esistita, ma oggi è più che evidente che i livelli intollerabili di inefficienza, inadeguatezza e inconcludenza di questo governo e dell’azione legislativa dell’ARS hanno raggiunto picchi insostenibili. Emblematico, in tal senso, il sofferto iter della legge di riforma delle province. Annunciata da Crocetta ad inizio di mandato, come il suo“primo atto rivoluzionario”, dopo tre anni, piuttosto che “storica riforma istituzionale”, si è rivelata invece come l’ennesima “patacca legislativa”. Non a caso la norma è stata impugnata dal Governo nazionale, che ne ha eccepito l’incostituzionalità di più parti, e così è stata persa una grande occasione di riforma, barattata per assecondare miserie politiche e squallidi “regolamenti di conti”, oltre che la storica propensione all’accattonaggio di un ceto politico incapace di resistere al suo istinto predatore nei confronti delle risorse pubbliche. IMG-20150502-WA0000Infatti l’ARS piuttosto che  salvaguardare il diritto del popolo sovrano ad eleggere direttamente i Presidenti dei Consorzi di liberi comuni e delle aree metropolitane, o valorizzare l’ente intermedio estendendone le funzioni, o ancora disporre l’eliminazione di centinaia di enti pubblici, territoriali e non, per conseguire risparmi reali, ha preferito concedere a Sindaci e Consiglieri gettoni di presenza e indennità di carica aggiuntive, non previste nella legge nazionale, stravolgere i principi di democrazia con il voto unitario e non ponderato per ogni sindaco e consigliere,  parificando i rappresentanti di Palermo a quelli di Cassaro, e perfino norme trabocchetto per impedire l’elezione a Presidenti delle aree metropolitane di Sindaci sgraditi, ancorché in carica nei comuni capoluogo. E ancora il grave rischio in materia urbanistica di pericolosi conflitti di interesse tra amministratori controllati, che valuteranno i loro stessi strumenti urbanistici nella funzione inedita e inquietante di controllori. Da qui l’esigenza di modificare la riforma nelle parti impugnate, la cui semplice correzione però non potrà eliminare le storture evidenziate. Ma è sulle Aree Metropolitane che questa pseudo riforma ha espresso il peggio della sua essenza. Infatti il primo obbiettivo dell’Area Metropolitana dovrebbe essere quello di assorbire tutte le municipalità presenti nel suo territorio, caratterizzato da fenomeni di forte urbanizzazione senza soluzione di continuità, e conseguenti problemi di integrazione dei servizi pubblici, e procedere alla loro fusione nell’unica entità che deve assommare le funzioni di super comune insieme a quelle della Provincia, per la gestione unitaria e integrata di tutti i servizi. Nella pseudo riforma dell’ARS  nulla di tutto ciò è lontanamente rintracciabile, perché non un solo comune è stato sciolto e fatto confluire nella nuova struttura territoriale e tutti i Sindaci, gli apparati di governo e le strutture amministrative sono stati mantenuti. In tal modo non solo è stato tradito il senso della riforma e si è rinunciato a centinaia di milioni di veri risparmi, ma non si è neanche risolta la questione di come conciliare i vari poteri e competenze esistenti, con la necessità di una gestione unitaria dell’Area Metropolitana. E soprattutto, cosa c’entrano con l’Area Metropolitana i comuni distanti decine di chilometri dall’area urbana, che hanno ben altre e diverse esigenze gestionali? Più che una riforma sembra una sorta di copia-incolla confuso di norme incoerenti che esprimono un disegno senza senso, in cui l’ultimo degli obbiettivi è fare l’interesse dei cittadini, che invece poteva essere garantito piuttosto dall’eliminazione del vero “buco nero” della spesa pubblica italiana che sono le Regioni, a statuto ordinario o speciale poco importa, , e che invece il governo nazionale continua, per perverse logiche di bassa cucina politica, ad alimentare come ha fatto con il recente decreto “Salva regioni”che ne ha spalmato i debiti per i prossimi trent’anni.

On. Nicola Bono  – 3402775190 –

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