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CATTEDRALE di NOTO: dal PULPITO ai PILASTRI !

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CATTEDRALE di NOTO: dal PULPITO ai PILASTRI !

CATTEDRALE di NOTO: dal PULPITO ai PILASTRI !      Perché il problema della scadenza contrattuale sulla ricostruzione nel 2004     rischia d’essere un falso problema se non rispondiamo alla domanda:     Restituitaci nuda e cruda la nostra Cattedrale, saremo noi già pronti a     fruirla liturgicamente, pur con i minimi arredi ed altari restaurati?     (NB: testo del 2001)

CATTEDRALE di NOTO: dal PULPITO ai PILASTRI !

         Chi, oggi, voglia sapere o addirittura “controllare” – il punto sulla ricostruzione della Cattedrale di Noto può seguirne il puntuale aggiornamento sul settimanale La Vita Diocesana di Noto, oppure fornirsi della recente         monografia La Ricostruzione della Cattedrale di Noto, pubblicata dagli stessi progettisti R. De Benedictis e S. Tringali per L.C.T. Edizioni ( Ispica, 2000).  In questo bel volume, con grafici, disegni e splendide foto in b/n ed a colori, si illustrano non solo le tavole o le “tappe” del progetto, ma         si spiegano storicamente e tecnicamente molti degli interrogativi         precedenti e/o posteriori al crollo nonché i metodi ed i criteri         utilizzati o perseguiti.         Infine, senza dar peso alle inevitabili o fantasiose dicerie da paese,         farsi un’idea seguendo di persona – quasi “direttamente” – i lavori nel         cantiere della Cattedrale attraverso l’apposita porta vetrata         predisposta da tempo per il pubblico.         Si è detto e scritto, recentemente, che i lavori della ricostruzione         sembrano o sono in forte ritardo: io non lo so, però condivido l’osservazione di chi mi ha fatto notare come la sola scadenza         contrattuale del 2004 per la nostra Cattedrale, alla luce di altre riflessioni, sia in realtà un “falso” problema. Per quanto poco possa valere la mia testimonianza, sottolineo come, quasi  per caso, io abbia potuto assistere, in cantiere – col timore e tremore  dell’emozione – ora a qualche scavo, ora al monitoraggio su varie parti di fondazioni, ora alla minuziosa e premurosa messa in opera dei primi blocchi in pietra per elevare i pilastri: i blocchetti venivano         attentamente posati sulla malta scientificamente predisposta,         lentamente, quasi religiosamente, uno ad uno, per la “vera” ricostruzione dei pilastri. Posso, pertanto, assicurare i miei Lettori, sulla massima serietà e  competenza con le quali si sta di certo procedendo, giorno per giorno, senza millimetriche astuzie per non essere pronti a quella scadenza.  Questa ricostruzione – prima d’essere molto ben illustrata nel libro di cui sopra – era già stata oggetto dell’intervista rilasciata al suddetto  settimanale diocesano nel n°9 del 22 Aprile 2001 da parte dell’Ing. R. De Benedictis,  il quale spiegava come ci si stesse adoperando, dal basamento al fusto dei pilastri veri e propri, al fine di giungere poi  ll’appoggio degli arconi sui quali graveranno le murature sovrastanti. Ma é  proprio partendo dai vecchi pilastri del nostro maggior tempio – “punto cruciale di tutta la vicenda” – che vogliamo soffermare o  richiamare la nostra attenzione con alcune riflessioni.

        Oggi – è stato già detto e scritto – sappiamo solo a posteriori che,  purtroppo, i pilastri tali non erano: ma noi non sapevamo né mai avremmo sospettato che al loro interno ci fossero solo “grossi ciottoli di fiume” disposti “caoticamente e senza ingranamenti interni e con malta  povera di calce…” , cioè “casse” esterne di blocchetti riempiti al loro         interno, via via, con pietrame e malta scadente a mò di         “salsicciotti”!(1)

      E non lo sapevamo nemmeno quel 31 luglio1993, quando abbiamo  pubblicamente denunciato l’altissimo rischio che produceva lo         schiacciamento della terrazza in calcestruzzo sugli…,allora, cosiddetti         “pilastri”: come altrettanto dicasi, nel 1995, quando l’allarme fu dato,  in un pubblico Convegno sui Beni Culturali di Noto, addirittura dall’Amministrazione Comunale promotrice della denuncia, che fu accolta  dal sottoscritto nel servizio e foto sul nostro giornale.(2)      

      Né sapevamo “come” avrebbero dovuto essere ingabbiati i pilastri , allora circondati dai soli tubi innocenti, né lo avremmo mai sospettato che un disastro così straordinario fosse già incombente sulla nostra comunità!  Oggi, pertanto,i l problema della scadenza contrattuale comporta una         seria riflessione sull’interrogativo che emerge : – Crediamo davvero che nel 2004 la nostra Cattedrale – appena riconsegnataci si ma ” nuda e  cruda”, senza altari restaurati o ricostruiti con quant’altro d’arredi  sacri necessari anche per un minimo della sua funzionalità – possa         essere integralmente ed immediatamente fruibile? Senza dubbio la risposta è negativa, anche se questa non ci esime dalla  necessaria attenzione ai tempi della ricostruzione materiale  dell’edificio, che costituisce la condizione fondante – o la conditio   sine qua non – d’ogni ulteriore riflessione.   S’impone, allora, una azione preventiva, da parte delle Autorità competenti, affinché il TEMPO DEL DOPO-CONSEGNA, diciamo così, venga già  fin d’ora programmato in spazi di mesi e modi celerissimi, proprio per  non dovere attendere perlomeno…ALTRI QUATTRO ANNI prima di poter davvero riaprire al culto la nostra Cattedrale!  E… stavolta, lo spero, non mi direte, come al solito, d’essere io, di nuovo, l’antica Cassandra di sempre!  

        Preso atto che urge, quindi, prepararsi a “rivestire” iconograficamente e materialmente la chiesa, progettandone in anticipo – si fa per dire – “l’acquisto della stoffa e del minimo necessario”, il sottoscritto – nulla potendo né sapendo in merito d’architettura d’interni od arredi – ha però ficcato il naso negli archivi della nostra Biblioteca Comunale,         ove ben poco ha trovato che non sia già stato detto, scritto e, forse, addirittura omesso e “manomesso”.  Mi spiegherò meglio, carte alla mano, quando gli studi storici , commissionati a nostre spese sulla Cattedrale, saranno pubblicati da  Stephen Tobriner.  Nell’attesa ho sfogliato i cinque volumi manoscritti ad opera del  canonico netino Corrado Tafaro che il 19 febbraio1925, donandoci le sue “Notizie storico-religiose e civili dell’antica e moderna Noto”, in  premessa, fra l’altro, così scriveva:- “Benigno Lettore, è della mia  cara Patria, della mia diletta Patria che io voglio intrattenerti, se ti presti a leggere questo mio povero scritto. Dirti vorrei con Dante – “la carità del natio loco mi strinse”; il grande amore, l’immenso affetto mi han mosso a parlare della mia bella Patria natìa…Potrai dirmi ch’esso è un lavoretto che potrà interessare ad un Notinese, più che ad un estraneo. Va bene: però non potrai punto negarmi come le molteplici e svariate notizie di una data città, potranno corredare ancora i tuoi sudati studi.  Se poi non sono riuscito a contentare le tue bramose voglie, concedimi almeno un tuo grazioso e largo compatimento.”   

         Ebbene, frequentando il Tafaro delle “Notizie”, mi sono reso conto di come e quanto per mia responsabilità culturale, editoriale e giornalistica raramente lo si sia citato negli studi o contributi su Noto pubblicati almeno dalla mia Rivista NETUM dal 1975 al 1985 e poi  dal 1988 su questo giornale: vero è che quelle “Notizie” in cinque         volumi manoscritti costituiscono per me una sorta di “Zibaldone netino”, ma è altrettanto vero che ad esse bisogna accostarsi senza pregiudizi. Pregiudizi la cui “prima fonte” sull’oblìo del Tafaro mi è parso riscontrare nell’annotazione che Domenico Russo ci ha lasciato nel terzo volume ancora inedito della sua “Cronaca” , quando ne 1947 scrive: –         “ Oggi, 23 Gennaio, giovedì, è morto, per colpo apoplettico il Can. Corrado Tafaro, colpito dal male ieri (22 mercoledì) alle ore 19. Ha legato alcuni volumi alla nostra Comunale, ma di nessuna importanza i suoi appunti di cronaca ed altri manoscritti suoi che sarebbe stato meglio avesse bruciati, tanto sono di una inutilità assoluta e d’una imperfezione linguistica. Il povero Tafaro ha dimostrato però con questo atto di tenere all’amore per la nostra Biblioteca e certo alla sua mania di scrittore e  raccoglitore di cose e notizie patrie. “

          Astenendomi dal commentare un necrologio così infame, condivido perfettamente i giudizi dati da Francesco Balsamo e da Corrado Perricone  in testa ai due volumi della “Cronaca” del Russo editi dalla “Pro Noto” a cura dello stesso Perricone.(3)  Ma è dal Tafaro che bisogna perlomeno ripartire se vogliamo “rivedere  fantasticamente” com’era la nostra Cattedrale ai primi del Novecento, pur nei limiti d’una ricostruzione ben “datata” di arredi ed altari, spesso non completa e, tuttavia, affidata alla descrizione minuziosa d’un testimone, in questo, certamente molto affidabile. Ma torniamo all’oggetto delle nostre riflessioni sui pilastri e sul pulpito, il cui trasferimento da sinistra a destra era già stato fatto da me notare nel 1996 poco dopo il crollo( op. cit. pag.21 e37), e sui quali i due suddetti Progettisti hanno scritto: -” …come fu possibile realizzare pilastri di tale pessima fattura?  Fu un errore consapevole o no? …si conclude senza ombra di dubbio che la regola era conosciuta e venne disattesa. /…L’introduzione dei solai è  riconducibile agli anni ’50, …La loro realizzazione non fu indolore per la chiesa /…Unitamente a detti lavori furono eseguiti lo spostamento del pulpito, dal pilastro di sinistra a quello di destra, affinché il  predicatore potesse incrociare la vista con la cattedra vescovile, e dell’organo, trasferito dietro l’altare principale, dalla posizione  originaria compresa tra gli ultimi due pilastri di destra.  Anche queste trasformazioni non furono indolori per l’assetto statico e  non della chiesa: la nuova collocazione del pulpito comportò la necessità di scavare anche nel pilastro di destra per consentirvi la realizzazione di una scala interna di accesso, con l’ingresso dalla navata laterale: con il risultato di avere entrambi i pilastri  successivi ai piloni, in parte, cavi. L’organo…avrebbe smesso di lì a poco di far udire la sua voce.” ( op.  cit. pagg.54/55) 

.          Ai miei  amici Progettisti/Scrittori mi permetto di far notare come il pulpito e  l’organo furono spostati nel 1944 non “unitamente” ai lavori della terrazza negli anni ’50 : a me lo dice la seguente annotazione  dell’ignorato Tafaro : –Trasporto del Pulpito da sinistra a destra di chi entra nella Navata  Centrale. Per ordine di S. Ecc.za Mons. Angelo Calabretta, Vescovo di Noto, lungo  l’ottobre 1944, il pulpito in cui si svolgono ogni anno le prediche della Quaresima e i Panegirici dei Santi, è stato trasportato da sinistra a destra di chi entra della navata centrale, per essere  dirimpetto al soglio vescovile. Il lavoro è costato £.27.000(ventisettemila), così mi ha detto l’appaltatore Antonio Pintaldi  da Noto, unito – detto lavoro – ad altri         restauri della chiesa e sacristia(sic). (pag.         290/vol. I )

–          Trasporto e riparazione dell’Organo della Cattedrale su l’altare maggiore.  I lavori sono cominciati il 2 ottobre 1944, lunedì; la muratura diretta al maestro notinese Antonio Pintaldi; la fatica dal maestro Signor Polizzi Agostino e figlio Mario – Ditta Fratelli Polizzi da Modica. Costoro hanno trasportato l’organo dalla navata centrale all’altare         maggiore, restaurandolo e compiendone in forma radicale la manticeria, onde evitare l’asmaticità dello strumento. In tale occasione, lo strumento è stato intuonato (sic) ed accordato secondo le antiche e  proprie caratteristiche  dell’organo antico; ciò per conservare l’antica dolcezza dei suoni.  La spesa dei lavori è stata assicurata mediante contratto per la somma di £.40.000, oltre gli imprevisti che sono costati altre lire 20.000 (ventimila)…, in tutto il trasporto di detto organo è costato £.60.000.  Vescovo della Diocesi – Mons. Angelo Calabretta d’Acireale. Vicario Generale – Mons. Prevosto Petriliggieri da Modica. Parroco della Parrocchia Cattedrale – Can. Zappulla Nunzio da Buccheri. ( pag. 289/vol.I )

          Se il Tafaro avesse scritto solo queste due modeste notizie, oggi meriterebbe il nostro ricordo per averci egli aiutato a non datare erroneamente, unendo fatti diversi fra loro, cioè la costruzione della terrazza col trasporto del pulpito e dell’organo. Piuttosto, mi ha impressionato come un’altra domanda famosa sorga spontanea e come mi sembri quasi impossibile non averne avuto prima la possibilità di farla né di averne risposta: –” Come mai                     N ES S U N O , dei presenti allora o viventi al 1996, si sia ricordato o lo abbia  ricordato che quei pilastri erano in gran parte “vuoti” o, comunque,fatti con materiali tanto facilmente asportabili da NON INSOSPETTIRE e da realizzarci,     addirittura, una…scaletta interna per l’accesso al pulpito, cosa che tutti invece, oggi, molto ben ricordiamo?

           Per carità, non vorrei essere frainteso, ma dico solo quello che penso anche ricordando come, certamente nell’Archivio Vescovile di Noto, non dovrebbero mancare maggiori e migliori fonti o notizie! In conclusione, chi voglia in parte sapere”com’era” la nostra Cattedrale, specie nel suo apparato iconografico e decorativo, s’immerga pure nell’obliato e tempestoso mare delle “Notizie” del Can. Corrado Tafaro, di cui a me giovane fu detto – dall’allora direttore della nostra Biblioteca, Gioacchino Santocono Russo – che non valevano nulla!  Ed io, più non le cercai!         Oggi, invece, se avessi potuto riflettere su quelle e sulle tante pagine di altri nostri Padri Netini – che con quegli inediti od antichi manoscritti urlano dal loro buio silenzio la nostra presente ignavia – forse nella mia denuncia del “pericolo imminente” sulla Cattedrale di Noto (1993) sarei stato molto più convincente! Forse, perché a nulla valse poi nel 1995 l’altro mio grido, quando mi  fotografai dentro la Cattedrale con una canna indicante i timori!  

                        Ma con i se od i forse, purtroppo, non si può neppure far cronaca!

Biagio Iacono

Noto,  Zisola 5 Giugno 2001

SI  NOTI  LA  DATA  DI  QUESTO  MIO  SCRITTO,  ATTUALISSIMO

ANCHE OGGI  11 AGOSTO 2004  QUANDO REIMPAGINO!

ALTRO POST-SCRIPTUM: anche oggi 18 Aprile 2005, rileggendolo!

ED ANCHE OGGI 8 MAGGIO 2O13 CHE LO RIPROPONGO DA LA GAZZETTA DI NOTO DI ALLORA AL VAL DI NOTO MAGAZINE.IT DI OGGI!! 

        _____________

        (1) – v. R.De Benedictis-S. Tringali, La ricostruzione della Cattedrale  di Noto, L.C.T. Edizioni, Ispica, 2000, pagg. 54/55.     

    (2) – v. Biagio Iacono, NOTO…MIA!   La Cattedrale, dalle origini al crollo(1996) – Architettura ed Urbanistica (1976-1995) del Centro Storico da “Netum” a “La Gazzetta di Noto”),Sicula Editrice-Netum, Noto, 1996.      

   (3) – v. Domenico Russo, Cronaca della Città di Noto,vol.I (1903-1912) e vol.II (19131932) a cura di Corrado Perricone, Edizioni “Pro Noto”, Noto, 1995/1999.

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