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Mattarella: dalla Realtà alla Speranza!

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Mattarella: dalla Realtà alla Speranza!

       MATTARELLA: dalla REALTA’ alla SPERANZA!

                       di  Carmine  Tedesco

            La grandiosa e patriottica manifestazione popolare per l’insediamento del 12° Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avvenuta il 3 febbraio u.s., ed il breve ma corposo discorso presidenziale che l’ha preceduta hanno infuso, a mio parere, nella mente e nel cuore degli Italiani, una spinta nuova, energica all’orgoglio nazionale, all’Unità, alla legalità, alla giustizia, alla lealtà, alla solidarietà, alla condivisione, alla fierezza di essere un popolo unico ed una sola Bandiera, alla responsabilità collettiva civile e sociale, all’integrità morale, all’onestà, all’onore.  Ebbene, il giorno dopo, riflettendo su quanto sentito e visto, parecchie e di opposta natura considerazioni sulla sorte dell’Italia e degli Italiani, stretti nel cerchio delle vicissitudini che stiamo oggi vivendo, hanno occupato, prepotenti, il mio pensare. Eccole.

       Costituzione     E’ ineludibile che il fluido discorso del Presidente e l’inappuntabile, grandiosa sfilata che ne è seguita per le vie storiche di Roma Capitale abbiano scosso l’assopimento diffuso che attanagliava l’italianità di buona parte dei cittadini; è fuori discussione, anche, che tutto ciò abbia favorito in tutti un convinto avvicinamento all’Italia che è e, ancora di più, all’Italia che vorremmo domani con  l’auspicio che i coraggiosi uomini di oggi, ispirati dal Presidente, Le ridiano la forza e l’orgoglio per rinascere; è innegabile che la memorabile giornata abbia risvegliato lo spirito patriottico che, tranne in speciali contingenti occasioni (quasi sempre di natura sportiva), risultava essere ‘fuori moda’; inoltre, per quanto si vogliano definire opinabili, non sono da sottovalutare la riscoperta della Bandiera, la partecipazione spontanea del popolo, la fiducia di base in un avvenire autorevole dell’Italia nei campi della finanza, della produttività, della cultura, della ricerca e del prestigio internazionale.   C’è, però, un fronte opposto a queste basi positive che evidenzia come molti aspetti, richiamati indirettamente dal Presidente, occorre vengano revisionati o, meglio ancora, eliminati/rimossi. Siamo sicuramente in molti ad auspicare che i segnali ricevuti vengano accolti dalle forze politiche e sociali tutte e che, insieme, una volta per tutte, a partire dai comuni cittadini, ci si renda conto che la nostra serenità, la salute della Nazione e l’avvenire dei nostri figli dipendono totalmente dalla concretizzazione che ciascuno, per la parte di competenza, piccola o grande che sia, sa e saprà dare alle nitide indicazioni del discorso presidenziale. Di esse, ecco la mia decodificazione.
Mattarella

A sostegno del principio dell’Unità della Nazione, tre sono gli aspetti  evidenziati dal Presidente e sui quali si fonda la speranza di noi cittadini di vedere un’Italia nuova: riforme, sviluppo, legalità.    In primo luogo va sottolineato come il concetto costituzionale di uguaglianza, le cui fondamenta poggiano sulla giustizia, sulla condivisione e sulla solidarietà a tutti i livelli, venga oggi offuscato dal dilagare delle tendenze individualistiche che inseguono ‘spazi riservati’, delle precedenze e preferenze esclusive, del mantenimento di privilegi in ogni settore della vita pubblica senza per nulla lasciarsi contagiare o ravvedere dagli affanni e dai bisogni primari e vitali del popolo in generale e dei giovani in particolare: trovare un lavoro, avere una casa, mettere su famiglia. E non mi riferisco unicamente alla casta dei politici (di ogni settore, sebbene con responsabilità differenziate), ma, come sostiene la prof.ssa Loretta Napoleoni, docente di Economia presso la ‘Judge Business School’ di Cambridge, : “La Casta non è solo politica o finanziaria, è anche sociale” in quanto pur essa, come e forse più delle prime due, anziché correttamente “mettersi al servizio del Paese…è al servizio di se stessa”.

Un secondo aspetto, pur esso molto pungente e aspro, lo si può ravvisare soffermandosi sul concetto di nazionalità. L’Unità della Patria venne raggiunta dopo circa 50 anni di lotte, lacrime e sangue che videro protagonisti la migliore gioventù del tempo, la cui forza non venne solo dai personaggi tramandati dalla storia, e quindi oggi noti, ma, ancora di più, da quelle migliaia e migliaia di persone, rimaste sconosciute, che vollero e seppero scientemente ed eroicamente rispondere con ardore alla voce  del proprio cuore. La nazionalità -da non confondere col nazionalismo- si è poi espansa e rafforzata nei successivi 150 anni. Eppure, oggi, rimbalzano nelle orecchie di tutti i ‘rumori’ secessionisti, cioè di differenziazione se non di separazione, che circolano sulla bocca di uomini politici e non, quantunque di una precisa area geografica d’Italia. Il solo pensiero di ‘disunità’ non solo è offensivo e irriverente per tutte quelle persone che per l’Unità sacrificarono la propria vita, ma diventa urtante e orrido quando scopriamo che esso proviene da una zona che più delle altre ha dato e sofferto per essa. Tali strumentalismi di divisione territoriale e di spinta alla disunione, specialmente in un oggi in cui decisamente sale la tendenza a superare le barriere sia nazionali che europee in tutti i campi e a tutti i livelli, risultano veramente indecifrabili e antistorici. Fragilità umana? Obnubilamento politico? Corsa elettorale? Chiamatela come volete. A me ed alla stragrande maggioranza degli Italiani appaiono come una vera farsa.

Infine, ma non ultimo, la tanto sbandierata condivisione-solidarietà, la parità, la cittadinanza attiva e partecipativa, il principio inaffondabile del bene e dell’interesse comuni sembra vadano vieppiù indebolendosi nelle azioni e nelle scelte di molti concittadini, per non dire della maggioranza. Il vantaggio di parte, la priorità elettiva, le pretese élitarie, le invadenze autoritarie, le corsie -anche legislative- preferenziali, l’accentuazione delle disuguaglianze, l’intoccabilità dei privilegi acquisiti, le precedenze predeterminate, i personalismi vergognosi, i soprusi sociali prevaricano e pervadono qualsivoglia senso della giustizia, dell’equità e del merito.

25 APRILE 2014I richiami ripetuti ai valori e agli ideali da parte anche di personaggi autorevoli, oggi più che mai, a noi della massa risultano essere solo parole, suoni, apparenze. Stiamo rischiando, quasi senza rendercene conto, per colpa di pochi, di disperdere il patrimonio incommensurabile di sacrifici e sofferenze da parte di gentiluomini e di gentildonne, di servitori ed eroi della Patria che la Storia passata ci ha tramandato e la presente ci testimonia. Qualora la volontà ed i sentimenti integerrimi che hanno ispirato i decenni passati dovessero andare dispersi o dovessero essere abbandonati, senza dubbio tempi bui e tristi ci attendono. Attenti, dunque, a rimanere saldi e pronti nel mantenere fede al significato della celebrazione dell’insediamento, ai messaggi proposti dal discorso udito, ai richiami alla Costituzione elencati dal Presidente tenendo fermo, nel cuore e nella mente, che l’Europa e il mondo ci osservano e, soprattutto, che la gioventù di casa, se non vogliamo rischiare il tracollo precipitando nel girone dei cattivi, attende dagli adulti segnali ed esempi di presenza attiva e responsabile, di coraggio vigile e assennato, di compagni freschi e puntualmente rispettosi dei principi umani e civili dell’umanità e, in casa nostra, della Costituzione Repubblicana.

Rigenerati, allora, dai sentimenti nobili incarnati dal Presidente Mattarella, dobbiamo sfoderare il coraggio di gridare, indignati, tutti uniti: Basta con la corruzione! Basta coi privilegi che non si mettono mai in discussione! Basta con le oligarchie che non arretrano mai di un passo! Basta col parassitismo fiscale! Basta con gli sprechi pubblici! Basta con le divisioni! Basta con gli illusionismi! Basta con gli intoccabili! Basta con la casta!

Ne va dell’Italia Unita. Ne va dell’avvenire di noi tutti.

                                                          Carmine Tedesco

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