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Bono: Quale governance per Pantalica?

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Bono: Quale governance per Pantalica?

QUALE GOVERNANCE PER PANTALICA?

Leggo periodicamente sulla stampa locale notizie circa non meglio precisate attività di valorizzazione e fruizione di Pantalica e della Valle dell’Anapo  e mi sono fatalmente venute alla mente alcune riflessioni sui metodi e i tempi degli investimenti nella nostra disgraziata terra. Nella fattispecie si tratta delle modalità di utilizzo di risorse attinte dai fondi UE, il cui decreto di assegnazione fu vistato dalla Corte dei Conti il  5 settembre 2013 e cioè oltre un anno fa, sulla base di una progettazione già pronta, non a caso ammessa a finanziamento. Ma attenzione, non stiamo parlando dell’intera somma concessa, ammontante a circa 4 milioni di Euro, di cui 500.000 già persi per imperdonabili ritardi dei BB.CC.,  ma di appena 1/3 e cioè circa un milione e 300.000 Euro, destinati al recupero di due caselli dell’ex ferrovia Siracusa-Ragusa-Vizzini, di Villa delle Rose e dell’interramento delle tubazioni dell’acqua, sembra per l’alimentazione di fontanelle da realizzare lungo il corso della vecchia ferrovia. Con gli altri due milioni circa, sarebbero previsti altri interventi, tra cui l’acquisto di due trenini gommati per trasportare i visitatori lungo la Valle dell’Anapo, nello stesso tracciato oggetto di un altro finanziamento UE per la realizzazione della Green Way e cioè di una pista ciclabile.

CONVEGNO LIONS UNESCO NOTO 7 6 2013 020A parte questa non chiarita possibile contraddizione della destinazione d’uso, siamo certamente davanti a un’attività  interessante, peccato che a parte gli appalti per i restauri e gli acquisti di trenini gommati, non vi sia alcuna idea di come realizzare la governance di un’area, che non può e non potrà mai decollare, senza un progetto di gestione che abbia una visione unitaria e un soggetto responsabile, oltre che finanziariamente in grado di supportare il conseguente sforzo organizzativo e promozionale. Per questo motivo, nel corso della mia gestione alla guida della Provincia Regionale, ho più volte posto a Comuni, Regione e partenariato il tema di come aggirare il principale nemico di Pantalica, che consiste nell’eccessiva frammentazione delle competenze pubbliche, che rende ingovernabile il prezioso sito, specie per politiche di fruizione e valorizzazione. Ho sostenuto, inascoltato, che prima di ogni intervento di qualunque tipo nell’area fosse necessario definire la governance e stabilire con chiarezza “chi fa cosa”, nell’ovvio rispetto delle rispettive competenze di tutte le entità pubbliche interessate, il cui ruolo avrebbe dovuto essere di indirizzo e di vigilanza e non più di gestione.

Purtroppo nessuno ha mai raccolto le proposte avanzate dall’Amministrazione Provinciale negli anni e la conseguenza è stata che, a tutt’oggi, non si ha ancora neanche un pallido progetto di gestione e si “aspettano le gare” per realizzare opere che, come quelle restaurate in passato, rischiano di rimanere inutilizzate e quindi improduttive per qualsiasi ipotesi di sviuppo. L’idea della provincia era, piuttosto, di definire un bando per un projet financing, contenente l’individuazione di tutti gli immobili da restaurare, con risorse a carico dell’investitore, la fissazione della durata e delle relative modalità d’uso, la determinazione del tetto minimo di risorse da destinare alla promozione e delle garanzie per i livelli occupazionali. Il tutto sotto il controllo di un comitato di gestione con compiti di indirizzo e vigilanza, composto dai rappresentanti delle varie autorità che hanno competenze nell’area. Non solo questo non è stato fatto, ma si sono persi tutti questi anni inseguendo ardite progettazioni, senza che neanche un solo minuto fosse dedicato alla governance, per cui ancora oggi nessuno sa chi, con quali risorse e con quali strategie potrà gestire Pantalica. Certamente non potranno essere le entità pubbliche a farlo, sia per le diverse e spesso sovrapposte competenze, sia per la evidente inadeguatezza di visione imprenditoriale. Ma sopratutto per la totale mancanza di risorse.

Infatti non è un caso che molti di coloro che, a vario titolo, rivestono un ruolo protagonista nelle vicende del sito Unesco, glissano quando si pone la fatidica domanda: ma chi pagherà per le attrezzature e la gestione dei servizi di fruizione? O per le non indifferenti e strategiche spese per la promozione? E per garantire gli stipendi dei vari addetti? Ecco perché temo che anche questo round possa vedere il trionfo a Pantalica della vecchia e sterile pratica dell’ennesimo spreco di fondi UE, spesi senza una visione progettuale complessiva e una conseguente stabile prospettiva di crescita economica. Non solo, ma se oggettivamente il restauro degli immobili ancora in rovina dell’area è comunque un dato positivo, perché si tratta di una operazione che in ogni caso andava fatta, forti sono i dubbi sull’opportunità della realizzazione delle tubazioni per le fontanelle, non essendovi nessuna notizia circa l’avvio di una pratica per  l’ottenimento da parte del Genio Civile della necessaria autorizzazione a disporre dell’acqua per alimentare il nuovo sistema pubblico potabile di Pantalica. Ma si sa che l’utilizzo dei fondi pubblici nella nostra terra è spesso ispirato al principio prima l’opera e poi l’autorizzazione, salvo impattare, ogni tanto, con dinieghi che rendono inutili gli sforzi e gli investimenti realizzati. Così come potrebbe verificarsi ugualmente anche per l’acquisto dei trenini gommati, per fortuna non ancora acquistati, perché rientranti tra le risorse per le quali non sono ancora state predisposte le gare. Infatti, in merito all’utilizzo dei trenini, non risulta a tutt’oggi che siano mai stati effettuati seri controlli in merito alla sicurezza del percorso dell’ex ferrovia, dismesso da oltre 60 anni e conseguentemente privo della benché minima manutenzione. Anche in questo caso prima l’acquisto dei mezzi e poi la verifica della praticabilità, magari per precostituire le motivazioni per ulteriori richieste di finanziamenti?

Ecco serviti alcuni esempi delle possibili cause dei fallimenti delle strategie di sviluppo nella nostra terra in generale e nella splendida riserva di Pantalica in particolare. Un eccesso di dirigismo per il quale non si ritiene neanche minimamente necessario garantire una governance efficiente, ma si indugia a ritiene ancora possibile una gestione pubblica di attività che impongono, al contrario, un taglio rigorosamente manageriale, sia per ovvie esigenze di razionalità organizzativa che, soprattutto, per garantire risorse finanziarie e livelli occupazionali nel tempo. Un’azione nobile e importante per il futuro di Paesi come Ferla e Sortino e l’intero interland della zona montana, svilita e sacrificata a beneficio dell’unica e sterile attività di gestione degli appalti per realizzare restauri e acquistare macchinari, ma in un quadro totalmente privo di strategia la cui assenza, non a caso come in passato , continua a condannare questo magico territorio ad essere privato della benché minima prospettiva di sviluppo.

On. Nicola Bono

Già Presidente della Provincia Regionale di Siracusa

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