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Asterischi siciliani: Heloria e Cittadella.

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Asterischi siciliani: Heloria e Cittadella.

 Asterischi siciliani: Heloria la pianura dove è sempre primavera

di   Enzo Papa

 Non finisce di sorprendere la piana di Noto, l’ Heloria Tempe, questo luogo straordinario celebrato fin dall’antichità, dove, come scrive ancora nel 1553 il monaco periegeta Tommaso Fazello, è sempre primavera: “Questo paese Elorino insino all’età d’oggi è molto ameno e grato, sì per la veduta di terra e di mare, come per la comodità del cacciare, del pescare e dell’ucc! ellare, dove si vede quasi sempre una primavera. “Qui, in questa parte della Sicilia ad una trentina di chilometri a sud di Siracusa, presso le rive del Tellaro, lì dove proseguiva verso il guado di Passo di Miele la via Elorina che da quel luogo prese nome, si insediarono Siculi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi; lo dicono i vari toponimi dei luoghi circostanti, e soprattutto le più antiche e autorevoli fonti letterarie. Virgilio ne fa cenno nel terzo libro dell’ Eneide: “praepingue solum stagnantis Helori”, ed è Ovidio che nel IV libro dei Fasti paragona la piana che prende nome dal fiume Eloro alla mitica tassalica Tempe, definendola appunto Heloria Tempe. Terra rigogliosa e ubertosa, dunque, la piana attraversata dal fiume Eloro che poco più avanti sfocia nel mare, le cui periodiche inondazioni e la chiusura della foce a causa delle mareggiate allagavano la pianura, rendendola fertile, come accadeva per il Nilo. ”

PAPA cop Insomma, doveva essere una sorta  di paradiso terrestre quella pianura, se dobbiamo credere anche a Plinio che parlava di una “piscina Elorina” dove i pesci venivano a prendere il cibo dalle mani dell’uomo, così come avveniva anche lungo l’Eloro. Ebbene, nessuno avrebbe mai immaginato che proprio su una collinetta, quasi un rialzo della piana, in posizione dominante, appena un paio di chilometri dalla foce e dalle rovine della cittadina di Eloro, sotto le fondamenta di una settecentesca masseria, appena qualche decennio fa, cioè negli anni settanta del secolo scorso, venne “scoperta” una villa romana di epoca imperiale del IV secolo d. C. di circa 6 mila metri quadrati, dotata di preziosi mosaici pavimentali policromi di raffinata esecuzione, a detta degli esperti sicuramente di mano africana, come quelli di Piazza Armerina. In verità essa era stata segnalata già nel 1961, ma senza risultato, nel libro Netum ante Christumnatum dello scrittore netino Gaetano Passarello, il quale successivamente, ma inutilmente, ne rivendicò la scoperta. Si tratta di! una villa testimonianza di potere economico di un’aristocrazia latifondista insediatasi in un fertilissimo territorio abitato ab antiquo, come dimostrano le tracce di più antichi insediamenti presenti in un raggio di pochi chilometri. Ma chissà se gli studi e il tempo non abbiano a riservarci in futuro altre sorprese, il che non è escluso stando anche a quanto scrive l’archeologo Giuseppe Voza: ” Non si può abbandonare il sito di Eloro senza dire una parola sulla preziosità del territorio che la circonda e che è ancora, per la maggior parte, integro”. 

 NB: Questo articolo ci è stato inviato da LA SICILIA del 18/09/2014,che ringraziamo.

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 Il mistero irrisolto della bizantina Cittadella

 di   Enzo Papa

DSC_4785Màccara, città dei Màccari, Imacara, Iccara, Eloro, Trinacria, Tyracina, Ina, e, più recentemente, Respensa: perfino il nome è rimasto un mistero che mai gli archeologi sono riusciti a sciogliere. «… da’ Netini è chiamata corrottamente città Màccari, ma comunemente è detta Cittadella»: così Tommaso Fazello che la visitò intorno alla metà del ‘500 e ne lasciò accurata descrizione; e, dunque, come anche suggerì l’archeologo Paolo Orsi che ben la studiò nel  gennaio del 1898 e ne lasciò ampia e minuziosa descrizione, Cittadella semplicemente conviene chiamarla, intendendosi invece per Màccari un agglomerato di “ruine” a circa 3 km a S. O.

Doveva essere un villaggio, o poco più, ma con qualche buon monumento, la Cittadella che sorgeva «su un roccioso guscio di testuggine appoggiato da una parte ad una bassa costa sabbiosa che lo divide dal mare, dall’altra a due paludi, una delle quali in antico porto di piccola pescaggione…». Siamo a sud dell’oasi faunistica di Vendicari, lì dove finiscono i pantani Sichilli e Scirbìa. Poca cosa resta oggi di codesta città fantasma, certamente di origine bizantina, le cui incerte origini sono da collocare, secondo Paolo Orsi, tra il V e VI secolo e già abbandonata intorno all’ VIII secolo, forse in seguito alle prime incursioni arabe. E tuttavia, ancora nel 1553, secondo Tommaso Fazello, «si vedono per tutta ! la città edifici pubblici e privati mezzo rovinati, e le strad! e v’appariscono ancora lunghe a proporzione». Di tutto quel che vide il frate domenicano Fazello poco resta già meno di tre secoli dopo, quando Cittadella viene visitata dal peintre du roi, Jean Houel, che percorre la Sicilia nel 1785 e la descrive e la illustra con i suoi splendidi guazzi; il sito presentava ancora consistenti rovine e avanzi di strutture anche imponenti, come la Trigona, una chiesetta bizantina a tre absidi ancor oggi visibile, seppur inglobata in una costruzione rurale, e della quale ci ha lasciato una bellissima immagine. Ma nell’ultimo secolo, almeno da quando venne studiata e descritta da Paolo Orsi, man mano è andata quasi scomparendo del tutto, lasciando, oltre l’interessante Trigona, poche tracce di catacombe e di interessanti tombe ad edicola.

Recentemente l’archeologa medievista Lucia Arcifa, alla luce di recenti scoperte di documenti d’archivio, ritiene trattarsi di Respensa, indicando con tal nome non solo Cittadella, ma un intero distretto! amministrativo ricco di casali, con a capo proprio la cittadina Respensa e proponendo per la misteriosa città una continuità di vita oltre il periodo arabo e fino al sec. XI, allorquando venne del tutto abbandonata probabilmente per l’insabbiamento del “porto di piccola pescaggione”.

  NB: Questo articolo ci è stato inviato da LA SICILIA del 15/09/2014,che ringraziamo.

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