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San Corrado: un legame storico fra Piacenza e Noto.

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San Corrado: un legame storico fra Piacenza e Noto.

San Corrado: un legame storico fra Piacenza e Noto.

di  Umberto Battini

Dal lontano medioevo del XIV secolo, una linea ininterrotta corre tra la terra di Piacenza e quella sicula: il nobile milite S. Corrado Confalonieri smette le vesti e lo sfarzo ed indossata una grigia tunica s’avvia alla santità nella terra che più l’ha amato in vita e in morte, l’Ingegnosa Noto. Ma i rapporti tra la terra natia e quella d’adozione, circa la storia e la valorizzazione umana e poi spirituale del Santo Eremita, hanno avuto uno sviluppo nei secoli attinente allo svolgersi degli accadimenti che proprio da Noto  portarono ad elevare agli altari questo virtuoso uomo di fede.

In effetti, in base agli attuali riscontri storici, la vera e propria riscoperta piacentina di questo insigne santo la dobbiamo collocare nei primi anni del 1600, quando per mano degli Anziani della città di Noto, si avvisò la città di Piacenza inviando tre lettere arrivate il 28 aprile 1611, una diretta alla persona del Duca Farnese, una al Vescovo e altra agli Anziani che avevano il governo della città, nella missiva si chiedeva espressamente di far ricerche d’archivio sul Santo Corrado. Addirittura gli stessi Anziani netini segnalano in queste lettere alcuni dati storici già in loro possesso, quali il fatto che fosse stato maritato con una nobile lodigiana di nome Eufrosina divenuta poi monaca clarissa e che fosse stato feudatario del borgo e castello piacentino di Calendasco.

pala sebastiano conca santuario Noto s corr di fuoriMa è questa ultima affermazione fatta dai Giurati netini che assume un valore importantissimo per la storiografia corradiana, in effetti la casata dei Confalonieri fu per alcuni secoli feudataria di Calendasco, esercitando dal poderoso maniero il dominio su questa ricca terra attaccata al fiume Po, al nord-ovest di Piacenza. E che la casata Confalonieri fosse tra le preminenti della città, pur mantenendo questa prerogativa feudale dal borgo, lo testimonia il fatto che uno dei quattro congiurati che nel 1547 uccideranno il Duca Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, sia stato proprio Giovanluigi Confalonieri feudatario abitante a Calendasco come mostrano gli atti delle confisca farnesiana conclusa nel 1586.

Questi accadimenti sicuramente non aiutarono a far sì che le gesta del Santo Eremita, amatissimo a Noto ma anche ormai in tutta la Sicilia e meridione, si divulgassero nella sua terra natale, proprio per il fatto che un suo lontano pronipote partecipò a questo tremendo fatto del quale si occuparono tutti i maggiori storici e politici di quel tempo. Prova ne è che solo sessant’anni dopo ed a confisca conclusa, con l’espulsione del reo costretto a trasferirsi a Milano, si ufficializza e valorizza finalmente anche in Piacenza il Santo piacentino.

Una delegazione venne da Noto a Piacenza nel 1612 per perorare ancor più queste ricerche, ed è proprio in quegli anni che a Piacenza in cattedrale gli si erige una cappella con affreschi della vita del Santo Corrado e l’anno seguente il canonico e storico piacentino Pier Maria Campi pubblica una agiografia che però, come scrive lo stesso autore, si rifà completamente a quella inviata da Noto nel 1610 e scritta dal canonico Girolamo Pugliese.

Intanto il vescovo conte della città di Piacenza mons. Claudio Rangoni avvia le indagini storiche richieste da Noto che terminano nel 1617 con il prezioso documento conosciuto come Legato Sancti Conradi, redatto dal cancelliere episcopale della curia e notaio pubblico Giovan Francesco da Parma. L’atto diplomatico si conserva nel fondo notarile in Archivio di Stato a Piacenza ed anche in quello della parrocchia di Calendasco; questo atto entra a pieno titolo nella vicenda corradiana perché si scopre che in quello stesso borgo San Corrado era nato fisicamente e quindi si procedeva ad erigere una suntuosa cappella nella stessa chiesa, elevandolo a Patrono della comunità.

s corrado PC luigi morgari 1914 torineseIl Legato subito nelle prime righe afferma che San Corrado è un membro della Illustrissima famiglia dei Confalonieri che furono Signori Feudatari nel luogo di Calendasco che abitavano il territorio vivendo nel maestoso castello, territorio e paese nella parte del Ducato di Piacenza che è situata oltre il Trebbia. Viene messo apertamente in evidenza che senza ombra di dubbio, e non possediamo nessuna prova contraria ed opposta dell’epoca, il santo sia un Confalonieri ed abbiamo prove scritte che tale Famiglia abitando questo feudo abbia sempre mantenuto un legame fortissimo con il paese, e mai ebbe uno screzio con il presbitero del borgo, ma anzi gli stessi Confalonieri  fecero delle permute di terreni fertili con il parroco in cambio di altri di proprietà parrocchiale in posizione sfavorevole e poco fruttuosi oltre che soggetti alle inondazioni del Po. La cappella costruita nella chiesa ad onore del Patrono è per la cura economica del conte Giovan Battista Zanardi Landi che divenne feudatario di Calendasco dopo l’espulsione dal dominio piacentino del Confalonieri assassino del Duca Farnese, ma cosa da non sottovalutare, il tutto sotto la supervisione testimoniata e scritta, del vescovo in persona che nello stesso Legato “tutto conferma, loda ed approva e dall’alto della sua autorità episcopale decreta e firma”.

L’Eremita Corrado nasce nel 1290 da una Casata non solo guelfa e papalina, ma addirittura tanto religiosa da essere quasi fuori dalla norma, difatti quando Corrado è un arzillo giovanotto dedito alla cavalleria ed all’hobby della caccia, vanta un esempio costante di parenti dati alla religione in diversi conventi di Piacenza. Dalla sua nascita all’età matura, ad esempio san Corrado celebra tra i Confalonieri, come risulta dagli atti dei notai di Piacenza, Agnesina badessa nel 1292 in S. Maria di Galilea, mentre nel 1296 in S. Maria di Nazareth c’è suor Richelda e nel 1315, quando Corrado ha la brutta avventura dell’incendio causa della sua conversione, nel monastero di S. Siro ci sono Sibillina ed Ermellina, e la Sibillina è ancora una soror vivente nel 1340, anni della partenza di S. Corrado dal romitorio di Calendasco. Non di poco conto anche Pietro Confalonieri, come trovato in pergamene del 1324 che risulta essere il ‘curatore’ delle terziarie francescane del convento di S. Maria Maddalena, dette volgarmente “le repentite”.

processione ARCA e CILII 2010La città di Noto accolse per la prima volta S. Corrado pellegrino, verso l’anno 1342, nell’ospitale di S. Martino, ed anche la sua vicenda umana di convesione parte proprio dall’ospitale che era nei suoi possedimenti piacentini e retto da frati penitenti riuniti sotto la regola terziaria francescana. Calendasco ai tempi di san Corrado era sviluppato primariamente intorno al castello, alla chiesa ed al cimitero lì vicino. La distanza che attualmente c’è tra questo nucleo del paese e il luogo ove è situata la costruzione dell’ospitale dei penitenti era segnata da prati coltivati e canali irrigatori. Nel paese esiste ancora oggi, per quanto dismesso e nei decenni passati rimodernato e poi in modo definitivo chiuso, il ‘molino del gorgolare’ posto a poche decine di metri dall’ospitale-eremo. Questo molino aveva il canale delle acque che lì davanti piegava con una curva a gomito verso destra in direzione del paese vero e proprio, le acque che facevano girare la grande ruota creavano ovviamente un salto abbastanza imponente che andava a creare quel rumore caratteristico che nel linguaggio comune diciamo gorgoglio e da qui la derivazione antica tramandata dagli storici del luogo presso ‘il Gorgolare’.

fotobbcc

L’iconografia del santo a Piacenza e provincia, segno della tributata devozione nei secoli, trova una bella espressione in cattedrale, dove si ammirano gli affreschi con scene della vita di s. Corrado dipinte dal pittore di Lodi Galeani nel 1613. Nella chiesa di S. Pietro tra gli affreschi delle volte troneggia la figura realizzata dal torinese Morgari nel 1914; così pure a Castel S. Giovanni in Collegiata troviamo una pala di S. Lucia ove è posto anche l’eremita, mentre a Cortemaggiore in sagrestia c’è una copia del quadro del Lanfranco, che al tempo di Napoleone fu trafugato ed oggi è nel museo di Lione. Su questo grande dipinto abbiamo da segnalare il fatto che storici dell’arte, ad esempio il Bellori nel 1821, descrive la tela del Lanfranco nel duomo di Piacenza come “San Corrado nell’eremo con un Angelo che discende verso di lui dal cielo”. Addirittura viene anche indicato un quadro del santo sempre nel duomo, per mano di Benedetto Luti (maestro del Panini), ma la cosa più interessante è che la pala di San Corrado del XVI secolo che è nell’omonimo altare della parrocchiale di Calendasco, corrisponde anch’essa alla descrizione più sopra riportata. Anzi è più ricca a livello iconografico perché mostra sullo sfondo la scena dell’incendio e della cattura dell’innocente contadino, mentre il santo seduto sulla roccia medita assorto nell’eremo, con il rivo del gorgolare che scorre al suo fianco, il santo mostra gli attributi classici della sua condizione d’eremita penitente e cioè il libro della Parola, il teschio, la corona del rosario e la ‘penitenza’ (piccola frusta usata dagli anacoreti per punirsi dei peccati). La tela di Calendasco nonostante oltre quattro secoli l’abbiano resa bisognosa di restauro, si presenta ancora molto bene all’occhio del devoto e desta sempre una sincera devozione e probabilmente rimane una fra le migliori iconografie del santo.

cortemaggiore copia tela del Lanfranco in sagrestia

Riscontriamo un unico filo che dalla terra piacentina si snoda fino alla cattedrale di Noto, ove si conserva il corpo del santo in una suntuosa cappella dentro ad un’Arca d’argento, per terminare nel Santuario nella valle netina che racchiude la grotta ove abitò l’eremita. In quella grotta dei Pizzoni, il caro Santo è vissuto  in preghiera e penitenza; è stato largo di aiuti e di consigli spirituali, d’intercessione, di profezie e di miracoli. Corrado intensifica così il dialogo interiore con la Madre celeste. Il 19 febbraio 1351 nell’estasi, Corrado, sciolto dai legami terreni, poté vedere nello splendore del Paradiso la celeste Madre che tanto aveva amato e fatto amare su questa terra. I pellegrini e devoti che, da secoli, si recano al Santuario di S. Corrado di fuori, intravedono nella ampia nicchia della parete rocciosa della santa grotta le tracce di un affresco del sec. XVI, raffigurante – a detta degli storici del pio luogo – la Vergine col Bambino fra i Santi Aquilino e Corrado.

La ricchezza della tradizione storica e agiografica che permea questo santo ha un legame inseparabile tra le città di Noto e Piacenza passando per il piccolo borgo di Calendasco che conserva i luoghi simbolo della giovinezza di San Corrado quali il castello ove ebbe a nascere e l’ospitale che fu dei penitenti francescani, finendo a capofitto nella devozione popolare che ha fatto dei netini un esemplare modello da seguire.

   Umberto Battini

tratto da: ” BIAGIO IACONO,  Noto, la Cattedrale dalle Origini ad Oggi”

 IV Edizione – Sicula Editrice-Netum, Noto, 2014.

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