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Enzo Papa: Aragona e le Maccalube.

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Enzo Papa: Aragona e le Maccalube.

                                                               Aragona e le Maccalube:«pustole del suolo»

                                                                                      di Enzo Papa

DSC_4785«A qualche chilometro dalla città, s’incontra una bizzarra collina chiamata Maccaluba, composta di argilla e di calcare, e coperta di piccoli coni alti due o tre piedi. Si direbbero pustole, una mostruosa malattia della natura; perché tutti i coni lasciano colare fango caldo, simile ad una raccapricciante suppurazione del suolo; qualche volta lanciano delle pietre a grande! altezza, e rumoreggiano stranamente emettendo gas. Sembrano grugnire, sporchi, turpi, piccoli vulcani bastardi e lebbrosi, ascessi scoppiati».Così Guy de Maupassant descrive le Macalube, da lui visitate nel 1885 durante il suo famoso viaggio in Sicilia.

Dall’arabo maqlùb, che significa letteralmente “ribaltamento”, “riversamento”, deriva il termine Macalube o Maccalube col quale si indica sia il luogo che il fenomeno naturale. Si tratta di un fenomeno eruttivo, presente anche in altre parti del mondo (da noi a Paternò, “le salinelle”, e a Monteleone di Fermo) scientificamente denominato vulcanesimo sedimentario: la pressione del gas porta in superficie una fanghiglia di sedimenti argillosi e di acqua che forma minuscole montagnole, alte non più di un metro, dalla cui cima, come da un piccolo cratere, si riversa sui suoi fianchi il fango.

Queste strane protuberanze del terreno, chiamate vulcanelli, fuoriescono in maniera disordinata, si ri! chiudono non appena il fango si essicca nel piccolo cratere pe! r mancanza di pressione, ma poi rispuntano poco più in là. Non sempre la fuoriuscita della fanghiglia avviene dolcemente e debolmente; a volte vere e proprie esplosioni scagliano l’argilla anche a trenta, quaranta metri d’altezza creando, anche con i boati, uno spettacolo naturale straordinario che ha acceso, fin dall’antichità, la fantasia popolare, facendo nascere diverse leggende. “L’occhiu di Maccalubi” è il termine dialettale locale con cui vengono chiamati, e sangu di li saracini la fanghiglia che si riversa, per via di una leggenda che riguarda una sanguinosa battaglia tra Saraceni e Normanni.

…Di questo stranissimo e suggestivo fenomeno, conosciuto già in epoca classica come ager agrigentinus o anche lacus agrigentinus (ma sicuramente anche in epoche precedenti), si trova cenno in Platone, in Aristotele, in Diodoro Siculo, in Plinio il Vecchio, ma anche in scrittori arabi e viaggiatori stranieri. La popolazione del luogo ha sempre avuto nei confronti ! delle maccalube una sorta di timore reverenziale, sia per gli aspetti magici e soprannaturali che hanno alimentato la fantasia, sia per le proprietà terapeutiche attribuite alla fanghiglia, sia, soprattutto, come valvola di scarico dell’energia terrestre che preserva così il territorio dai terremoti.

Nel 1995 la Regione Siciliana ha istituito la “Riserva naturale integrale Macalube di Aragona” gestita da Legambiente. Per visitarla bisogna arrivare ad Aragona, dal cui centro si diparte la strada che, costeggiando il cimitero e il campo sportivo, dopo circa quattro chilometri arriva in quella desolata, curiosissima, lunare, ma anche affascinante landa.

                                                                                               Enzo Papa

NB: Questo articolo ci è stato inviato dal giornale La Sicilia, ove è apparso il 12/06/2014

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