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“I sussurri delle cicale” di Cetty Amenta

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“I sussurri delle cicale” di Cetty Amenta

Pubblichiamo la Presentazione che l’attuale Assessore alla Cultura di Noto – prof. Cettina Raudino – ha tenuto nel cortile del Convitto Ragusa di Noto, il 5 Agosto scorso:

I SUSSURRI DELLE CICALE di Cetty Amenta

cettinadi  Cettina Raudino

  E’ un grande piacere presentare il secondo lavoro di Cetty Amenta, giornalista e donna impegnata in tutti i campi, dal sociale al politico, sempre pronta a mettersi alla prova con determinazione e tenacia e a traguardare nuovi obiettivi con quella  curiosità della vita, quel pizzico di leggerezza brillante ed ottimismo che la contraddistinguono da sempre. In questi ultimi anni Cetty già esperta nella scrittura giornalistica e disinvolta penna nel tratteggio del reale si cimenta con la  letteratura. Dopo l’autobiografia, Io ero contenta è la volta di un vero e proprio romanzo, un bel romanzo che si legge tutto d’un fiato ma dotato di un impianto narrativo articolato e complesso, una storia, (una bella storia d’amore e di buoni sentimenti) che contiene in sé, come il gioco delle scatole cinesi, tante storie in un’altalena fra passato e presente, un ben congegnato su e giù per tutto il Novecento fino ai giorni nostri.  I sussurri delle cicale  è il  piccolo, mosso e sentimentale  affresco di una saga familiare tutta siciliana, tutta netina a dire il vero, una storia che ha il grande merito di farci rivivere, presi per mano da Maria la protagonista, le suggestioni, le atmosfere, i sapori, i profumi ma anche i valori, le credenze e la cultura di un mondo, l’identità di una civiltà, la nostra, ancora tangibile, ancora visibile..ma che stiamo acciuffando per i capelli perchè rischia di essere travolta dai venti della globalizzazione. La Sicilia, (in questo caso rappresentata dalle chiese , dalle scalinate, dai campanili della nostra città, dai mandorleti e dalle masserie delle nostre campagne), o meglio la sicilitudine è la vera grande protagonista del romanzo, ciò che permea e da impronta al carattere dei personaggi, donne ed uomini che ne sono fortemente impregnati.

Tante sono le Sicilie che si possono raccontare..perchè? Rispondiamo con Gesualdo Bufalino..” perchè la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, fra la ragione e la magia, la temperie del sentimento e le canicole della passione”..e questo è quello speciale carattere che esprimono i personaggi di  I sussurri delle cicale e la Sicilia che vi si racconta è -sempre per fare un tributo al magnifico scrittore di Comiso – la Sicilia di sangue dolce, di gelsomini e lune maliarde, di nuvole che si ricorrono sul cielo turchino smaltato da un campanile svettante all’altro, la Sicilia dei duomi dalla pietra carnosa e piena dal colore del miele..la Sicilia dei piatti di strattu e  degli assi di pomodori tagliati a metà e stesi al sole a seccare, quella delle donne tutte insieme coinvolte nel rito del fare la  salsa, con i cauraruni pieni di questo sangue che ribolle mentre nell’aria va il profumo del basilico mescolato a quello acre del succo di pomodoro..la Sicilia del mercato, delle donne che lo vivevano come la grande occasione di socializzazione ed incontro, la scelta delle stoffe, le “cose da mangiare”…la Sicilia delle ore canicolari,  del FILINONE, quel momento di caldo impietoso, in cui il sussurro delle cicale è il solo suono percepibile in quel silenzio attonito, un momento quasi panico in cui la Natura è all’eccesso, ha un volto accecante, un momento del giorno in cui si intimava  da sempre, ai bambini soprattutto, il divieto di uscire. Per alcuni una resistenza culturale che risale alla cultura greca secondo la quale a quell’ora i mortali non dovevano uscire perché era l’ora in cui gli dei scendevano dall’Olimpo a fare il bagno nelle fresche acque dei fiumi o a passeggiare o a intrecciare le loro relazioni amorose con qualche mortale privilegiato. Nella cultura giudaico-cristiana è l’ora della morte di Cristo..’Ntalloi si dice a Noto..facendo un chiaro richiamo linguistico all’ebraico. E’ il momento della trasgressione, e non a caso proprio nelle ore del filinone Cetty Amenta ambienta la fuitina di Giovanna e Ninì, questa usanza tutta nostra, quasi del tutto scomparsa e soppiantata dalle convivenze molto più easy..ma tuttora praticata in alcuni paesi, consistente per chi non lo sapesse, nella fuga di due fidanzati ai quali le famiglie non accordano il permesso di sposarsi.

Quali sono gli altri temi o nuclei narrativi?

La storia di Maria innanzitutto, la protagonista, una donna che è giovane nel ’68 e che partecipa al suo tempo vivendo l’emancipazione attraverso l’impegno politico in prima persona, un tempo di illusioni di cambiamento ed in cui sventolano in Sicilia le bandiere rosse, tempo per Maria però di farsi rapire dall’amore, dalla passione. Maria è una donna forte, integra che a 62 anni, avendo scoperto di essere malata, decide di andare incontro alla morte con gratitudine per la fortuna di aver vissuto una vita serena, un amore grande che la accompagna fino alla fine e che nell’approssimarsi di questo evento, naturale, rivive con la memoria la sua storia personale e, insieme ad essa, andando a ritroso nell’albero genealogico, va dipanando le vicende della famiglia sua, della madre Ninetta, e della famiglia del suo uomo, il fascinoso francese Jerome, di origini netine. Un flash back che ci regala la storia bellissima ed intensa della maternità di  Cenzina Salemi e del marito don Peppino Juvara, della fedele criata Annetta, di Giovanna,  la figlia di Cenzina e don Peppino, tenuta sotto una campana di vetro ma che ancora una volta, per amore, esce fuori dalle regole, rompe la campana di vetro e va incontro ad un nuovo destino scappando in Francia. E poi c’è Noto, fotografata in vari momenti,  come una bella donna  sempre sicura di sé che si lascia cogliere dall’obiettivo in diverse occasioni  della giornata, che non disdegna di farsi vedere in tutti i suoi angoli segreti. A Noto il cerchio di questi destini si chiude..il richiamo delle radici fa si che il compimento della storia avvenga qui.

L’altro nucleo tematico importante l’amore, grande motore degli eventi e vera forza rivoluzionaria che determina   il cambiamento, ciò  che fa voltare pagina e mettere in moto ogni blocco narrativo.

Poi ci sono le donne: tutte figure forti e monolitiche a cominciare da Maria. Donne che sanno con certezza riconoscere la traccia del loro destino, gli uomini da amare per tutta la vita, figure generose e senza ombre, che, quando scelgono la disobbedienza lo fanno per una naturale inclinazione alla giustizia, lo fanno per una giusta causa, si ribellano quando c’è veramente da intervenire..è il caso di Cenzina, che dopo la perdita di una delle due figlie si chiude in un dolore che si trasforma in cupa apprensione ed esagerato senso di protezione nei confronti della figlia vivente Giovanna ma che,  nel momento in cui capisce di doverla veramente aiutare si mette in moto, supera i suoi limiti e traumi ed agisce con sicurezza. A differenza del marito invece, don Peppino,  da sempre più accomodante e alleato della figlia, ma che scoprendo la figlia innamorata di un giovane reagisce con irrazionalità, perde la testa e tutto quello che sa fare è puntare la canna del fucile davanti ai problemi…

Un sapore di straordinaria  normalità,  è in definitiva quello che sale dalle vite di queste donne in cui la straordinarietà è semplicemente vivere la vita e il sentirsi parte di un mondo, di un grande ciclo di eventi e persone e tributargli gratitudine. La lingua è disinvolta e scorrevole, aderisce perfettamente al ritmo narrativo e si colora con  la presenza di parole in dialetto,sentenze, motti, modi di dire,  quell’intercalare siciliano che   come una voce amica  e ruffiana ci racconta una Sicilia, una Noto che non vuole scomparire.

Noto, 05 Agosto 2013      –    Cettina Raudino

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