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“All’aeroporto …in attesa!” di Luana Pluchino.

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“All’aeroporto …in attesa!” di Luana Pluchino.

All’aeroporto …in attesa:

Un film di Emozioni a colori!

di  Luana Pluchino.

   “L’emozione non ha voce”, dice Celentano, un grande della canzone italiana. Io sono d’accordo ma, dal mio piccolo, vorrei aggiungere qualcosa a questa affermazione. L’emozione non ha voce, ma ha tante forme e tanto colore.
   Alle 23 del 20 luglio u.s. varco la soglia dell’aeroporto Fontanarossa di Catania per andare a “recuperare” mia figlia di ritorno da una vacanza studio a Madrid; sono esausta, dopo un giorno di lavoro e un viaggio andata e ritorno da Modica, ma non mi arrendo. Le porte scorrevoli mi si aprono davanti, riportando inesorabilmente alla mia memoria il famoso film ‘sliding doors’, e dal buio caldo di una notte catanese entro in un mondo opposto, fatto di luce bianca accecante, di temperature polari da aria condizionata (forse per uccidere virus e batteri che a quella temperatura difficilmente possono resistere) e di colori…tanti colori!
   Il vociare è così intenso che si confonde e confonde. Per evitare di infastidirsi, la mia mente lo esclude e mi sembra di essere dentro una bolla e di guardare un film muto: uomini e donne di etnia, sesso ed età differenti, si muovono, attendono, chiacchierano, si guardano intorno. Alcuni cani di razza e taglia diversa arricchiscono questo pittoresco quadro con la loro presenza silenziosa.

  Mi avvicino al terminal degli arrivi, in trepidante attesa. Le porte scorrevoli si aprono a singhiozzi e da ogni loro apertura nasce una piccola grande emozione. Osservo, non ascolto, perché è tutto ovattato! Vedo madri, padri, figli, fratelli sciogliersi in pianto o aprirsi a sorrisi che sanno di amore infinito, di appagante presenza dopo lunga assenza. Una bimba imbarazzata all’abbraccio dello zio che la stringe a sé ma che lei quasi non riconosce. Un figlio di aspetto europeo che abbraccia una mamma con il velo, la mamma sorride e piange allo stesso tempo, suscitando in me tenerezza infinita. C’è differenza di cultura, di abbigliamento, ma non c’è differenza nelle emozioni.
   Un padre impaziente guarda l’orologio, chiama al telefono, freme …esce un ragazzino di colore, si sorridono sta per partire un abbraccio, ma purtroppo viene fermato da una donna che chiede al padre il documento. Sarebbe bastato guardarli in viso per capire che il loro legame andava oltre il documento, perché fermare l’abbraccio? Mi è sembrata una violenza inaudita e assurda.
  Più in là padre, figlia e cagnolino attendono anch’essi l’arrivo di qualcuno. Esce una donna che, quasi travolgendo un gruppo di persone, abbraccia in un unico gesto il marito e la figlia. C’è qualcuno però, più vicino al pavimento che freme … le gira intorno, si agita, saltella, richiama l’attenzione in tutti i modi …finché lei lo prende in braccio, lo stringe a sé come un bambino. Che meraviglia! Lo poggia giù e lui se ne sta tranquillo, sereno: l’abbraccio ha appagato i suoi sensi.

   Si riaprono le porte ed esce la mia Ginevra: anche per me sale il termometro dell’emozione, la abbraccio forte e scende una lacrimuccia, ma una sola …perché tutte le altre erano uscite per il film muto a colori che ho visto prima del suo arrivo!

Luana Pluchino

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