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“La casa di Giulia”: un racconto di Corrada Spataro.

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“La casa di Giulia”: un racconto di  Corrada Spataro.

STORIE DIMENTICATE (di donne senza storie)

La casa di Giulia

di  Corrada Spataro

Era un quartiere popolare.

Da qualche anno nelle abitazioni, il gabinetto (il vaso per i bisogni ritagliato in un angolo di cucina) s’era trasformato in un piccolo bagno.

Le case erano state sopraelevate per ricavare una, due, stanze per i figli che ancora dormivano in cucina; le pareti erano pulite e i pavimenti piastrellati a lucido.

Gli usci si tenevano aperti o a filazza e le vicine nelle giornate di sole vi sostavano magari col lavoro ai ferri in mano, in attesa che altre donne uscissero trascinando le sedie più usurate.

A chi… a chi…era il richiamo per la padrona di casa, dall’uscio spalancato offerto al sole, che ancora si attardava. Ore di mezza mattinata col tempo buono; di tanto in tanto qualcuna si allontanava a bagnare i ceci in cottura o a riminari u sugu. Se c’era un fatto nuovo, morte, matrimonio, sciarriatine, se ne parlava per giorni e giorni. Ci si teneva compagnia e si esorcizzavano le cose spiacevoli con ripetuti ammaruvaia destinati a indagare solo la vita degli assenti.

Giulia, la figlia di Pippinedda, era cresciuta tra quelle viuzze e le amorevoli cure di tutto il vicinato. Dopo le elementari, era stata ritirata dalla scuola e nessuno aveva trovato da ridire: era fimmina, le bastava ‘nsignarisi u viersu ri casa e ‘mpararisi a cusiri. Ma Giulia non era come gli altri figli, a scuola ci voleva andare.

Ma’ picchì nun c’è ghiri a scola?

Restava un interrogativo senza risposta. Non ce n’era bisogno, perché la risposta era nell’aria, negli umori della casa e del quartiere, in quel futuro già segnato di moglie di contadino o di manuale. Altro che libri ammatula, c’era il corredo da fare!

Eppure si era a metà degli anni ’60, la musica stava cambiando e Giulia lo sentiva.

Quell’anno erano state in poche a ritirarsi dalla scuola, le altre già pensavano di fare il grembiule nuovo per la Media giù al corso e sorridevano compiaciute parlottando tra di loro, raccontando esperienze delle amiche o delle sorelle ed escludendo già dal gruppo chi, nel prossimo futuro, non ne avrebbe fatto parte.

Quel mucchio di case del quartiere, che pareva si tenessero la mano, già stringeva Giulia per la gola. Lì c’erano altri riti, altre ombre, altre parole incrostate di giorni… Altrove si usciva imbellettate e ci si mostrava in giro con le amiche, si parlava di futuro. Ma quell’altrove, a due passi da casa, non era suo.

Giulia tra quelle case non trovava coetanee, le altre vicine avevano già figlie grandi, da marito; a putia c’erano giovani donne che spesso portavano giornali e tutte se li mangiavano con gli occhi. Era la più piccola e barattava attenzioni con osservazioni che non interessavano a nessuno. Ma un giorno, davanti ad un focoso bacio di rivista dichiarò solennemente che anche lei lo faceva con Marcello e che ci vuole...

Sorrideva ignara, guardando le amiche signorine in attesa di consenso, ma nessuno rise né la guardò più in faccia, ignorata anzi esiliata.

  SEGUE TUTTO ALLE PAGINE INTERNE:

SPATARO CORRADA – LA CASA DI GIULIA

 

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