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Modica: emerge dall’oblìo il poeta Giorgio Pier Martorina.

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Modica: emerge dall’oblìo il poeta Giorgio Pier Martorina.

Modica: emerge dall’oblìo il poeta

Giorgio Pier Martorina in un’antologia

curata da Piergiorgio Barone.

di  Angelo Fortuna

Modica: il castello

 Il Poeta disVelato”, antologia degli  scritti di Giorgio Pier Martorina, scelti e commentati nel 50° della scomparsa da Piergiorgio Barone (Santocono ed., 2019), riserva una serie di sorprese di natura letteraria oltre che artistica e umana, che costituiscono un incentivo alla lettura, che, una volta iniziata, riesce arduo procrastinare. È come se si fosse dominati dalla preoccupazione, di fatto infondata dopo il “disvelamento” attuato grazie alla ricerca encomiabile del curatore del testo, che la personalità e l’attività di Giorgio Pier Martorina, nato a Modica nel 1935 ed ivi deceduto nel 1967 a causa di un tumore all’occhio sinistro che gli sconvolse l’esistenza, potessero sfuggirci di mano ed essere riconsegnate all’oblio a cui sembravano fatalmente destinate. La spiegazione di tale disposizione dello spirito va ricercata nella consapevolezza, nel timore dell’inesorabile azione annientatrice del tempo che tutto travolge. Nel nostro caso, questo stato d’animo va esteso ai poeti, letterati, artisti del passato, le cui opere, per una serie di motivazioni tra cui principalmente l’incultura e/o la disattenzione della gente del luogo in cui vissero, vengono post mortem inesorabilmente destinate al macero o precipitate nei silenziosi abissi dell’incuria. Ci chiediamo, per es., che cosa sapremmo oggi di Gesualdo Bufalino e delle sue opere letterarie se, per una felice circostanza, una sua pagina introduttiva ad un volume di foto non fosse finita casualmente sotto gli occhi di Leonardo Sciascia, che vi intuì l’impronta dello scrittore di razza. Nessun collegamento, ovviamente, né giudizio di ordine letterario-artistico con la determinazione in virtù della quale Piergiorgio Barone, già apprezzato docente negli istituti superiori e autore di saggi e monografie su problematiche socio-psico-pedagogiche, oltre che noto giornalista, ha condotto il suo studio su Giorgio Pier Martorina, poeta-artista di sicuro spessore ma ignorato perfino nella sua città natale. Una persona, il Martorina, alla quale le vicissitudini di un’esistenza tribolata mai tolsero il gusto dell’ironia mordace e graffiante, né, tanto meno, la libertà e l’indipendenza di giudizio, non disgiunte, a parere di chi scrive, da una certa corrosività.

Bene ha fatto Piergiorgio Barone ad affidare l’incipit della sua fatica letteraria, per la precisione una sintetica ma puntuale biografia del poeta modicano, a don Mario  Martorina, terzogenito tra i figli del protagonista del volume, essendo venuto alla luce dopo Jose e Zino e prima dell’ultimogenita Maria. Don Mario, parroco della Chiesa del Cuore Immacolato di Modica, ci informa anzitutto che il padre Giorgio Piero nacque il 29 aprile 1915 da Vincenzo e Giuseppina Nicastro a Modica, dove si spense il 25 luglio 1967. Non conobbe mai il padre Vincenzo, che perse la vita da combattente nella prima guerra mondiale sul monte Pal Piccolo, al confine italo-austriaco. Quale orfano di guerra, Giorgio Pier ebbe la possibilità di continuare gli studi al liceo classico presso il Collegio militare di Roma. Subito dopo, iniziò, come ufficiale di Dogana, la sua attività lavorativa che lo portò ad adempiere nel 1940 una missione mandamentale a Bari. Proprio nel capoluogo pugliese conobbe Elisabetta Lattanzi che sposò nello stesso 1940, quando era già iniziata la seconda guerra mondiale. Trascorse il drammatico periodo bellico a Bolzano e in parte a Trieste. Proprio alla fine del tragico conflitto, una scheggia di bomba, colpendolo all’occhio sinistro, diede l’avvio al suo calvario.

Un’operazione chirurgica disastrosa e successivi continui dolori lancinanti lo costrinsero a lasciare il lavoro in dogana; dopodiché si trasferì con la famiglia nella natia Modica dopo la nascita della primogenita Iose. Sempre a causa dei problemi all’occhio sinistro, gli fu impossibile trovare un lavoro stabile. Finita, dopo alcuni anni, la collaborazione con il libraio Cannata con cui aveva fondato la Libreria Editrice “Cannata e Martorina”, aprì una rivendita di giornali al corso Umberto e successivamente una cartolibreria con annessa rivendita di giornali in Corso Vittorio Veneto, che fu gestita dalla moglie Elisabetta dal 1953 al 1983. Trasformatasi intanto la ferita all’occhio in massa tumorale incurabile, subì l’asportazione dell’organo senza tuttavia risolvere il problema di arrestare l’iter devastante del male incurabile che lo portò alla morte prematura a soli 52 anni.

Malgrado condizionamenti di ogni tipo, traumi e sofferenze fisiche e psicologiche, Giorgio Pier Martorina non perse la sua naturale tendenza all’ispirazione poetica sia in lingua che in vernacolo e si dedicò a traduzioni dal greco, dal latino, dall’inglese e dal francese. Grazie alla spiccata “vena critico-satirica e burlesca” e alla non comune capacità di osservatore delle vicende politiche nazionali e locali, scrisse di tutto e su tutti, in primo luogo sui politici del tempo sia a livello locale che nazionale. “Vergin di servo encomio”, spirito libero, non sempre obiettivo nei suoi giudizi, esercitò senza guardare in faccia ad alcuno la sua pungente ironia. Molti furono coloro che pagarono le spese della sua arguzia, spinta, quando da lui ritenuto opportuno, fino al sarcasmo. Il che, di primo acchito, sembrerebbe in contrasto con la sua sincera e profonda fede cristiana, che testimoniò senza tentennamenti nell’arco della sua esistenza.

Poeta disvelato- Ritratto di Einaudi

Giorgio Pier Martorina, oltre che poeta e interprete di fatti e personaggi del suo tempo, fu anche un eccellente ritrattista. Tuttavia, malgrado la sua febbrile attività creativa, non pubblicò altro, in vita, che un poemetto satirico in dialetto su fatti della quotidianità modicana dal titolo Chista è Muorica, muricà, (1957). Paradossalmente, è proprio il gap tra la sua produzione creativa e la “mancata circolazione dei prodotti della sua attività sia letteraria che grafica” che ha spinto Piergiorgio Barone, in occasione del 50° della dipartita di Giorgio Pier Martorina (2017), alla pubblicazione de “Il Poeta disVelato”, frutto di una ricerca infaticabile condotta, in buona parte, tra gli scaffali della biblioteca conservata dalla moglie Elisabetta e supportata da scritti, annotazioni, poesie, ritratti ecc. rinvenuti nelle librerie e cassetti dei figli. Il tutto con la precisa risolutezza di sottrarre all’oblìo la figura del protagonista, meritevole di essere collocato “fra gli uomini di cultura degni di attenzione della Città di Modica”.

Di notevole aiuto gli è stata, nella sua ricerca, la fraterna amicizia, fin da ragazzo, con Mario, figlio del poeta. Pur avendo conosciuto Giorgio Pier Martorina fin dai primi anni Sessanta presso l’edicola di via Vittorio Veneto gestita dalla moglie, Piergiorgio Barone nulla sapeva, infatti, della sua passione per la scrittura, anche perché le gravi condizioni di salute non consentivano al poeta di uscire di casa se non di rado e con fatica. Fu proprio Mario che gli fece conoscere la vena poetica del padre donandogli una copia di Chista è Muorica. Dovettero passare, tuttavia, circa trent’anni da quell’incontro decisivo prima di riuscire a convincere il figlio del poeta ad aprirgli i cassetti contenenti parte della produzione inedita paterna.

Modica vista da Monserrato

Fu necessario, comunque, pervenire al 2017, allorché Maria, la quartogenita di Giorgio Pier Martorina, pubblicò su facebook una poesia del padre per ricordarne il 50° della scomparsa, perché il progetto di Piergiorgio Barone prendesse forma. Da quel momento, forse per il rimorso di non aver potuto portare a termine il suo desiderio di “disvelamento”, il curatore del volume, divenuto irremovibile, “pretese”, rivolgendosi ai quattro figli, di disporre di tutto il materiale nelle loro mani, ivi compresi i ritratti eseguiti ad acquerello. Quel che è certo è che, da allora, si tuffò nella redazione dell’opera che recensiamo, dopo ampia analisi e valutazione di tutto il materiale che, finalmente, poté studiare con passione, mettendo in luce i frutti di un’ispirazione pluriforme, dai toni divertiti e scherzosi, spesso caustici e mordaci, ma raramente derisori, offensivi. Va comunque precisato che Chista è Muorica e l’insieme dei suoi testi dattiloscritti che giravano in città negli anni postbellici procurarono al Martorina la fama di fustigatore di chi intendeva servirsi della politica per i propri inconfessabili disegni.

Modica: il Ponte Guerrieri al tramonto.

Più propriamente Piergiorgio Barone ha individuato nei suoi scritti “politici” una sorta di idiosincrasia verso il potere e i compromessi ad esso collegati: “Il poeta – afferma – vive l’utopistico desiderio della ‘testimonianza’, il bisogno irrefrenabile di trasparenza” e svela il divario tra “predicar bene ed un razzolar male”. Il tutto, beninteso, sia nell’ambito della gestione del potere politico che religioso. Il suo ideale va ricercato in una liberal-democrazia, sorretta da una visione religiosa, testimoniata giorno dopo giorno. Il poeta mutuò la dicotomia tra essere e apparire da uno dei suoi primi maestri; in particolare, Piergiorgio Barone sottolinea l’influenza che su di lui esercitò Giuseppe Giusti; il che, tuttavia, a suo avviso, nulla toglie all’originalità del Martorina, che utilizza il dialetto quando crea o definisce personaggi e macchiette e la lingua italiana allorché sente il bisogno di dar voce ai sentimenti che reclamano un registro linguistico sostenuto.

Modica: Chiesa di San Giovanni

Per quel che riguarda lo schema metrico, il poeta modicano, pur facendo ampio uso dell’endecasillabo che, a parere dello scrivente, resta il verso di riferimento d’eccellenza per l’italiano, così come lo è il verso alessandrino, il dodecasillabo, per il francese e il blank verse, il decasillabo, per l’inglese, si distingue per la sua varietà. Novenari, settenari, senari, quinari e quaternari abbondano secondo il taglio ritmico che intende conferire alle sue composizioni. Oltre al Giusti, tra i suoi maestri Piergiorgio Barone annovera Francesco Berni e Giuseppe Gioacchino Belli senza dimenticare Trilussa. Tra i classici, non potevano mancare Esopo e Fedro, di cui tradusse in italiano molte favole. Come loro, egli conclude con una sua morale, sempre sorretta, però, dalla sua fede cristiana e, a volte, immalinconita  da momenti di assenza di quell’umorismo che meglio lo caratterizza.

Autoritratto a matita del “Poeta disvelato”.

In sintesi, il Martorina è descritto dal curatore del volume come “cronista satirico” di Modica e dell’Italia nel periodo compreso tra il 1933 e il 1967, anno della sua scomparsa. Attesta questa definizione la lunga serie di citazioni di eventi e personaggi che vanno dalla monarchia in declino, a Mussolini, ai protagonisti dei grandi partiti politici (De Gasperi, Togliatti, Nenni tra gli altri) e ai personaggi locali della politica, come gli onorevoli Gurrieri, Failla, Romano, il sen. La Rosa, il prof. Angelo Scivoletto ecc. Per quanto attiene alle simpatie letterarie, il Martorina predilesse i romantici di lingua inglese come Longfellow, Shelley e Browning e mostrò una forte simpatia per Ezra Pound, così come, per contrasto, fu impietoso verso il suo concittadino Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959.Maestro nella capacità di versificazione, il Martorina lo fu anche nell’uso delle figure retoriche, tra cui il curatore cita l’allitterazione, l’onomatopea, la sineddoche e l’assonanza.

Un capitolo di sicuro interesse de “Il Poeta DisVelato” riguarda l’uso della lingua, ora italiana ora vernacolare. Quando il Martorina trae ispirazione dai classici (Dante, Petrarca, Ariosto, Fogazzaro), cura che il registro linguistico utilizzato sia elevato; il contrario avviene con “la poesia d’occasione”, come anniversari, dediche, eventi tratti dalla quotidianità. In tali casi, il suo senso dell’umorismo esige il ricorso all’ironia e alla satira. Da notare che, nei casi in cui “imbocca la strada della cronaca-storia del suo tempo”, ogni forma di lirismo scompare tout court per far spazio al faceto e al canzonatorio. Non si fa scrupolo in tali casi di storpiare i termini o di crearne di nuovi – il che è segno di padronanza linguistica oltre che tematica – allo scopo di fare spazio a doppi sensi, controsensi e imprevedibili analogie, oltre che a significati sovrapposti, nascosti. Quando si scatena in tali direzioni, la carica espressiva è fortemente potenziata, a tratti esplosiva.

Il figlio Mario

Il curatore del volume segnala un’espressività straordinaria principalmente nelle composizioni in vernacolo di stretta osservanza modicana. In tali casi, il Martorina mette da parte i suoi maestri ed estrinseca la propria inconfondibile personalità, che si sostanzia in uno stile che punta alla sorpresa anche tramite continue invenzioni linguistiche che Barone così sintetizza: “… creatività ed intraprendenza comunicativo-espressiva”. Basti far riferimento all’unica pubblicazione ufficiale, Chista è Muorica, più volte citata, per rendersene conto. Interessante è la puntuale analisi che il curatore ha fatto del vasto vocabolario utilizzato dal poeta, in cui certamente prevale l’uso o, se si vuole, l’abuso del , dell’io. Sintomo di narcisismo? In forma misurata, diremmo, se è vero che te, tu, noi, ci, voi, vi, abbondano, a testimonianza che egli intendeva proporsi come “interprete umile ma ostinato del sentire comune”. Non a caso, la parola più usata è tutto, seguita da Dio-Padreterno, e poi da bene, popolo, vita, cuore, patria, Italia. Senza contare le ricorrenze di termini come paradiso, spirito, pane, speranza. Va da sé che, in omaggio al suo spirito mordace, molto usata è la parola eccellenza, ma sempre in tono ironico-sarcastico. Insomma, “mettere alla berlina, beffeggiare e sbeffeggiare”, come sottolinea Barone, fu in lui una costante, quasi un imperativo della sua personale forma d’ispirazione.

Il figlio ‘Zino

l curatore, come già accennato, non ha voluto passare sotto silenzio l’impegno di Giorgio Pier Martorina nel campo delle arti figurative, in particolare della ritrattistica, le quali completano “la sua immagine di artista a tutto tondo”. Si pensi ai ritratti dei figli, di alcuni amici, di personaggi storici, come ad es. Einaudi, Pio X, Togliatti ecc. Non mancano gli autoritratti come quello riprodotto nella copertina del libro. Il critico sottolinea la capacità dell’artista di saper cogliere tratti peculiari della personalità della persona ritratta e, per quel che personalmente lo riguarda, “la dura espressione del suo male di vivere”, a causa soprattutto del tumore all’occhio che condizionò buona parte della sua esistenza, sorretta, grazie a Dio, “solo dalla fede e dall’amore familiare”.

In conclusione, Barone evidenzia come il Martorina, maestro di scrittura creativa, non disdegnasse in campo poetico il labor limae, che apprese dai classici da lui amati (Orazio, Catullo, Ovidio, Marziale ecc.). Accennando ancora una volta alla satira politica, estesa ai rappresentanti di tutto quello che, fino a qualche lustro fa, veniva designato come arco costituzionale, l’autore de “Il Poeta disVelato” ci tiene a precisare che sarebbe scorretto definirlo un qualunquista. Il fustigatore mai sazio di stigmatizzare comportamenti antisociali e personalismi aveva una sua precisa visione ideale, consistente in una sintesi tra liberalismo e democrazia pur con qualche “goccia di anarchismo utopistico”.

La figlia Jose

L’intensa introduzione di Piergiorgio Barone, che ha sapientemente svolto il suo compito di studioso, capace di calarsi nella personalità certo non comune di Giorgio Pier Martorina, si rivela il miglior viatico per affrontare la lettura delle 300 pagine, più altre 26 finali dedicate ai Portraits (Ritratti), la cui caratteristica principale è la ricchezza dei contenuti e delle invenzioni letterarie e la varietà delle … lingue. Sì, perché oltre all’italiano e al dialetto, trovano posto nell’opera del Martorina composizioni in latino, francese e inglese, nonché traduzioni soprattutto dall’Eneide di Virgilio e dal Liber di Catullo. L’antologia si articola in 14 sezioni: Autoritratti, Contro la Realpolitik, Le favole democrisiache, L’analisi critica dei partiti, Le favole del topo, Kaustikòs, Impromptu, Fides, Per gioco, Gli affetti, Tre poesie in … lingue, Traduzioni, Il vernacolo, A Matematica  (pp’a vita).

La molteplicità delle tematiche costituisce da sola un richiamo alla lettura dal momento in virtù dell’eclettismo del Martorina. È, comunque, importante aggiungere quanto essenziale sia, ai fini di una immersione critica nella sua produzione, la serie di puntigliose e circostanziate annotazioni a piè di pagina che danno la misura dell’impegno esplicativo e culturale, in senso più globale, di Piergiorgio Barone. D’altra parte, la più volte citata tendenza all’ecletticità del poeta se, spesso, è sinonimo di versatilità e capacità inventiva, può rivelarsi, a volte, un tranello tale da indurlo a giudizi non sempre ineccepibili. A tale riguardo, un solo esempio basterà a mettere in guardia il lettore onde sollecitare l’attivazione del suo senso critico.

Nella seconda sezione del volume, Contro la Realpolitik, diverse composizioni sono dedicate a De Gasperi, presentato dal Martorina ora come “giuda di Trieste”, ora come “avvocato dei disastri nostri”, ora come “servo d’AngliAmerica in Italia” ecc. In casi del genere, è evidente quanto l’indipendenza di giudizio possa confinare con l’ingiustizia e la superficialità e stridere con le convinzioni cristiane che, in ogni caso, restarono in lui profonde e sincere. Tutto ciò nulla toglie alla realtà di un testimone del suo tempo, di un poeta versatile che non poteva restare nell’ombra o, peggio, nelle lande oscure dell’oblio. Rendergli merito non equivale a una sorta di beatificazione, ma a una operazione di sicuro spessore culturale e umano e di recupero della memoria, di cui Modica, ma non solo la città della Contea, deve essere grata a Piergiorgio Barone. 

                                                                  Angelo Fortuna

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