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Giovanni Ghiselli: Appunti sulla Scuola a Maggio 2020.

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Giovanni Ghiselli: Appunti sulla Scuola a Maggio 2020.

Giovanni Ghiselli:

Appunti sulla Scuola a Maggio 2020.

ASTI, 31 Maggio 2020 – Ho chiesto all’amico prof. Gianni Ghiselli di inviarmi cortesemente i testi delle conversazioni con le migliaia di suoi Lettori in Facebook, data la mia poca presenza in quel social e, dai testi nell’ultima decade di questo Maggio 2020, ho tratto solo 4  pochi Appunti che qui seguono. Biagio Iacono

1) – La Scuola mutilata al 29 maggio 2020

   Ho fitta nella mente e mi accora (si noti il richiamo dantesco a Brunetto Latini N.d.D) ogni giorno di più la situazione della paideia cioè della cultura e della educazione dei nostri giovani. Qualche anno or sono già si diceva che era in corso un declino per cui l’università degli studi corrispondeva al liceo di una volta, e il liceo alla scuola media di un tempo. C’era del vero anche se le università e i licei non sono mai stati tutti dello stesso livello. Ora però corriamo il rischio di vedere gran parte della scuola italiana livellata alle elementari di un tempo, o addirittura all’asilo. La ministra Lucia Azzolina rappresenta esemplarmente questo cambiamento.
   La volta scorsa che l’ho ricordata la assimilai a una graziosa ragazzina delle scuole medie, esagerando. Ora correggo l’iperbole ma confermo che questa bella signora mi dà l’idea di una supplente principiante. Qualche idiota mi accuserà di sessismo. Non c’entra niente. Trovo competente e capace la ministra Luciana Lamorgese. Come considero bravo il governatore del Veneto. Valuto le persone, non il genere e nemmeno l’etichetta data dal partito. Bonaccini e Zaia sono entrambi governatori validi.
Torno alla Caporetto della scuola citando il solito quotidiano: “Lezioni all’aperto, lavori di gruppo, ingressi scaglionati solo alle superiori. Il piano per settembre sul tavolo della ministra: mancano 80 mila prof” (“la Repubblica”, 29 maggio 2020, pagina 6). Il titolo dell’articolo è “Ore da 40 minuti e classi dimezzate. E’ la nuova scuola”.

   Un mio breve commento: classi dimezzate può essere un bene, se non viene escluso nemmeno un allievo, mentre un’ora da 40 minuti, cioè mutilata di un terzo, è una vera castrazione didattica. Spero che a questa nuova Caporetto segua una reazione tipo quella del Piave. Io ci sarò, milite annoso, iam senior, sed cruda mihi viridisque senectus (cfr. Eneide, VI, 304, e continua a leggere i classici).

2) – La rivoluzione digitale…

ovvero la digitalizzazione al 27 maggio

     Trovo questi termini che vorrebbero indicare un progresso in una intervista rilasciata a Francesco Manacorda da Francesco Starace “alla guida dell’Enel dal 2014” (“la Repubblica” 27 maggio 2020, pagina 9 con tanto di fotografia del “numero 1 dell’Enel”). Sentiamo alcune parole dell’illustre Starace : “La digitalizzazione della pubblica amministrazione è in corso da molto tempo ma adesso il cambiamento è arrivato davvero. Prendiamo il caso della scuola: professori e alunni non avevano studiato prima come fare le lezioni online, ma adesso dall’esperienza fatta possono nascere idee ed opportunità. Sarà sempre necessario fare sempre gli incontri con i docenti riunendosi tutti insieme a scuola?”. Una domanda carica di antiumanesimo assoluto. Viene raccomandata l’asocialità, l’individualismo e l’egoismo estremo.
Tra l’altro il termine digitalizzazione, almeno per quanto riguarda la scuola, fa pensare a una sorta di onanismo didattico. Credo che la crescita del “digitale” sia davvero uno sviluppo abnorme, senza alcun progresso come quello denunciato a suo tempo da Pasolini. Si vuole umiliare sempre più e infine annientare la cultura umanistica con la possibilità di pensare, di criticare, con la socialità, la simpatia tra gli umani e in definitiva l’amore.
Orwell mi ha messo in guardia già diversi anni or sono. Platone mi ha confermato nella convinzione che parlare male fa male all’anima. Si rischia di arrivare alla Neolingua (Newspeak) conseguente alla distruzione delle parole (the destruction of words) e al rovesciamento dei significati di quelle ancora usate.
“WAR IS PEACE  /  FREEDOM IS SLAVERY  /  IGNORANCE IS STRENGTH” (Orwell, 1984, Part I, 1) Sicché: digital revolution is wealth, is good school, is happiness, is love secondo certi personaggi di oggi ostili alla paideia, al logos, al pathos e al mythos.

   La tecnica a parer mio deve rimanere al servizio della cultura, una volta che questa sia stata formata nelle menti di docenti e discenti da anni di studio di pensiero e dialettica interpersonale, con l’aiuto dei grandi autori-accrescitori. Concludo citando queste parole scritte voluttuosamente dall’oppositore Winston in grandi, chiare lettere maiuscole DOWN WITH BIG BROTHER.

3) – I veleni sono tanti al 26 maggio

   Non c’è solo il corona virus: i veleni sono tanti. Il più diffuso e pericoloso è l’ignoranza madre del conformismo, della soppressione dello spirito critico e della violenza. La cosiddetta “guardia civica” , 60 mila volontari a disposizione dei Comuni per evitare assembramenti è un imbroglio.Che cosa vuol dire arruolare decina di migliaia di persone e tenerle impegnate senza alcun contraccambio? Né salario, né alcun potere di regolare alcunché, né garanzie. Tuttavia questo sfruttamento viene presentato come una fortuna dei prescelti electi ex optimis.       Significa introdurre l’idea, per poi abituare la gente a pensare che sta passando l’era dei lavoratori sottopagati: presto non verranno remunerati in nessun modo e saranno comunque privilegiati se chi può ciò che vuole li sceglierà. Mi ricorda quando dicevano che la flessibilità, ossia la licenziabilità dei lavoratori, ossia degli operai, avrebbe migliorato il loro tenore di vita.
   Creare una discrepanza tra il significante, il suono della parola, e il suo significato che si divarica dalla cosa e dal fatto reale è un imbroglio già denunciato, che io sappia, da Tucidide, poi da Sallustio, da Seneca, da Lucano, da Shakespeare, e di recente da Orwell. Ma non è il momento di tenere lezione. Qui e ora ricordo solo la chiara formulazione di Sallustio: :”iam pridem equidem nos vera vocabula rerum amisimus: quia bona aliena largiri liberalitas, malarum rerum audacia fortitudo vocatur, eo res publica in extremo sita est ” (Cat. 52, 11), già da tempo veramente abbiamo perduto la verità nel nominare le cose: poiché essere prodighi dei beni altrui si chiama liberalità, l’audacia nel male, coraggio, perciò la repubblica è ridotta allo stremo.     Dobbiamo tenere alta la guardia non solo nei confronti del corona virus. I veleni sono tanti.
   NOTA A MARGINE: – Un altro esempio di tranvalutazione lessicale: la locuzione smart working capovolge la realtà effettuale. Nessun lavoro praticato nella vicinanza sociale, nello scambio delle idee, magari anche degli affetti, e nella solidarietà, è pesante, lento e faticoso come quello che si fa ritirati e chiusi sempre in casa come anacoreti. Questo, che può essere una scappatoia durante le catastrofi, viene presentato con i modi tipici della falsità pubblicitaria per isolarci, gratificarci sempre meno e trattarci sempre peggio.
Mi manca molto il pubblico presente e vivo delle mie conferenze.

4) – Giulio Gallera e Lucia Azzolina dovrebbero dimettersi, 25 maggio 2020.

   L’assessore alla sanità della regione Lombardia ha sentenziato: “Siamo allo 0, 50, cioè per infettarmi servono non una bensì due persone malate nello stesso momento” (“la Repubblica, 24 maggio 2020, p. 10) . Infettarsi in Lombardia dunque è quasi impossibile. Questo assessore è un adsessor gloriosus, un fanfarone e gradasso quasi quanto il miles di Plauto. Tito Boeri e Roberto Perotti nella pagina citata sopra hanno scritto: “L’assessore alla sanità della regione Lombardia deve dimettersi”. Come minimo, aggiungo.
   Per chi non conosce lo spaccone plautino, sentite come lo presenta la meretrix Acroteleutium volendo significare che Pirgopolinice non è confondibile: “Populi odium quidni noverim, magnidicum, cincinnatum,/moechum unguentatum? ” (Miles gloriosus, III, 3), come potrei non conoscere, quell’individuo odioso a tutti, lo spaccone, riccioluto, puttaniere impomatato?
   Non dico che Giulio Gallera sia proprio tale e quale il miles Pirgopolinices, però il magnidicus ci sta. Né vorrei che Gallera alla fine dei conti si sentisse minacciato al pari del soldato il quale nell’ultima parte del dramma prende un sacco di botte e teme addirittura di venire evirato. Giura che non si vendicherà della bastonatura che anzi accetterà come giusta si intestatus non abeo hinc (V), se non mi allontano da qui senza testes, parola che significa testicoli e testimoni.    Viene lascito andare salvis testibus non senza la minaccia del resto che se tornerà cercando, pur invano, di praticare adulterio quale Venerium nepotulum nipotino di Venere, carebis testibus. Ribadisco che non auguro questo a Gallera, tanto più che lui è nipotino di Esculapio o di Ippocrate, non di Venere.

   Per par condicio devo aggiungere che pure la graziosa Lucia Azzolina dovrebbe dimettersi. L’ultima amenità sui ragazzi e gli imbuti mi conferma che la pulzella sarebbe più adatta a fare la scolara delle medie che la ministra della pubblica istruzione.
                                           

Giovanni  Ghiselli

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