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Digressiones… Ma che mai significa?

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Digressiones… Ma che mai significa?

Condizionalità? …Ma che mai significa?

di Sebastiano Amato

L’articolo è un divertissement, un pezzo ironico e scherzoso e perciò scritto in latino (da cui deriva almeno il  50% del lessico inglese), spesso leggero, per stigmatizzare la mania esterofila o la manchevole conoscenza della nostra lingua.  Vuole prendere in giro bonariamente l’utilizzazione del vocabolo condizionalità, uscito agli onori della cronaca per essere usato impropriamente o almeno inutilmente a proposito delle trattative sul famigerato Mes  e su altri strumenti di intervento economico della Comunità europea. Si prende in giro la modesta sensibilità linguistica di chi ha usato il termine. che deriva da condizionale, e si avanza il sospetto che addirittura sia un calco un po’ sgangherato  dall’inglese, in ottemperanza al nostro “subordinazionismo” anglofono, mentre alla base, sia dell’italiano e dell’inglese c’è il latino, cosa che gli inglesi fanno finta di non sapere. Il quale latino, allora, molto meglio si sarebbe prestato, nel caso molto strano che l’italiano non avesse supportato i confusi nostri politici. 

Si passano in rassegna le possibili soluzioni. La più semplice e ovvia sarebbe stata usare “senza condizioni”, non ovviamente nel senso di  “incondizionato”, ma in quello di “libero da obblighi” e tutto sarebbe andato per la sua strada come tutti noi sappiamo. Nel dubbio che l’espressione non rendesse bene l’alto e complesso pensiero di politici e commentatori si poteva ricorrere addirittura al latino, come altre volte è stato fatto ironicamente a Strasburgo e a Bruxelles , ad es. dal nostro Mario Capanna. Si poteva dire sine condicione, nulla condicione direttamente , valendo condicio, come tutti sanno, “patto che contiene un determinato obbligo”. Si esamina poi il termine tecnico condictio “patto fra le parti davanti al magistrato” da usarsi con la congiunzione sine, “sine condictione” oppure “nulla condictione”= senza condizioni. Avremmo fatto bella figura, perché avremmo ricordato agli smemorati amici europei chi siamo e  perché i traduttori avrebbero dovuto subito telefonare alle varie università per farsi spiegare l’arcano.

Si esaminano poi alcuni aggettivi della stessa famiglia ma troppo tecnici e difficili e riferibili a situazioni concettuali giuridiche particolari, tutti orbitanti nella sfera semantica di condicio, che viene da condico = dico in communi, dico insieme, dico condividendo. Si conclude in tono sempre scherzoso che in fondo non si tratta di cosa gravissima, è una specie di sproposito linguistico, ma in fondo non casca il mondo.

Sebastiano Amato     

Digressiones quartae et supremae temporibus Coronaviri bona pace et permissu Georgii Pasquali“Senza condizionalità”. Quidnam sonat?

S.V.V.B.E.E.E.V.

His quadraginta quinquagintave diebus quibus ex principis consilii administrorum Rei Publicae Italicae moderandae decretis remoti atque paene segregati vivimus vitamque magna ex parte domi degimus, ad servanda vitam nostram, ut scriptum videmus, atque nostrorum civium, ex me saepe quaesivi quae sit vis novati modo usitatique vocabuli “condizionalità”, quod videtur ductum esse non ex “condizione”, sed ex “condizionale” (iam latine condicionalis-e)   quae voces, etsi eadem est iis origo, cum haec ab illa manet, et utraque e “condīco”, non idem declarant. Itaque puto hanc quaestionem neque ratione aut disciplina sed simpliciter et pingui- ut aiunt- Minerva, illustrandam litteris latinis vobisque praebendam ut de ea iudicare possitis.  ………… leggi interno

SEGUE TUTTO  IN LATINO CON TRADUZIONE:

DIGRESSIONES di SEBASTIANO AMATO

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