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Il racconto dialogico di Nuzzo Monello in “Rinascenza”

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Il racconto dialogico di Nuzzo Monello in “Rinascenza”

Il racconto dialogico di

Nuzzo Monello in “Rinascenza”

L’Autore si è aggiudicato, per la sezione Letteratura, il primo posto nel  Certamen Internazionale presentato nella Biblioteca Vittorini di Siracusa.

 Nella finzione narrativa Monello

si serve del metodo maieutico di socratica memoria

di Vincenzo Greco 

  Con il racconto “Dialogo sulle meta morfosi dell’essere – Le cattedrali d’occidente”, Nuzzo Monello si è aggiudicato, per la sezione Letteratura, il primo posto nel Certamen Internazionale promosso dalla storica e critica d’arte Melinda Miceli. Un giusto riconoscimento per un ex dirigente scolastico meritevole di molte altre acclamazioni non soltanto per la sua vita legata all’amore per la natura e la famiglia ma anche per le meravigliose sue creazioni scultoree, pittoriche, fotografiche e narrative. Non a caso, or è un anno, a Palazzo Nicolaci è stato osannato in occasione della presentazione del pregevole   volume   “L’Arte   fra   le Mani” riproducente parte  delle sue straordinarie creazioni e giudicato dagli esperti il manifesto della neonata corrente estetica “Progettare la Casualità”.

NUZZO MONELLO: RINASCENZA – Olio, spatola 70×50) – 2019

Un personaggio a tutto campo, poliedrico, residente sull’ameno colle ibleo di Sant’Elia, a metà tra Avola e Noto. Un curriculum, il suo, ricco di successi meritatissimi e certamente destinati a crescere ancora nel tempo. Servendosi del metodo maieutico di socratica memoria, Nuzzo Monello, nella finzione narrativa del racconto premiato, conduce i figli Venerando e Paolo a riflettere sui tanti interrogativi che l’umanità s’è posta da sempre. Il pregio sta nel parallelismo allegorico tra i “mastri” dei muri a secco e i progettisti delle grandi cattedrali. Il tutto condito da criteri interdisciplinari nella consapevolezza della conflittualità tra l’essere parmenideo e il divenire eracliteo ovvero tra l’identità e il cambiamento nell’alternarsi perenne dei corsi e ricorsi vichiani in prospettiva di un salutare approdo dopo l’affanno della ricerca.

Così ha scritto Zena Roncada: «E’ un testo molto bello dal fraseggio complesso e profondo che i francesi definirebbero, alla maniera di Voltaire, un racconto filosofico. Ha l’andamento dialogico delle leopardiane Operette Morali e lo stesso spessore etico. E’ un saggio sulla vita e sulla sua complessità, una vita da edificare attraverso l’universo familiare, ovvero da elevare/educare proprio come si elevano le cattedrali: con il sapere del cuore, delle mani e della mente, Uno splendido saggio di filosofia, storia, religione e architettura insieme in tempi in cui all’amore e all’armonia si sostituiscono lo scontro e la violenza».

Il prof. Nuzzo Monello.

   Essenziale il giudizio di Melinda Miceli: «L’orchestrazione concettuale manifesta attraverso la potenzialità evolutiva incarnata nell’essere umano, una condizione storico-filosofica immanente non predestinata ma dischiusa su un nuovo divenire dove il concetto di metamorfosi sottende la trasformazione e il cambiamento radicale». Il fine escatologico traspare dalla parte finale del racconto: «L’edificazione della Cattedrale è anche e soprattutto l’edificazione spirituale della cattedrale interiore di ogni essere umano che desideri elevarsi. E’ la costruzione del proprio tempio interiore. Questa costruzione non è priva di regole. Così come la costruzione materiale delle cattedrali segue regole ingegneristiche, architettoniche e di gerarchie operative, così anche l’edificazione dello spirito è soggetta a canoni. Ovviamente tali canoni sono immateriali, purtuttavia hanno delle similitudini con le regole dei maestri muratori delle cattedrali».

Vincenzo Greco

NOTA BENE: il  testo è tratto da LA SICILIA di Catania di oggi 10 Marzo 2020 

CHE SI APRE DAL SEGUENTE LINK: La Sicilia 10 marzo 2020 pulito.

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