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“Del Male.Il silenzio di Freud” il recente libro di Armando Faraone.

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“Del Male.Il silenzio di Freud” il recente libro di Armando Faraone.

“Del Male.Il silenzio di Freud”

Il recente libro di A. Faraone presentato da Carmelo Vigna.

L’indagine appassionata di Armando Faraone, che presento molto volentieri al lettore, è una sorta di distillato dell’anima, un tentativo di risposta a una domanda antica: antica per la biografia del nostro Autore (come egli stesso confessa), ma altrettanto antica per la “biografia” dell’umanità intera. È la domanda intorno all’origine del male. La domanda ha affascinato, come si sa, una moltitudine di pensatori di genio. Ma nessuno ne è venuto mai a capo.

La domanda domina già i primi tre capitoli di Genesi. E anche lì non se ne viene certo a capo. Inutile dunque chiedere alle pagine di Armando Faraone ciò che nessuno finora ha messo in chiaro en philosophe o en théologue. In realtà, la cifra ancestrale del male resta – per noi in statu viae – un mistero. Persino dopo la rivelazione di Gesù di Nazareth. Perciò ogni uomo che viene a questo mondo torna ostinatamente a chiedersi, come Armando Faraone: unde malum? Ma un mistero non è mai una sorta di “buco nero”, e basta. Un mistero è un luogo dello spirito dove si intravede pur qualcosa nella penombra. Dove ogni tanto ci si imbatte persino in uno sprazzo di luce. Dove il fascino della ricerca per capire qualcosa di più o di meglio non cessa di provocare l’intelligenza. La quale, come è noto, si interroga poi secondo tante forme. Ad es., i primi tre capitoli di Genesi adottano la forma simbolica, per dire dell’origine del male. Forma (quanto al concetto) solo allusiva, naturalmente, ma non per questo meno efficace nel tracciare una scia di luce.

Un genio come Agostino chiede invece aiuto alla filosofia e alla teologia. E con lui, prima e dopo, una eletta schiera di indagatori. Sino a oggi. Oggi sono cresciute a dismisura le “scienze umane”. Tra queste, soprattutto la psicoanalisi ha dato contributi innovativi intorno all’origine del male. E infatti, soprattutto con questi contributi si cimenta Armando Faraone, prendendo le indagini freudiane a riferimento privilegiato. Egli così ha scelto, volentieri gliene do atto, la strategia migliore, sia perché la psicologia del 10 profondo ha gli strumenti più efficaci tra le teorie psicologiche varie sul mercato, sia perché Freud su questo terreno resta un genio ancora insuperato, nonostante sia passato più di un secolo dalla pubblicazione de L’interpretazione dei sogni.

Ma c’è ancora un’altra ragione che mi induce a sottolineare la bontà della strategia teorica del nostro Autore. Ed è questa: che proprio il confronto con le proposte freudiane rivela al meglio la fragilità della “psicoanalisi” (e mi si lasci aggiungere: di tutte le connesse “scienze umane” e persino di tutti i linguaggi simbolici – arte e letteratura, in particolare), quando si avventura per queste contrade. Cioè quando fa metapsicologia. Con la pretesa – appena appena accennata – di veder finalmente chiaro dove le altre discipline scientifiche han fallito.

Il fatto è che quando la psicoanalisi (e poi anche le scienze umane, il linguaggio simbolico e quant’altro) si installa nello spazio dell’antico tempio (la filosofia in prima istanza, ma subito dopo viene la teologia) con la pretesa di dire finalmente delle “origini” e del nostro destino, la goffaggine delle mosse – nonostante la genialità degli autori – diventa sin troppo evidente a un occhio appena esercitato. Sono infatti tutte mosse prese (quasi sempre malamente) in prestito da precedenti filosofie, ma senza i protocolli critici che la filosofia è in grado di approntare e di gestire. Tanto che i risultati più accreditati (compresi quelli freudiani – o anche quelli lacaniani, per andare ai nostri giorni) appaiono travestimenti più o meno riusciti di cose filosofiche orecchiate con l’ingenuità dell’in competenza e serviti con la prosopopea di chi è in grado di dire una volta per tutte come le cose stanno.

Il libro di Armando Faraone mi par che provi – con molta discrezione – a mettere in guardia il lettore da questi “travestimenti” e a ricordare come la filosofia e la teologia siano i luoghi teorici – ancora i più raffinati – per illuminare un poco il mistero del male. Un mistero “creaturale”, s’intende, non un mistero “divino”, ma pur sempre un mistero su cui val la pena fare un po’ di ordine, anche solo per evitare di esserne risucchiati. Giacché dagli Inferi nessuno di noi può tornare indietro. Può solo essere riportato indietro da Qualcuno.

Carmelo Vigna

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