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“Centina”: Poesie Notigiane del Novecento di Corrado Papa.

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“Centina”: Poesie Notigiane del Novecento di Corrado Papa.

Il Direttore di questo giornale, prof. Biagio Iacono, ha dato alle stampe,

in  Edizione Speciale Anteprima per la sua Sicula Editrice-Netum,  il  bel volume

 del Pittore netino M° CORRADO PAPA dal titolo

C E N T I N A, Poesie Notigiane del Novecento”  

da cui pubblichiamo la Prefazione del netino dott. ROBERTO ALFONSO,

Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Milano, e del Direttore

l’Introduzione a ” La Poesia di Corrado Papa in Centina ”, avvertendo

che il libro è  riservato a nostri Amici e Lettori nella classica forma ad personam,

 pro Se et suis Amicis richiedendolo e/o prenotandolo

telefonicamente a: 0931/838678 – 3382352940. 

CENTINA cop.image

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  P R E F A Z I O N E  di  Roberto Alfonso

Non credo di essere la persona più adatta a scrivere la prefazione di una raccolta di poesie né a commentarle. So però apprezzarle e spero che ciò  possa essermi d’aiuto nel compito affidatomi. Comunque, ci provo, limitandomi a riportare le mie sensazioni, che poi sono quelle di un lettore comune. Raccontandola tutta, lo faccio perché me lo ha chiesto l’autore delle poesie facendo affidamento sull’amicizia che ci lega ormai da quarant’anni, e per la stessa ragione ho accettato di farlo. Non so se solo l’amicizia possa bastare. Noi, ossia io e l’autore, pensiamo di sì.

UNUCI 013Ho letto le poesie e le ho trovate molto belle. Ognuna di esse coglie nel segno: suscita un pensiero o un sentimento; induce un ricordo; richiama un’immagine; fa tornare alla mente un paesaggio, un fatto, un episodio di tanti anni fa;  descrive personaggi reali o immaginari ma sempre universali per i valori o per i difetti che essi rappresentano. Alcune di queste poesie descrivono, con il dialetto popolare dei quartieri e con tanta ironia, scene di vita siciliana, a volte allegra e gioiosa, a volte mesta e triste.

Le poesie sono scritte tutte in dialetto, un dialetto molto “stretto” e a volte antico però sempre autentico, cioè con parole vere che esistono e che vengono ancora usate  o con parole che  sono sicuramente esistite ma ora in disuso, perché i più giovani non le usano più. Anzi, molti giovani non usano più neppure il dialetto, con la conseguenza che possa disperdersi un patrimonio inestimabile di cultura e di civiltà di un popolo e di una terra.

Una raccolta di poesie in dialetto assolve, perciò, anche alla funzione di salvaguardare questo patrimonio custodendo in uno scrigno ogni accento, ogni suono, le parole intrecciate fra loro, il loro significato, i modi di dire, i nomi e i soprannomi, meglio le “ngiurie”. Il dialetto siciliano che utilizza Corrado Papa non è un dialetto  “inventato”, esso non è costruito appositamente per una operazione letteraria ma è quello vivo e parlato; leggendo le poesie di Corrado si recupera infatti un dialetto vero e autentico.

A qualcuno che ha già letto le poesie, trovandole deliziose, ho dovuto spiegare il significato di un termine, vero ma ormai in disuso, da lui non conosciuto: “u lieri”. Ho spiegato che con quel termine si indica il canone di locazione.

C. Papa: - Primavera in Giapponbe -

C. Papa: – Primavera in Giappone –

Leggendo la poesia “Ron Cocò” ci si rende conto della verosimiglianza di questo personaggio. Quanti Ron Cocò abbiamo incontrato nelle nostra vita. Egli è l’ammaliatore: “..vinnjia stori ri principi, ri principissi e re, ri maghi, ri ciaravuli e ddi socchiè ddarè”; è maestro con le parole:“…Spirannu di cumminciri parrava”;  che con le sue storie fantastiche  fa ridere e fa piangere:” Ma era bellu crirriri e stori i Ron Cocò, ca ni facia arririri ma certi voti no”.

Anche la poesia “Palli, palluna e so ‘ccillenza” ci riporta ai nostri giorni e alle false promesse dei politici che per fortuna non incantano più le persone. Anche questa è una storia senza tempo perché da sempre la politica si nutre di false promesse, “ i palluna di so ‘ccillenza”: paisani i stu paisi, iu vi fazzu tutti cosi: ponti, puortu, ‘n casinò, e travagghiu a cu ni vò,….‘Sta matrici ca ni ‘ncanta, tutta nova i sana pianta, e pa squatra, non si sa suddu a ‘ssiri i seria A.”. Ricordo che quando ero ragazzo, un candidato al Senato della Repubblica nel Collegio di Noto promise alla popolazione che se fosse stato eletto avrebbe fatto costruire un aeroporto alla “piana”. E la storia non è cambiata, ad ogni elezione, anche ora, ogni candidato non riesce a sottrarsi alla tentazione di fare ricorso a “palli e palluna”. La poesia “Nuotu” ci fa ricordare come, per quanto tempo, passeggiando alla “Villa” o al “Corso”, lamentandoci del declino della città, esattamente com’è descritto nella poesia, una volta ci si esaltava per il prestigioso passato e una    volta ci si deprimeva  per la mancanza d’unfuturo: “ Ma u tiempu ri na vota s’accapau. Ti vuoiu beni Nuotu. Ma si persu…”. Per fortuna, in questo momento, “Nuotu” con la recuperata bellezza delle sue facciate ci riempie d’orgoglio. Mentre, la lettura di “Natali” ci procura  dolcezza e tenerezza per la premura di un uomo verso la propria donna che sta per donargli un figlio e gli sussurra: “Peppi, iu nun puozzu stari, nun lu sacciu, fuorsi è ura,  truoppu forti su’ i rulura,… ci si tu ca m’accarizzi, ci si tu, Pippinu miu, e c’è sempre a manu i Diu…”.

IMG_0005“Nzuzzu”, per chiarirlo ai più giovani, è il vezzeggiativo di Vincenzo, e “Mpa Nzuzzu”  significa “Compare Vincenzuzzu”. “U Cavalieri” rappresenta una  persona alla quale il “titolo” non è attribuito dall’Autorità legittimata a farlo, ma le viene attribuito, come accade nei piccoli centri siciliani, ironicamente dalla gente con falsa deferenza e finto rispetto.  La descrizione dei due personaggi si coglie in pochi versi che li  dipingono con tratto chiaro e netto: U Cavalieri <<…nto passatu avia ‘n futuro….parrava ‘ncrisi, nordico e latinu. Sturiava u mari, i stiddi, i funci e puru comu natunnu i rarunci ma sempre pi ‘ntaccari a coccarunu.>>; Mpa Nzuzzu <<…lingua i pezza era ‘ncristianu, filosufu i taverna e ddi vanedda, ca sempri si pricciava la murudda com’ava ddiri i cosi in italianu>>. La conversazione  fra i due  verte, in conclusione, sulla  richiesta di Mpa Nzuzzu al Cavaliere di pagargli il canone di locazione (u lieri, appunto) ma è connotata tutta da ironia e da buon senso popolare.

Merita, infine, una sottolineatura l’accezione positiva attribuita, nella omonima poesia, al termine “A majaria” per descrivere la dichiarazione d’amore che un marito rivolge alla propria moglie: <<…ca tu, pi stari sempri o cantu i mia, ca mi vuoi beni piezzu i malanova, ci ha fattu fari o specciu a majaria……cancella a facci mia e tu cumpari.>>. Fin qui, abbiamo voluto semplicemente cogliere qualche spunto per stimolare la curiosità del lettore al quale vogliamo lasciare per intero il gusto e  il piacere della lettura.

Un’ultima notazione va riservata al titolo della raccolta: “Centina”. Non conosco la ragione della scelta, posso solo immaginarla. Il titolo della raccolta pare essere un omaggio a un’altra più famosa raccolta di poesie siciliane, scritte da Nino Martoglio: “Centona”, ossia una grande confusione di voci.

  Roma, 18 Luglio 2016                       Roberto Alfonso       

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PREMESSA dell’EDITORE

LA POESIA DI CORRADO PAPA IN CENTINA

Un corpus vernacolare notigiano del primo Novecento.

di  Biagio Iacono

   Il titolo di questo libro è Centina, con cui Corrado Papa1 rende omaggio a Nino Martoglio, il poeta di Centona2e nasce da parte mia allo scopo di non far disperdere un singolare patrimonio di lingua, costumi e tradizioni della nostra Noto nel primo Novecento quando il vernacolo, nella poetica pascoliana delle “piccole cose”, era espressione dei sentimenti “cantati” con storie fantastiche, nate o tramandate fra il “primitivo” e l’odierno Popolo Notigiano in Val di Noto.

Senza emulazione o soggezione nei riguardi d’alcuno, Corrado Papa fra noi si configura da tempo come una personalità dalle poliedriche “facce” non agevolmente definibili, ed ora con Centina ci affida versi che ne svelano un “volto…altro”- sinora inedito – del suo mondo interiore, ove la nostalgica ironia per quei ceti popolari del tempo antico – urbano o contadino, di ieri e di sempre – costituisce una sua base di partenza per scrivere non alla lettera ma nella “lingua madre” dei suoi Genitori, i quali col vernacolo del secolo scorso gli trasmisero l’Amore a Noto che lui rinnova come fosse un unicum  da vero e proprio “corpus” poetico3.
Cop Papa pittore

Databili stilisticamente in quell’ampio solco dei tanti Poeti Notigiani del  primo Novecento4, questi versi invece sono stati scritti nell’ultimo trentennio e, a prima vista, nulla di nuovo sembrerebbero significare o voler dire se fossero letti frammentariamente o se, per giunta, non venissero “ri-collocati” criticamente nell’alveo dell’antichissimo genere favolistico-moralistico che, dai contenuti ironico-satirici di Esopo e Fedro giunge al Sei/Settecento francese, all’Otto/Novecento italiano e, via via, ai nostri giorni.

Questo perché – dall’antichità ad oggi – la poetica che ogni Artista persegue in qualunque genere letterario è sempre la stessa: lanciare e lasciare un messaggio socio-culturale con gli strumenti più aderenti alla propria sensibilità, nell’intento più o meno scoperto – specie in poesia – di “dire il vero sorridendo” come nel mondo latino di Orazio (Ridendo dicere verum) oppure di satireggiare ironicamente su vizi e difetti degli uomini, come nelle celebri favole di Jean de La Fontaine o nel motto Castigat ridendo mores di Jean de Santeuil (XVII sec.).

Lo stesso dicasi per Corrado Papa, il cui dantesco “studio e grande amore” gli ha fatto conoscere ed “assorbire” in succum et sanguinem quasi tutti gli Autori più o meno illustri di quell’interminabile filone: pertanto, nessuna meraviglia se la poesia di Centina sembra quasi tutta permeata dalla stessa ironia di quel “moralismo” satireggiante per cui – fatti i necessari distinguo di tempo, di luogo, d’azione e d’intenzioni – in molte pagine ai Lettori sarà facile scoprire l’influenza sul nostro Autore sia dei poeti classici che dei contemporanei.

Fra i quali, evidenti balzano in primis le sue appassionate letture dei Canti popolari di Noto(1875) di Corrado Avolio5, della Centona di Nino Martoglio in particolare, di Giuseppe Gioacchino Belli che espresse in vernacolo romanesco la voce del popolo di Roma, e di Trilussa che diede dignità letteraria al dialetto romanesco: per non dire dell’apporto in Centina di tutta una miriade di Poeti che Corrado Papa conosce nelle loro varie “lingue parlate” del Dialetto Siciliano.

IMG_0102   Ecco perché ritengo che questo libro avrebbe dovuto “nascere” nei nostri anni Cinquanta o Sessanta e perché non si può sottacere la sua importanza, anche se si fosse trattato d’un vecchio manoscritto tardivamente dato alla luce: in ogni caso, bene ha fatto il Nostro ad affidarmi l’ingrato dolcissimo peso di curare e pubblicare questo suo corpus vernacolare notigiano che sarà annoverato, a pieno titolo, fra i nostri più significativi testi poetici.

Un giorno, infatti, chi dovrà illustrare alle nuove generazioni la parabola discendente  del  declino   e/o  della totale scomparsa del  nostro vernacolo negli studi del Dialetto Siciliano o delle Tradizioni Popolari in Sicilia, partendo da quelli di Corrado Avolioe ponendo mente a quelli di Giuseppe Pitré, Salvatore Salomone Marino, Lionardo Vigo ed altri, non si potranno ignorare in Val di Noto i versi notigiani di Vincenzo Coffa, Francesco Lombardo, Gaetano Passarello, Mario Rossitto, Corrado Marescalco, Benito Marziano, Enzo Accarpio  ed ora di Corrado Papa,  per citare i più vicini6.

Non sembri, dunque, un vezzo stilistico, il mio, se ricorro alla classica distinzione, qui evidenziata in corsivo, tra vernacolo e dialetto, limitandomi al fior fiore del “contesto notigiano”. La nostalgica e/o ironica bellezza espressiva dei versi di Corrado Papa, pertanto, appare “primitiva” nella loro nuda ma immediata semplicità, a tratti tipica dell’Art-naive” mai da lui dimenticata: per la qual cosa, non è azzardato considerare Centina un’antica “ri-trovata novità” sì ma…fuori tempo massimo, visto che la decadenza mortale del nostro vernacolo – da me testimoniata nelle poesie de La Carcarazzata (1972) di Gaetano Passarello – è già un’agonia lunghissima e di fatto inarrestabile7!

Nulla avendo sinora dato alle stampe delle sue poesie, da cui pubblico una selezione, Corrado Papa è conosciuto più come validissimo Pittore che come Poeta: le mie foto di suoi quadri, qui casualmente scelti,  segnano quegli “spazi vuoti” che fanno solo “parlare” le immagini. Poesia e Pittura in lui coesistono quale sintesi d’una personalità tanto complessa quanto riservata e persino pudica. Messi ora in pubblica “mostra”, i suoi pensieri ed i suoi sentimenti somigliano troppo ai nostri perché, anche in Centina, egli li sa cogliere e molto ben egregiamente esprimere o…maneggiare: non importa che usi penna o pennello! 

C. Papa: - Duello fra Ettore ed Achille -

C. Papa: – Duello fra Ettore ed Achille –

    Per questo, nessuno – parlando o scrivendo di lui – ha mai “de-finito” in stretti confini l’Arte del Nostro, quasi fosse Artista di…una sola Musa!   Ebbene, anch’io non saprei “de-finire” il vastissimo campo espressivo di questo straordinario testimone del nostro tempo, sacerdote silenzioso e discreto di molteplici “Muse” perché le sue tante “facce” rendono impossibile una di lui “de-finizione” nel suo “porsi” come Pittore, Poeta, Scrittore, Attore, RegistaNarratore e – perché no? – di raffinato Presentatore o meglio – absit iniuria verbis – di divertentissimo Affabulatore che anche oggi ammiriamo con lo stesso sorriso del nostro primo incontro con lui8.

Ai Lettori di Sicilia, in particolare, sia affidata Centina con questa mia Premessa che, non interferendo nell’analisi stilistico-testuale delle sue poesie, non significa minimizzarne il valore perché esse sono tutte godibilissime nella loro immediata intuizione espressiva, e perché sono profondamente convinto che, in qualunque forma Corrado Papa “ci…parli” – a colori da Pittore od a parole da Poeta – la sua sarà sempre Poesia: ma di quella davvero con la P maiuscola!

            

Noto-Zisola, 27 Maggio 2016                     Biagio Iacono

 NOTE :________________

(1)  – Corrado Papa è nato a Noto nel 1938. Egli suol dire spesso che “…da sempre dipinge senza mai chiedersi perché.” Delle sue Mostre Personali di Pittura ricordo quella del Gennaio 2003, presentata a Noto da Vittorio Sgarbi in Palazzo Nicolaci dei Principi di Villadorata. Da  giovanissimo si è imposto spaziando in diversissime attività artistiche sia come promotore d’innumerevoli iniziative culturali in senso lato, sia come valente pittore e docente di pittura, scultore, attore, regista, narratore, presidente di cooperative teatrali, nonché poeta in lingua ed in vernacolo notigiano. Papa quotidianamente dipinge come gli detta il cuore o l’estro e non appartiene a nessuna “scuola”: tuttavia, insigni Studiosi han dato lusinghieri giudizi sulle sue opere, che inquadrano nel cosiddetto Neo-Impressionismo anche…a dispetto dello stesso Artista.IMG_0051

(2) – Della Centona di N. Martoglio ricordo solo le edizioni dell’Editore Niccolò Giannotta di Catania dal 1907 al 1948, dell’Editrice D’Anna di Messina (1965) e di Brancato Editore in Catania (2001).

(3) – E che trattasi d’uno straordinario corpus di poesie lo attesta il “folle volo”  da me intrapreso quando – nel raccoglierle con l’ironico titolo Centina, dettatomi da Papa – ho ritenuto mio dovere  ”recuperarle” e tramandarle, dopo averle per mesi e mesi amorosamente trascritte, curate, ed ora…per giunta stampate!

(4) – Sui Poeti Notigiani del primo Novecento, non è qui possibile neppure elencarli sommariamente perché ne tralascerei a decine più o meno validi: ad altri tal arduo compito!

(5) – Di Corrado Avolio si vedano almeno i Canti Popolari di Noto (Zammitt, Noto, 1875), la Introduzione allo studio del dialetto siciliano (Zammitt, Noto, 1882) ed il Saggio di toponomastica siciliana (1899), ristampato da Enzo Papa per le Edizioni dell’Ariete di Siracusa nel 1988 con l’Introduzione di Sebastiano Burgaretta.

IMG_0022(6) – A solo titolo indicativo del “solco” in cui Centina s’inquadra, al di là di Corrado Papa, ricordo i seguenti sette Poeti netini, alle cui opere in vernacolo notigiano o dialetto siciliano  rimando i Lettori:

a)- di Vincenzo Coffa, fratello della poetessa Mariannina, vedi Lu lamientu de lu Pitturi-Suonnu di Mastru Tarlinu (1899) nella  mia Rivista Netum, del Febbraio 1976 a pag. 24 e del Marzo/Aprile 1976 a pag. 24;

      b)- di Francesco Lombardo (Noto,1883-1977) vedi il mio “Ricordo…” in Rivista Netum dell’Aprile/Maggio 1977 alle pagg.14-15, ma soprattutto: Ciuriddi r’amuri-sunetti nuticiani (Zammitt, Noto, 1905), Addiu…versi siciliani (Ed. Solli, Palermo, 1939) e Munnu, peni e gioi miei, 4° vol. di Rime in prigione (Tipografia dell’Autore, Noto 1952);

    c)- dell’amplissima produzione di Gaetano Passarello (Noto, 1907-1987) ricordo qui solo i versi in tardo-dialetto notigiano de La Carcarazzata  da me pubblicati per la mia Sicula Editrice nel 1972;

     d)- di Mario Rossitto, classe 1936, si veda Nunn’è di nuddu a Terra, a cura di  Nuzzo Monello (Ed. Il Carretto, Noto, 1990);

    e)- di Corrado Marescalco si  legga e studi attentamente il magnifico volume Surruschi, liriche e strambotti in vernacolo netino (Ed. Pro-Noto, Noto, 2000);

     f) – di Benito Marziano si legga Sisifu di Francesco Urso Editore, Avola, 2007;
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g) – del mio compianto amico prof. Enzo Accarpio (Noto,1943-Sr,2012) si studi  L’Altra Poesia, Canti popolari dell’Agro Netino, una straordinaria opera non abbastanza diffusa del 2009, a cura di Enzo Papa per l’Editore Bonanno di Acireale-Roma.

(7) – Tanto è vero che, segnalandone la nascita sulla quarta di copertina della mia Rivista Netum nell’Ottobre 1975, scrissi: “ Se storia, un giorno, si farà sul tramonto di un’epoca, La Carcarazzata è già un indice prezioso per gli studiosi della poesia dialettale siciliana.”

(8) – Vedi in Rivista Netum, Dicembre 1983, pagg. 36-37, il mio articolo “Paparino: una felice stagione teatrale”– ove scrissi: “ Un grande Amore per il teatro ha nutrito, da sempre, l’Arte di Corrado Papa attore, regista e presidente della Cooperativa teatrale “Gruppo di prova” che nel Teatro Comunale di Noto ha rappresentato con vivo successo “Paparino”, la commedia brillante di Dino Falconi.”

 

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