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Noto: Attività culturali della Sezione Unuci.

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  ATTIVITA’ CULTURALI DELLA SEZIONE UNUCI DI NOTO:

A Noto, Venerdì 15 maggio 2015,  nel refettorio dell’ex-Convento dei Cappuccini , oggi al Pantheon e sede dell’UNI-TRE, la Sezione UNUCI-NOTO ha presentato l’opera poetica della Prof. Ignazia Iemmolo Portelli grazie alla bella conferenza del Socio prof. Corrado Calvo, di cui riportiamo una sintesi della Relazione. Su questa Poetessa abbiamo già pubblicato un’approfondita analisi, dal titolo “Leggendo CIURI  RI  FICUPALA “, di Domenico Pisana il 29 Gennaio u.s. (vedi qui in Archivio)

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LA POETICA DI IGNAZIA IEMMOLO PORTELLI

di  Corrado Calvo

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Ignazia Iemmolo Portelli è un’apprezzata e prolifica autrice di versi e di prosa, una encomiabile studiosa delle nostre tradizioni, una figura instancabile di intellettuale impegnata nella diffusione della cultura e nel sociale. Per questo è difficile da definire con una sola accezione.

In una sua poesia lei stessa si paragona alla ficupala, prelibatezza dolce e profumata della nostra terra che si ripara dietro uno scudo di spine: “‘n fruttu” che “ca vo siri rispittatu / se tu u pigghi a comu veni veni / Maneri forti e cu fari arragghiatu / ti pungi i ita e ti lassa ‘nte peni. / Ma se ci vai cche buoni maneri / si rapi e prestu t’ammuscia u cori… aruci e profumatu!” A ficupala è il simbolo e la bandiera della nostra Sicilia e non c’è immagine migliore che la poetessa potesse trovare per rispecchiare il suo carattere e la sua straordinaria indole. Lo dico a ben ragione, avendola conosciuta e frequentata per un bel po’.

La poetessa Ignazia Iemmolo Portelli

La poetessa Ignazia Iemmolo Portelli

Una lunga, trentennale amicizia mi lega a Ignazia Iemmolo Portelli che conobbi quando nel lontano 1985, all’uscita del suo primo libro di poesie “Sospiri”, andai ad intervistarla per il Corriere Elorino, storico quindicinale rosolinese, per il quale all’epoca mi occupavo della terza pagina. Le sue poesie già allora suscitavano il mio interesse e mi intrigavano sulla loro autrice. E’ stata un’amicizia che è andata consolidandosi nel tempo, tanto che ci ha visto procedere vicini e paralleli nello studio, nell’impegno, nella creatività e nelle iniziative culturali intraprese. Con lei ho condiviso i momenti più importanti che hanno battezzato le sue opere, in particolare “Culura e profuma ra Sicilia” per cui ho curato le note di copertina, così come l’introduzione a “Cose ri casa nostra. Detti e motti di Rosolini”, monumentale e fondamentale ricerca per la storia delle nostre tradizioni.

Questo pomeriggio è qui in veste di autrice di poesie e cercheremo assieme di conoscere e apprezzare il suo universo poetico. Però sbaglieremmo di sicuro a voler confinare la Iemmolo Portelli nella sigla esclusiva di poetessa: i suoi stessi versi infatti ci smentirebbero subito, perché lasciano intravedere la studiosa delle tradizioni, l’archeologa della memoria, la storica del territorio, le figure care alla memoria collettiva che fanno capolino da dietro i versi eleganti e precisi sia essi in lingua italiana che in vernacolo. La lingua siciliana che Ignazia Iemmolo Portelli utilizza non è il palermitano o il catanese a noi estranei, ma per sua convinta scelta  è la parlata rosolinese, di cui coglie magistralmente accenti e sfumature. Scelta felice questa, perché dà immediatezza e spontaneità alla comunicazione, ricchezza e originalità alle immagini, rifuggendo artificiose commistioni e rievocando suoni e fonetica a noi familiari. Questo pregio è esaltato nella prosa, come avviene nella raccolta di racconti “Fatti curnutu, ca a pacienza ti veni. Cunti rosolinesi”. Ma delle sue opere e dei tantissimi e prestigiosi riconoscimenti ottenuti, più tardi ci leggerà una brevissima scheda la nostra Santina Borgese, che avete conosciuto nella letture delle due prime poesie, che hanno fatto da antipasto al nostro incontro.

ciuri ri ficupala di Ignazia IemmoloLa poesia di I. I. P. rispecchia il carattere, gli interessi e i sentimenti dell’autrice, la quale ci coinvolge con la memoria di un passato che va scomparendo con la morte dei suoi ultimi testimoni, ritrae il nostro territorio, i lavori, gli usi, i valori di vita dei suoi abitanti, trasuda soprattutto dell’amore speciale che lega Ignazia ai suoi cari (la figlia, la nipote, il marito, i genitori, le nonne), sentimento che con dolcezza e misura fa rivivere sulla pagina, regalandoci emozioni profonde e irresistibili. I nuclei poetici intorno a cui si snoda il suo universo poetico sono, dunque, quelli della famiglia, dei suoi affetti e dei valori dell’ethos che essa sottende, a cui si saldano con sincera naturalezza come un corollario i temi forti dell’amicizia, dell’amore solidale e dell’attenzione verso l’umanità e i più sfortunati in primo luogo.

Quando si parla di famiglia, si parla di focolare domestico, e l’accezione non può non riportare tout court al “nido” pascoliano, di cui la Nostra in gran misura condivide aspetti e sinergie. Ma nei suoi versi, più che essere un limite, il rifugio che preserva dai mali del mondo esterno com’era per l’autore dei “Canti di Castelvecchio”, è soprattutto una miniera di risorse affettive, un campo aperto d’amore solidale a cui attingere e fare dono all’altro, un modo di condividere la propria felicità e i legami veri che la famiglia ispira. Dagli studiosi il nido è stato visto come il tentativo di recuperare l’età dell’oro, ovvero dell’infanzia, dell’unico tempo sereno a cui vale riandare, e di conseguenza come rifiuto dell’età adulta; invece la nostra poetessa vi si tuffa come in un rassicurante e caldo liquido amniotico della memoria per trarne sereno e appagante sostanziamento.

I Protagonisti della bella serata.
I Protagonisti della bella serata.

E’ il frutto maturo dell’equilibrio raggiunto, in forza dell’età, degli studi, della ricca esperienza di vita, dell’alto senso valoriale che attribuisce alle piccole cose della quotidianità, al mondo, alle persone, alla famiglia. La sua famiglia, con i suoi componenti, irrompe nei versi rivelandoli saldamente legati in una fila verticale e indissolubile che dal passato arriva all’oggi: a cominciare dalle “nanne” Carmela e Maruzza, per giungere al padre severo e arcigno, alla figlia tirata su tanto amorevolmente, alla nipote”ancilicciu mariuolu”, al marito a cui nella vita s’appoggia trovando e dando amore. Non è, questa, una famiglia che si rinserra nelle fortificazioni della monade pascoliana, ma un albero che dispiega i rami e lambisce tutti noi che stiamo fuori, ma dalla cui serenità e felicità e complessità non siamo tagliati fuori.

Che la nostra poetessa guardi agli altri e al mondo, lo testimonia l’inalienabile senso civico ed etico, che da suoi versi promana e che lungi dall’essere didascalico o saccente, riveste e sostanzia le liriche, rendendole immediate come messaggio positivo e nobile, e care e familiari al nostro sentire. Infatti narrazione, lirismo e descrizione trovano giusta e consapevole misura proiettandoci in un universo di emozioni e sentimenti che sempre più sentiamo come nostri. In poche parole: all’equilibrio sostanziale, cui abbiamo largamente accennato, corrisponde un altrettanto maturo e consapevole equilibrio formale. Né tentenna o si riduce quando confessioni, tenere confidenze autobiografiche permettono alla poetessa di svelare se stessa e la sua vita, i valori che propugna, i sentimenti che alimentano la sua anima. E’ come se dicesse: io sono quello che rievoco, quello che faccio rivivere davanti a voi. Io sono Ignazia Iemmolo Portelli “a ficupala” dal cuore “comu nu gelatu morbidu, lisciu, aruci e profumatu!

Corrado Calvo

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                              LE FOTO  SONO  DI  ALESSSANDRA BRAFA CHE VIVAMENTE RINGRAZIAMO

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