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Dislessia: Soluzioni postmoderne di problemi antichi.

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Dislessia: Soluzioni postmoderne di problemi antichi.

DISLESSIA: SOLUZIONI  POSTMODERNE  DI PROBLEMI  ANTICHI.

                            Soggetti con disturbi specifici di apprendimento

 I problemi dei ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento a scuola sono antichi, ma esistono anche oggi. Un tempo però venivano attribuiti esclusivamente allo scarso impegno del ragazzo nei confronti dello studio .Oggi invece ci si è resi conto che, a volte ,lo scarso rendimento a scuola non è da imputarsi alla mancanza di volontà del ragazzo  ma ad un problema neurobiologico , un disturbo che non pregiudica l’intelligenza del discente  ma che dipende dalla particolare morfologia del cervello individuale. Tale disturbo è chiamato dislessia ed è un disturbo, ormai riconosciuto e classificato, tra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).  La sua specifica manifestazione consiste nella difficoltà che hanno I soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce e a scrivere alcune parole in modo ordinato e completo. Diversamente da come una volta si credeva ,tali difficoltà, nei soggetti dislessici, non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive , a mancanza di istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali. Quindi la dislessia non è un problema mentale ma legato alla ereditarietà genetica e alla particolare morfologia del cervello individuale.

Scolari 2L’International Dyslexia  Association  ha approvato la definizione: “la dislessia è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica”. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit funzionale nella componente fonologica del linguaggio  che è spesso inatteso in rapporto alle altre abilità cognitive, alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica.  I problemi di comprensione nella lettura e  di una secondaria ridotta pratica nella lettura possono arrivare ad impedire una crescita del vocabolario parlato  e della conoscenza in generale.

Non esiste una generale modalità in cui si può presentare universalmente la dislessia; le modalità sono relative e differiscono da soggetto a soggetto. Esistono però caratteristiche comuni in rapporto con la capacità soggettiva di decodifica della singola parola o del testo scritto, anche se queste possono essere presenti solo in parte. Tra le più comuni relative alla scarsa discriminazione di ciascuna lettera dell’alfabeto, il soggetto mostra delle difficoltà nel discriminare lettere simili, ma orientate diversamente. Ad esempio : confonde la “p” e la “b”, la la “d” e la “q”, la “u” e la “n” , la “a” e la “e”, La “b” e la “d” ,ecc. Confonde anche le lettere che differiscono per piccoli particolari, ad esempio :la “m” con la “n2, la “c” con la “e” .Un ostacolo alla lettura può provenire anche dall’incertezza percettiva nel distinguere i grafemi , in fonemi sordi e sonori. Le coppie di fonemi simili sono: F-V, P-B, C-G, S sorda – S sonora. Altre difficoltà riguardano la decodifica sequenziale con salti di parole e salti da un rigo all’altro.

Una delle possibili difficoltà sulla scrittura è la difficoltà di copiatura alla lavagna a causa della lenta e scorretta decodifica. Avendo delle difficoltà nel leggere e nel decodificare la sua scrittura il soggetto dislessico può incontrare delle difficoltà nel decodificare subito la scrittura di un’altra persona . Il soggetto dislessico può presentare alcune difficoltà in matematica avendo degli impedimenti logico-aritmetici nella risoluzione immediata di semplici problemi  che gli altri alunni risolvono con velocità. Il suo apprendimento risulta più lungo della norma.

Prima della fine del terzo anno o del quarto della scuola primaria non è possibile fare una diagnosi certa del disturbo dell’apprendimento sofferto dal soggetto dislessico. Quando si completa in un certo senso il ciclo d’istruzione formale in rapporto al codice scritto e si nota una riduzione significativa della elevata variabilità individuale nei tempi di acquisizione della lettura , allora in ambito scolastico può con una certa attendibilità essere elaborata una eventuale diagnosi.  Di solito a causa della diffusa scarsa sensibilità al problema, il riconoscimento  di tale sindrome avviene al passaggio alla scuola secondaria di primo grado o addirittura nelle classi successive.

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Intervenire subito è importante  perché un ritardo in tal senso, considerato che il periodo sensibile dell’età evolutiva è superato, potrebbe  rendere il lavoro di rieducazione poco efficace o risultare a volte inutile. Risulta perciò necessario individuare il più presto  possibile il disturbo specifico di apprendimento (D.S.A.).  Purtroppo ancora oggi , nonostante gli studi e i riconoscimenti ufficiali a carattere internazionale e le leggi,  i decreti  e i regolamenti in materia emanati a carattere nazionale, in Italia Il problema non è stato affrontato diffusamente e con determinazione né dalla scuola né dalle famiglie. Sono ancora moltissimi gli insegnanti e i genitori che sconoscono tale sindrome e per ciò non viene preso in considerazione l’enorme disagio psicosociale vissuto che vivono i soggetti dislessici.

La legge dell’ 8 ottobre 2010 n.170 e il decreto n.5669 del 12 luglio 211hanno esposto le nuove norme in materia dei disturbi specifici di apprendimento e integrato le “ Linee per il diritto allo studio degli alunni  e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento “ . Tra l’altro l’art. 10 per la valutazione degli alunni con D.S.A. , afferma:  1) “Per gli alunni con difficoltà specifiche di apprendimento, adeguatamente certificate , la valutazione e la verifica degli apprendimenti comprese quelle effettuate in sede di esame conclusivo dei cicli, devono tener conto delle specifiche situazioni soggettive degli alunni ; a tali fini , nello svolgimento dell’ attività didattica e delle prove di esame sono stati adottati nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, gli strumenti metodologici e didattici compensativi e dispensativi più idonei.  2) Nel diploma finale rilasciato al termine degli esami non viene fatta menzione delle modalità di svolgimento e della differenziazione delle prove “ . Il Piano Nazionale Linee Guida oltre alla raccomandazione propone vie-guida da seguire: sono esse le sole che possono permettere l’instaurazione di una relazione reciproca tra gli insegnanti, gli alunni e i genitori.Scolari 1 Tutto un lungo discorso a parte meritano i superficiali giudizi che ancora qualcuno esprime sui soggetti dislessici se si considera che hanno sofferto tale disturbo di apprendimento di natura genetica e non volontaria persone che nonostante il disagio si sono affermate in vari settori della vita sociale tra i quali : Leonardo da Vinci, Isaac Newton, Galileo Galilei, Ernest  Einstein, Hans Cristian Andersen, Gustave Flaubert, George Washington, Napoleone, Winston  Churchill, John Kennedy, Pablo Picasso, Walt Disney, e tante altre ancora.

Concludendo, è bene tenere presente che per intervenire in modo adeguato ed efficace, al fine di aiutare i soggetti dislessici, occorre seguire percorsi terapeutici personalizzati. Essi devono essere in relazione con le caratteristiche psicologiche del soggetto, con gli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrate , con i tempi di attenzione, con i livelli motivazionali e le ideazioni individuali. Non c’è bisogno di insegnanti di sostegno perché non si tratta di  alunni disabili, ma gli stessi docenti a cui sono affidate le varie classi, nel corso degli studi dovrebbero essere informati anche su tale problema e sapere come procedere nella spiegazione delle varie  discipline scolastiche per fare in modo che il diritto allo studio, che è di tutti, sia veramente e praticamente fruibile da tutti gli alunni.

Noto, 27 Ottobre 2014                                                                                    Maxi  Davide

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